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LA I ASSEMBLEA ECCLESIALE DELL’AMERICA LATINA E DEI CARAIBI

L’esperienza concreta di un processo sinodale

La I Assemblea ecclesiale dell’America latina e dei Caraibi

card. Pedro Ricardo Barreto - Mauricio López Oropeza

Quaderno 4119

pag. 278 - 289

Anno 2022

Volume I

5 Febbraio 2022
Voiced by Amazon Polly

Immergersi nel rinnovamento in un tempo di incertezza

Nei giorni immediatamente precedenti allo scoppio della pandemia di Covid-19, nel febbraio 2020, senza immaginare quali dimensioni avrebbe assunto la tempesta che si stava abbattendo su di noi, sebbene la si potesse già intuire, stavamo predisponendo la I Assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi.

Si trattava di un’esperienza animata dal Celam (Consejo Episcopal Latinoamericano), in coordinamento con varie realtà regionali ecclesiali della vita consacrata, della pastorale sociale e altre ancora. Pochi mesi prima, rispondendo alla proposta della presidenza del Celam di indire una nuova Conferenza dell’episcopato di quella regione, papa Francesco aveva consigliato che piuttosto avesse luogo un’esperienza ecclesiale aperta a tutto il popolo di Dio e si continuasse ad approfondire la forza del messaggio della V Conferenza del Celam ad Aparecida (2007)[1], che ancora aveva e ha molto da dirci.

L’intuizione era chiara: nella cornice del rinnovamento e della ristrutturazione del Celam, che era in atto, e seguendo i frutti del Sinodo amazzonico e i suoi quattro sogni profetici per quella regione e per tutta la Chiesa[2], era opportuno che continuassimo a elaborare un percorso sinodale teso al consolidamento di una vera ecclesiologia del popolo di Dio nella linea della costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II Lumen gentium. Era, in altre parole, una chiamata a proseguire sulle rotte tracciate quasi sessant’anni fa per la conversione della nostra Chiesa.

In un momento straordinario di preghiera, nel marzo 2020, in piena pandemia, il Papa insisteva: «La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. […] Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di te, Signore, e verso gli altri».

Davanti a questa drammatica situazione, anche il cammino della Prima Assemblea ecclesiale per l’America Latina e i Caraibi si è confrontato con le domande più difficili: ha senso proseguire la preparazione di questa esperienza mentre l’umanità subisce la crisi più acuta della nostra epoca? È davvero possibile condurre un processo sinodale di questa dimensione e profondità, già di per sé apparentemente inattuabile in tempi «normali», in mezzo alla pandemia? E proseguire una simile esperienza, da parte della Chiesa, sarebbe un atto responsabile, quando non sappiamo quali ripercussioni reali avrà questa crisi sul popolo di Dio?

Queste domande non sono state prese alla leggera. Di fatto, lo schema dell’Assemblea è stato completamente trasformato, e l’intera proposta è cambiata in diverse circostanze, man mano che seguivamo gli eventi della pandemia nel mondo e in America Latina. Più di una volta sono state spostate le date, a più riprese ci si è chiesto se convenisse rinunciare a questa idea di un evento quasi «irrealizzabile», data la situazione in cui ci trovavamo.

Alla luce degli inviti del Signore della vita, in alcuni momenti del cammino, quando la situazione della pandemia pareva farsi più cupa, un’esperienza di vero discernimento comunitario ha condotto noi membri della Commissione organizzatrice a prendere una decisione riguardo alla quale non ci sarebbero stati più ripensamenti. Nel discernimento si è intuìto che, anche a costo di rielaborare lo schema, il metodo e le date dell’Assemblea, questa esperienza inedita avrebbe dovuto essere proprio un segno profetico di una Chiesa viva e vicina al suo popolo nel contesto di un tempo di morte. La I Assemblea ecclesiale sarebbe stata l’impronta indelebile di una Chiesa che non si limita a un atteggiamento di mera sussistenza, o comunque passivo e appartato nell’infuriare della crisi, ma propone una presenza che infonde speranza, costruisce il futuro facendosi presente, e ascolta il popolo nel momento in cui farlo è più necessario.

