La sera del 28 giugno 2009, a conclusione dell’Anno Paolino, Benedetto XVI ha annunciato con una certa emozione che, nel sarcofago sotto l’altare maggiore della basilica di San Paolo fuori le Mura, sono stati individuati resti umani risalenti al I secolo, che, come ha sempre affermato la tradizione, potrebbero essere dell’Apostolo.
Per un anno intero si sono svolti congressi e conferenze su san Paolo; numerosi gruppi hanno riletto e meditato le sue lettere; molti pellegrini si sono recati a visitare e a pregare sui luoghi dove l’Apostolo annunciò il Vangelo e fondò comunità. È ancora presto per fare un bilancio, ma, considerando tutto quello che si è scritto sull’argomento, sembra che la personalità e i viaggi di Paolo abbiano suscitato maggiore interesse dei suoi scritti, in realtà difficili. Del resto, qui non intendiamo trattare né della sua personalità né dei suoi scritti, ma delle sfide che ha dovuto affrontare, sfide sempre attuali e alle quali egli stesso ci aiuta a formulare risposte.
Quale Chiesa?
Come definirsi? Oggi non ci rendiamo sempre conto di come, nei decenni che seguirono la morte e la risurrezione di Gesù di Nazaret, non fosse facile situare e pensare il gruppo cristiano. Infatti una religione si definisce anzitutto con i suoi riti: gli ebrei andavano a sacrificare al tempio di Gerusalemme e i pagani in diversi luoghi sacri. Finché i discepoli di Gesù furono giudei, continuarono a vivere al ritmo delle feste del loro popolo, unendosi alle preghiere nelle sinagoghe, ogni sabato, e nel Tempio per le grandi feste. Ma l’adesione al Vangelo di non giudei complicò le cose, perché questi, non essendo circoncisi, non potevano accompagnare i loro fratelli giudei nel Tempio e, non essendo più pagani, non andavano più a sacrificare agli idoli. Le loro riunioni erano private, domestiche, e non erano sufficienti a situarli nel panorama religioso del tempo. Non avendo una visibilità religiosa, non erano dunque definibili, se non come «atei»… Perciò divennero sospetti.
Altrettanto grave del problema della visibilità (ad extra, o per «quelli di fuori», come diceva Paolo), anche quello dello statuto dei credenti non giudei si pose molto presto ad intra, fra cristiani. Per ottenere le benedizioni promesse ai Padri, questi credenti non dovevano forse far parte della famiglia di Abramo, cioè del popolo di Israele? Infatti essere della discendenza del patriarca equivaleva ad essere membri del popolo eletto; ma per questo bisognava essere circoncisi, come Dio stesso richiedeva categoricamente nei libri della
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