Sieger Köder, Lavanda dei piedi, olio su tela. (particolare)

IL «POTERE» NELLA BIBBIA

Quaderno 4032

pag. 521 - 532

Anno 2018

Volume II

16 giugno 2018

ABSTRACT – Che cosa dice la Bibbia sul «potere»? Chi cercasse il termine «potere» nell’Antico Testamento rimarrebbe deluso: in ebraico non esiste. Nel testo greco dei Settanta compaiono solo voci contigue, come «autorità» e «potenza», e si dà anche un trattato sul «buon governo».

Forse dunque la Sacra Scrittura non offre motivi di riflessione sul potere? Tutt’altro. Ma non troviamo in proposito alcuna affermazione teorica, perché la tradizione biblica è esperienza vissuta che si chiarifica nel corso della narrazione.

La potenza di Dio si rivela nella creazione e nella storia, col volto della misericordia e del perdono, che non ne sono un compenso o un contrappeso, ma la conseguenza più diretta. Dio non mira a schiacciare o a distruggere l’uomo, ma a salvarlo. E questo appunto accade perché lui è onnipotente.

La diversità di Israele rispetto ai popoli del mondo antico sta nel fatto che il potere politico non è sacralizzato. Si prepara così la totale desacralizzazione di quel potere di cui si fa cenno nella vita di Gesù e che si trova sviluppato in termini positivi in Paolo, e negativamente nell’Apocalisse.

Nella società il potere è segnato dal rapporto tra autorità e libertà: esso viene da Dio, ma senza Dio esso porta all’idolatria e alla divinizzazione dell’uomo. Questo rapporto indica il compito di chi detiene l’autorità: si tratta di amministrare un bene non proprio, e di esercitare il potere per realizzare la volontà di Dio, e non la propria. L’autorità non è un titolo di merito, denota piuttosto una dipendenza, una responsabilità, un servizio; chi la detiene non può fare ciò che vuole nei confronti degli altri, né disporre di loro a proprio piacimento, ma deve rendere conto momento per momento del suo operato. Per il fatto di essere semplicemente ricevuto e di provenire da Dio, il potere dell’uomo non è mai assoluto.

Il discorso sulla divinizzazione dell’uomo e sull’idolatria del potere tocca anche le persone che operano nell’ambito religioso e spirituale, in cui la pretesa di disporre dell’assoluto, riduce Dio alla propria immagine di Dio, costruita secondo la santità personale, cioè in base ai propri meriti spirituali. La coscienza che nasce da tale atteggiamento dà la consapevolezza di essere superiori agli altri, di poter comandare o comunque giudicare.

Secondo la tradizione biblica, il potere deve invece volgersi a promuovere l’unione fra i membri della società, a dare figura coerente alla collaborazione tra gli uomini, a operare per il bene di tutti, con un’attenzione privilegiata ai poveri, agli esclusi, agli ultimi; serve a liberare la capacità di crescita insita in ogni persona, a promuovere la coscienza e la libertà dei soggetti, che si sviluppano nelle relazioni interpersonali e si realizzano in quell’impresa comune che è la vita.

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“POWER” IN THE BIBLE

In the Bible, how «power» is referred to is a topic of great interest, but not at all easy to identify succinctly; for example, in Hebrew there is no term meaning «power». In the Greek of the Septuagint only contiguous references appear, such as «authority” and «power», while there is also a treatise on «good governance». Yet there are many reflections regarding this, since the biblical tradition is a lived experience which is clarified in the course of its narrative. The power of God with a merciful and forgiving face is revealed in creation and in history. In society, power is marked by the relationship between authority and freedom: it comes from God (and whoever exercises it must be held accountable), but, without God, it leads to idolatry and to the divinization of man. The Bible also warns us against the «power» of the spiritual man.

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