La decisione veniva giustamente ricondotta alla fiducia nel Signore della vita, era molto attenta e sensibile al doloroso andamento della crisi, ma eravamo sicuri che fosse giunto il momento di definire quale tipo di Chiesa fossimo chiamati a essere: se passiva e timorosa, concentrata soltanto sull’autoconservazione; oppure la Chiesa in uscita che, nonostante la tempesta, va incontro a coloro che gridano e aspettano, e che prende la decisione coraggiosa di accompagnare il loro processo di rinnovamento, dando risposta a un mondo che la pandemia stava sovvertendo.

Era necessario, malgrado gli innumerevoli limiti, scegliere di uscire da questa crisi molto più decisi a rispondere a tono con il modo in cui il Signore stesso ci interpellava e ci interpella in questa esperienza spartiacque della storia. L’Assemblea ecclesiale sarebbe stata uno strumento proteso a fare da ponte tra il prima e il dopo, secondo l’opzione incarnata e sinodale di cui oggi hanno tanto bisogno la Chiesa e il mondo.

A partire da quel momento, qualsiasi cosa fosse accaduta dopo e per quante fragilità potessero esserci, l’esperienza della I Assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi era destinata a unire il proprio destino a quello del suo popolo di Dio in cammino e all’itinerario di conversione di tutta la Chiesa. In quelle condizioni avverse avremmo cercato di adattare alla situazione i metodi di ascolto e partecipazione, basandoci sull’esperienza e sulle capacità di cui disponevamo.

Inoltre, ci trovavamo di fronte alla sfida di condurre un processo ispirato alle esperienze sinodali, ma svincolato da alcuni dei suoi limiti strutturali. Nonostante le limitazioni evidenti, l’Assemblea avrebbe dovuto essere uno strumento di Dio per delineare un modo, forse irreversibile, di essere Chiesa in ascolto sinodale e in uscita, Chiesa sempre più discepola missionaria.

Il percorso dell’Assemblea ecclesiale

È stata compiuta un’esperienza inedita a livello ecclesiale, per la modalità sinodale e per l’ottica genuinamente ecclesiale applicata a una regione-continente. È impossibile non considerare tale esperienza come un processo discriminante nel cammino della nostra Chiesa in America Latina e nei Caraibi. Nel suo respiro regionale risiede anche il contributo più significativo per la Chiesa universale. Questa proposta è stata elaborata alla luce dell’ecclesiologia del popolo di Dio, che dal Concilio Vaticano II è arrivata fino a questa Chiesa di periferia, ma che nei decenni passati ha compiuto anche il percorso inverso, diventando un contributo della periferia che illumina il centro.

È importante precisare che questa esperienza non ha soppiantato la VI Conferenza episcopale del Celam, né intende farlo. Ossia, un’Assemblea ecclesiale è qualcosa di nuovo, che nasce con una propria identità. Come abbiamo già detto, questa Assemblea ha significato la scelta di una presenza viva della Chiesa che guarda al futuro, assume le sfide della realtà, fa passi concreti verso un discepolato missionario sinodale che era necessario promuovere ulteriormente, pur nel contesto della pandemia. Sebbene fosse una decisione ardua, l’impulso del Sinodo amazzonico e l’esperienza della neoistituita Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia ci hanno spinti a continuare tale esperienza, a non perdere di vista il tessuto di una Chiesa più sinodale, seguendo le vie del Vangelo.

In risposta all’invito di papa Francesco, che, al momento di avviare l’Assemblea nel gennaio 2021, ci chiedeva di «non escludere nessuno», si è svolto un processo di partecipazione senza precedenti con tutto il popolo di Dio. Vi hanno preso parte in modo formale circa 70.000 persone: 45.000 in spazi comunitari; più o meno 10.000 in modo individuale; e circa 15.000 in forum tematici, proposti e programmati dallo stesso popolo di Dio, da organizzazioni della Chiesa o da altre entità affini.

