Muslim family relaxing and playing at home. (iStock/rawpixel)

MIGRAZIONI E ISLAM

Quaderno 4051

pag. 18 - 31

Anno 2019

Volume II

6 aprile 2019

ABSTRACT – Uno spettro si aggira da anni in Europa, minacciandone la coesione politica, sociale e culturale: è la paura dell’immigrato, e di quello musulmano in particolare, abilmente manipolata da alcune narrazioni mediatiche. L’ostilità verso l’immigrazione – in particolare verso quella mu­sulmana –, percepita da alcuni come un fattore di rischio per l’iden­tità nazionale, ha certamente favorito l’avanzata dei movimenti e dei partiti populisti in tutta l’Europa. Va però ricordato che nei recenti risultati elettorali di diversi Paesi dell’Ue hanno certamente pesato anche le trasformazioni portate dalla globalizzazione e dal ritmo sempre più veloce dell’innovazione tecnologica.

Diversi studi mostrano che, paradossalmente, l’islamofobia è meno forte a livello popolare nei Paesi dove la presenza di immigrati di cultu­ra islamica è più massiccia. Ma quanti sono oggi gli immigrati musulmani presenti nell’Ue? Secondo uno studio dell’istituto di ricerca statunitense Pew Research Center, nei Paesi dell’Ue, oltre la Svizzera e la Norvegia, vivrebbero cir­ca 25,8 milioni di musulmani, cioè il 4,8% della popolazione totale. Secondo le previsioni dello stesso istituto, nel 2050 la presen­za dovrebbe essere pari a 57,9 milio­ni di persone, cioè l’11,2% del totale della popolazione dell’Unione. In molti Paesi dell’Ue i nativi tendono a sovrastimare il numero degli immigrati, in particolare di quelli che arrivano dai Paesi musulmani, ammettendone il doppio di quelli realmente presenti. In Italia, addirittura, per ogni immigrato «reale», gli italiani ne «vedono» almeno tre.

Dal punto di vista concettuale, l’islamofobia riduce la religione a etnia, così che l’elemento religioso viene utilizzato come un fattore identitario-discriminatorio, mentre la realtà della presenza islamica in Europa è, per sua natura, plurale sotto il profilo etnico-religioso.

L’islamofobo considera islamiche tutte le perso­ne che arrivano da un Paese identificato come musulmano, a pre­scindere da ogni altra considerazione. L’islam al suo interno è considerato come una religione unitaria, mentre in realtà rappresenta un «arcipelago» di credenze, di culture e di lingue e dialetti differenti. Va poi ricordato che molti musulmani immigrati nei Paesi dell’Ue si sono nel tempo secolarizzati e allontanati dalla pratica religio­sa. Il politologo francese Olivier Roy indica questa situazione socioculturale usando il termine «neoetnia».

Per uscire da questo circolo vizioso, ostile all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati, non resta che combattere la cultu­ra che è alla base dell’islamofobia, il che può essere fatto in partico­lare chiamando in causa sia le istituzioni pubbliche – le quali hanno l’obbligo di promulgare leggi giuste, cioè capaci di tenere insieme i valori dell’accoglienza e quelli della sicurezza – sia la società civile, inclusa la Chiesa.

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MIGRATIONS AND ISLAM

Islamic immigration is perceived by some Europeans as representing a threat to national identity. This has certainly favored the advancement of populist parties in almost all of the EU member countries. From a conceptual point of view, “Islamophobia” reduces religion to ethnicity, so that the religious element is used as a factor to discriminate against an identity, while the reality of the Islamic presence in Europe is, by its nature, ethnically and religiously pluralistic. Islamophobia must be fought by promoting integration, calling into question both public institutions and civil society.

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