Un momento essenziale nella formulazione della dottrina cattolica sull’Eucaristia è costituito dalla celebrazione del Concilio di Trento (1545-63). È importante conoscere ciò che questo Concilio decise per quanto riguarda sia la dottrina eucaristica, sia la celebrazione dell’Eucaristia, perché fino al Concilio Vaticano II — vale a dire per quattro secoli — la Chiesa cattolica è rimasta fedele alle decisioni tridentine. Perciò, per comprendere la riforma liturgica attuata dal Concilio Vaticano II, bisogna necessariamente rifarsi a quanto è avvenuto nel Concilio di Trento.
Evidentemente, per comprendere e valutare il Concilio di Trento, bisogna calarsi nel tempo in cui è stato celebrato: esso viene non solo dopo la Riforma protestante, ma è contro di essa. Ha perciò un carattere difensivo e polemico: ai violenti attacchi dei Riformatori, esso risponde col proporre la dottrina tradizionale della Chiesa sull’Eucaristia, chiarendola e definendola solennemente nei punti sui quali le negazioni dei Riformatori erano più aspre e più contrastanti con quanto la Chiesa, in campo eucaristico, aveva creduto e praticato. Dall’altra parte, il linguaggio che esso usa è quello della teologia scolastica del tempo: non bisogna perciò meravigliarsi se alcune espressioni usate dai partecipanti al Concilio tridentino siano per noi, oggi, difficilmente comprensibili e quindi poco significative, e se alcune insistenze nel mantenere talune pratiche liturgiche medievali appaiano oggi a noi eccessive.
È probabile infatti che, se il Concilio di Trento fosse stato celebrato in un tempo meno inquieto, in cui non ci fossero state opposizioni tanto violente e radicali, sarebbe stato più facile mutare pratiche liturgiche, come l’uso di celebrare l’Eucaristia in latino e a voce tanto bassa da non essere udita dai presenti alla celebrazione. Ma, in un tempo così agitato, ogni mutamento era visto come un cedimento ai Riformatori che accusavano con incredibile asprezza la Chiesa di «empietà», di «superstizione» e, soprattutto, di essere infedele a Gesù Cristo.
I precursori della Riforma: John Wyclif e Jan Hus
Nel 1215 il Concilio Lateranense IV aveva definito che nell’Eucaristia è realmente presente Cristo col suo corpo e col suo sangue. Dopo la condanna di Berengario di Tours, avvenuta nel 1059 e nel 1079, la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia era creduta da tutta la Chiesa. La novità della definizione lateranense consisteva nel fatto che la presenza reale era fondata sulla «transustanziazione». Affermava infatti il Concilio che «il corpo e il sangue di Cristo nel sacramento dell’altare sono contenuti veramente sotto le specie del pane e del vino, per il fatto
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