C’è poi un numero di persone impossibile da definire con certezza, ma certo alcune altre decine di migliaia di persone, che non sono state registrate in maniera formale. In questo spazio ci si è potuti avvalere di tutta la diversità della Chiesa, con una forte sottolineatura della presenza del laicato, e soprattutto della donna come protagonista essenziale per il presente e per il futuro della Chiesa.

Alcuni ritengono che questi numeri siano modesti, e può darsi che essi abbiano ragione, se si considera il totale dei cattolici della regione. Tuttavia il nostro punto di riferimento sono le esperienze ecclesiali recenti, in cui la partecipazione era ridotta a poche decine di persone, quasi sempre provenienti dalle strutture ufficiali.

Dobbiamo inoltre considerare che il processo di ascolto si è tenuto da marzo ad agosto 2021, ossia nel corso di uno dei momenti più complessi per le restrizioni della pandemia. In ogni caso, una simile esperienza di ascolto e la sua portata sono inedite per la Chiesa in America Latina e nei Caraibi, e questo è stato un dono di Dio.

Ci siamo lasciati alle spalle la visione di eventi isolati o di attività puntuali, perché questa Assemblea è un processo, non ancora terminato, segnato da diverse tappe, chiaramente identificate e organizzate, ispirate alla proposta sinodale della costituzione apostolica Episcopalis communio (EC):

  • definizione di un tema e dei relativi obiettivi per circoscrivere un orizzonte specifico;
  • elaborazione e diffusione del documento per il cammino preparatorio;
  • ascolto ampio di tutto il popolo di Dio che ha voluto e potuto partecipare, nella chiara intenzione di raggiungere una platea vasta, aperta e senza esclusioni, e di fare in modo che «esclusi ed escluse» potessero prendervi parte in maniera effettiva e diretta;
  • itinerario spirituale e liturgico come accompagnamento di tutto il processo;
  • elaborazione di un documento per il discernimento (l’Instrumentum laboris) a partire dall’ascolto e per orientare la ricerca di orizzonti comuni;
  • fase ibrida (virtuale e in presenza) dell’Assemblea plenaria, con una partecipazione senza precedenti per composizione e quantità: più di 1.000 persone, delle quali 966 hanno partecipato in modo virtuale o in punti d’incontro locali, e 72 sono state fisicamente presenti a Città del Messico, come rappresentanti delle componenti ecclesiali a tutti i livelli;
  • risultati sotto forma di sfide o orientamenti pastorali in base ai quali verranno compiuti i passi successivi (fra gli altri: documento di orientamento pastorale dell’Assemblea;
  • restituzione delle sfide al popolo di Dio;
  • connessione con il Sinodo sulla sinodalità; consolidamento del rinnovamento e della ristrutturazione del Celam).

Gli aspetti che non hanno aiutato il processo dell’Assemblea ecclesiale

La partecipazione al processo di ascolto del popolo di Dio nel senso più ampio, sebbene inedita e con un orizzonte che non ha precedenti, e per giunta nel mezzo di una pandemia, non ha raggiunto con la forza necessaria un consistente numero di voci, presenze e rappresentanze delle diverse periferie geografiche ed esistenziali. Non siamo riusciti a coinvolgere più a fondo le voci degli «improbabili», presenze imprescindibili per raggiungere l’obiettivo di tale esperienza. Né il coordinamento dell’Assemblea, né le commissioni particolari di ogni Paese hanno trovato il modo giusto per assicurare l’esistenza dei ponti o delle condizioni adeguate affinché queste persone partecipassero alla fase dell’ascolto.

Nelle delegazioni di ogni Paese, selezionate dalle commissioni ecclesiali – coordinate dalle Conferenze episcopali –, la partecipazione alla fase plenaria non sempre ha rispecchiato l’ampiezza dell’ascolto o la diversità della Chiesa.

