Huge head of Soviet dictator Joseph Stalin- Foto: iStock/wrangel

STALIN È ANCORA VIVO IN RUSSIA?

Quaderno 4032

pag. 567 - 579

Anno 2018

Volume II

16 giugno 2018

ABSTRACT – Il 25 febbraio 1956, in una riunione a porte chiuse del XX Congresso del Partito comunista dell’Urss, Nikita Kruscev tenne il suo famoso discorso «sul culto della personalità di Stalin e le sue conseguenze», avviando così il processo di destalinizzazione della società sovietica. Il discorso doveva restare segreto ed essere rivolto solo ai membri del Partito comunista; è diventato pubblico solo per vie traverse.

Più di sessant’anni dopo, il 19 dicembre 2017, Alexander Bortnikov, direttore dei Servizi di sicurezza della Federazione russa (Fsb, i Servizi segreti russi), ha tenuto un discorso. Non era segreto, anzi. Si è trattato di un’intervista rilasciata al giornale ufficiale del governo russo Rossiyskaya Gazeta, in occasione del centenario dei Servizi di sicurezza della Federazione russa, fondati, con il nome di Čeka, il 20 dicembre 1917, meno di due mesi dopo l’ascesa al potere dei bolscevichi. Per la prima volta da quel XX Congresso del Partito, un importante rappresentante del governo cerca non soltanto di giustificare la repressione – quella bolscevica come quella staliniana –, ma in un certo senso di presentarla come qualcosa di utile e imposto dalla necessità.

Non si può escludere che questa intervista sia stata pensata come programmatica, e che ciò che è accaduto nella storia possa ripetersi nella situazione critica internazionale di oggi, per ragion di Stato. Ciò che ora giustificherebbe la repressione, non è più però la lotta di classe o la ragione dei partiti, ma la lotta contro i nemici dello Stato, quali che essi siano, anche con l’uso di una violenza estrema. È interessante il fatto che nei media stranieri si sia dato rilievo soltanto a ciò che Bortnikov ha detto sulla lotta al terrorismo islamista.

La risposta a questa intervista non si è fatta attendere a lungo. Purtroppo però è arrivata quasi esclusivamente dai circoli degli intellettuali e non dalla popolazione.

Secondo un sondaggio del Lewada-Institut, Stalin è infatti oggi considerato la personalità più straordinaria della storia russa, anche più di Puškin e persino di Putin. Che cosa spinge le persone in Russia a continuare a onorare questo dittatore? Essenzialmente il fatto che in una certa narrazione egli è presentato come simbolo di ordine e giustizia sociale, contrapposta al caos e all’umiliazione internazionale successivi al crollo dell’Urss. Sebbene la maggioranza dei russi respinga l’idea di riabilitare il dittatore e i suoi metodi, è in corso un processo di «ristalinizzazione» strisciante, iniziato dal basso negli anni Novanta, e strumentalizzato dagli apparati statali, che non va sottovalutato.

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IS STALIN STILL ALIVE IN RUSSIA?

How can we explain the fact that, although everyone knows who Stalin was, and what his system did to the Russian people, he is still one of the most popular personalities in Russia? According to the Lewada-Institut survey, Stalin is considered the most extraordinary personality in Russian history, even more than Pushkin and even more than Putin. What drives the Russians to continue honoring this dictator? But so they really honor him, or is there something completely different behind this behavior? Although the overwhelming majority of Russians are opposed to any attempts to reaffirm the value of the dictator and his regime, we cannot ignore the process of creeping “re-stalinization”, started from below and now used by the State for its own purposes.

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