In altre parole, talora ha prevalso la tentazione di delegare i gruppi più vicini, più istituzionalizzati o più prossimi al pensiero di quanti hanno cariche direttive nella Chiesa. La mancata partecipazione più ampia e significativa dei gruppi della periferia è stata l’assenza più notevole nelle delegazioni dei Paesi, così come nell’esperienza presenziale in Messico. Alcune Conferenze episcopali si sono impegnate poco, nell’insieme o nelle relative giurisdizioni ecclesiastiche, in tutto il processo. In molti casi e in vari Paesi è stato grazie alle Conferenze di religiose e religiosi, delle pastorali sociali o di altre realtà che si è ottenuta una partecipazione più ampia.

È mancata una preparazione più accurata dei delegati all’Assemblea. Abbiamo percepito, infatti, che un buon numero di loro non aveva compiuto un serio esercizio di lettura orante e riflessiva in preparazione all’esperienza di discernimento. Essi avrebbero dovuto ricoprire il ruolo di rappresentanti delle varie voci della Chiesa nei loro Paesi, ma in molti casi non è stato così. Abbiamo rilevato che si era lavorato poco sul documento di discernimento, e questo ha ridotto la profondità che avrebbero potuto avere i frutti della fase plenaria, che ha avuto luogo dal 21 al 28 novembre 2021.

Noi del gruppo di coordinamento e di animazione non abbiamo offerto l’accompagnamento sufficiente, o le necessarie sessioni preparatorie, per far sì che i delegati ricevessero più elementi essenziali sul discernimento comunitario e sul loro modo di prendervi parte, così da riuscire a vivere un’esperienza piena del passaggio dall’«io» al «tu» e dal «tu» al «noi»; e in quel «noi» trovare «Lui», il Signore Gesù e la sua volontà. La scarsità di tempo, le difficoltà tecniche e la nostra incapacità di prevederlo hanno reso impossibile che si dedicasse più spazio alla preparazione di quello che è stato il perno fondamentale dell’Assemblea: il discernimento comunitario per gruppi.

Il numero delle partecipazioni alla fase di ascolto è stato caratterizzato da più del 67% di presenze femminili di varie entità ecclesiali, ma nella fase dell’Assemblea plenaria le donne erano soltanto il 36% dei rappresentanti delle delegazioni dei Paesi. Questo è stato per noi uno dei limiti più preoccupanti, perché, sebbene la percentuale di rappresentanti vescovi, sacerdoti e diaconi vada associata soltanto a uomini, anche nelle altre componenti le percentuali hanno rispecchiato un serio limite nell’assicurare una maggiore rappresentanza delle donne, che sarebbero state determinanti nella partecipazione all’ascolto.

Nel corso dell’Assemblea, insieme a segnali forti di desiderio e disponibilità al cambiamento, si sono notate anche alcune forme di clericalismo, già segnalate sul momento, che non hanno aiutato il processo.

Gli aspetti di questa esperienza che danno più speranza

Il fatto stesso che si sia svolta un’Assemblea inedita, in ottica ecclesiale e sinodale, indica un precedente irreversibile per la Chiesa in America Latina e nei Caraibi, e avrà un impatto nella continuità e nell’apertura di nuove strade per il continente, e forse per la Chiesa universale.

La composizione è stata ampia, imperfetta, ma di autentica rappresentanza del popolo di Dio secondo una struttura che meglio riflettesse la diversità ecclesiale: 20% vescovi; 20% sacerdoti e diaconi; 20% religiose e religiosi; 40% laiche e laici provenienti da varie pastorali, compresi – sia pure in misura minima – gruppi considerati periferici. Anche questo costituisce un precedente molto importante per la definizione dei processi sinodali nella Chiesa. Infatti, se in un evento animato dal Celam si è potuto procedere in questo modo, ormai non si può più ignorare la possibilità che tale modalità di rappresentatività più fedele all’identità del popolo di Dio si dia in tutti gli spazi ecclesiali.

La fase di ascolto, come detto, ha visto partecipare almeno 70.000 persone in veste ufficiale negli spazi comunitari, nei forum tematici e a titolo individuale. La trasparenza del processo e l’impegno all’ascolto reciproco si sono manifestati nella presentazione dei risultati della «Sintesi narrativa dell’ascolto», avvenuta con apertura totale, affinché tutto il popolo di Dio potesse conoscere il lavoro svolto a partire dalle sue voci e dai suoi contributi. Si tratta di una novità, dato che di solito simili apporti del popolo di Dio restavano confinati agli archivi interni degli enti ecclesiali, e anche qui il rispetto della trasparenza e della reciprocità nelle consultazioni costituisce un precedente significativo.

Si è lavorato secondo un metodo di partecipazione e di discernimento comunitario, che ha caratterizzato profondamente l’esperienza nei gruppi dell’Assemblea. Lo spazio dei gruppi di discernimento ne è stato il cardine, e in esso l’esperienza di Dio è stata forte. Le persone, al di là del ministero o del ruolo ricoperti nella Chiesa, si sono sentite affratellate, pienamente partecipi del processo, davvero ascoltate, e hanno avvertito quanto sia forte l’esperienza del discernimento per promuovere una Chiesa più sinodale. Crediamo che siano stati fatti significativi progressi riguardo all’opzione di ascolto e di discernimento in comune come modi di essere e fare Chiesa.

La spiritualità è stata un elemento essenziale nel corso dell’intero processo che ha orientato la nostra esperienza comune a ricercare la volontà di Dio, a porre al centro la parola di Cristo e la sua sequela. Questa, assieme allo sforzo, sia pur imperfetto, di provare nuovi modi per camminare insieme, è stata la dimensione più importante dell’Assemblea, e ha evitato che si cadesse nella tentazione del clericalismo, che avrebbe potuto portare a pretendere di replicare lo schema delle Conferenze dell’episcopato, ossia a mettere al centro di tutta l’esperienza un documento unico e definitivo. Senza dubbio il cammino è stato l’esperienza.

Con una scelta valida e feconda, si è voluto connettere questa esperienza con il Sinodo sulla sinodalità indetto dal Papa. Ciò è avvenuto non soltanto perché erano presenti il segretario generale del Sinodo dei vescovi, un membro del suo Consiglio e lo stesso relatore del Sinodo sulla sinodalità, ma in coerenza con il cammino dialogico che il Celam aveva promosso da mesi per assicurare che l’Assemblea ecclesiale fosse in comunione con la preparazione del Sinodo universale in corso. In questo senso il contributo dell’Assemblea è stato inestimabile, come hanno riconosciuto gli stessi membri dell’istituzione sinodale.

È stata molto apprezzata la partecipazione di rappresentanti di altre regioni della Chiesa nel mondo, delle loro Conferenze continentali, sia quando avveniva in presenza sia quando assumeva la forma di comunicati, tutti molto positivi nei confronti di questa esperienza. Le riunioni speciali che si sono svolte con tali rappresentanze ecclesiali di altre regioni del mondo hanno consentito di condividere a fondo gli insegnamenti e l’esperienza di preparazione e svolgimento di questa Assemblea, e ciò sarà utile alle loro iniziative in altre aree del mondo. È stata altrettanto importante la presenza della Congregazione per i vescovi e della sua Commissione per l’America Latina (Cal), che ha consentito di progredire nella ricerca di una maniera più organica per coordinarsi e per conoscersi meglio.

Come frutto dell’esperienza di discernimento comunitario, abbiamo raccolto 41 sfide per la Chiesa in America Latina e nei Caraibi. Alcune sono novità pastorali, altre esprimono la necessità di un ulteriore approfondimento e impegno, e altre ancora rispecchiano conferma e continuità in aree dove già stiamo svolgendo un lavoro intenso. È molto importante precisare che, sebbene la selezione operata dai componenti dell’Assemblea abbia portato a definire 12 urgenze, le 41 sfide sono il frutto concreto dell’esperienza e, in quanto Chiesa nella regione, noi siamo chiamati a rispondere a ciascuna di esse.

La trasmissione digitale, rivolta a qualsiasi membro del popolo di Dio, sui diversi canali, di circa l’80% dell’Assemblea (eccettuati i gruppi di discernimento) è stata una manifestazione concreta del desiderio di aprire l’esperienza dell’Assemblea a tutta la Chiesa.

Orizzonti e passi successivi di un processo aperto

L’Assemblea ecclesiale è un processo, e pertanto non è terminata; ad essa seguiranno fasi successive di resoconto, di attuazione, di accompagnamento nelle Chiese particolari e nelle Conferenze episcopali e di religiosi e religiose in ambito nazionale. Allo stesso modo, speriamo che ogni partecipante possa moltiplicare l’esperienza fatta nel suo contesto di origine.

Il Celam sta già incentivando l’integrazione delle 41 sfide nelle sue varie realtà pastorali per assicurare la continuità, e sta lavorando con le varie piattaforme, istituzioni e reti regionali o territoriali, affinché ciascuna compia lo stesso processo di appropriazione e impegno per portare avanti tutte queste sfide, nella misura in cui saranno pertinenti caso per caso.

Si stanno definendo i meccanismi per creare nuove realtà pastorali sostenute dal Celam e in coordinamento con entità come la Clar (Confederación Latinoamericana de Religiosos), la Caritas e altre, per garantire l’accompagnamento nelle sfide a cui non faccia già fronte una piattaforma in grado di sostenerle.

Nel Centro di programmi e reti di azione pastorale del Celam era già stata tempestivamente prevista la creazione di un Seminario di identità e orizzonte pastorale, con la partecipazione di tutte le realtà del Celam, in particolare dei centri e gruppi di riflessione teologica. Esso avrà l’incarico di accompagnare la risposta alle sfide individuate dall’Assemblea nel quadro della ristrutturazione del Celam, così come la connessione con il Sinodo sulla sinodalità. È necessario proseguire la riflessione, approfondire e accompagnare il processo dell’Assemblea con le realtà connesse al Celam, con i mille membri dell’Assemblea e con tutti i vescovi della regione.

È stata creata una commissione di lavoro, che tra gennaio e aprile redigerà il documento di orientamenti pastorali dell’Assemblea. La sua elaborazione non è il centro del processo, ma è parte dell’itinerario pastorale della nostra regione: è necessario che esso venga sviluppato nel tempo stabilito e con la partecipazione di diversi referenti ecclesiali e dell’Assemblea, per poi restituirlo ai suoi membri e al popolo di Dio, in modo da suscitare le loro reazioni e la conseguente immedesimazione.

Verranno instaurati dialoghi con le varie zone del Celam e con le delegazioni dei Paesi che ne faranno richiesta, per accompagnare l’approfondimento, l’adattamento e la presa in carico delle 41 sfide risultanti da questa tappa.

La chiamata al traboccare dello Spirito

La Chiesa nell’America Latina e nei Caraibi si è messa in autentico atteggiamento di ascolto, nella convinzione che in questo kairos, che è il tempo propizio di Dio, siamo chiamati ad ascoltare la voce dello Spirito Santo che parla con forza innegabile al popolo e ci chiede che dove abbonda il peccato sovrabbondi la grazia: un vero traboccamento della grazia[3].

Questa Prima Assemblea ecclesiale è, nel suo insieme, un processo che vuole assistere nel discernimento in comune la Chiesa e la società che voglia lasciarsene interpellare. Essa vorrebbe rispondere in modo più veritiero e legittimo ai segni dei tempi della nostra regione, per promuovere con più forza la sua missione salvifica integrale, e per continuare a chiarire i nuovi cammini tramite i quali seguiremo più pienamente il Signore della vita.

Cercando la difficile unità nella diversità, vogliamo rispondere e accompagnare tutto il popolo dell’America Latina in quest’ora di estrema difficoltà a causa della pandemia, in cui i più colpiti restano i più fragili, i preferiti da Cristo. Oggi Cristo viene crocifisso con loro.

Quando ci hanno chiesto quale fosse l’aspetto più significativo di questa esperienza ancora in corso, abbiamo risposto che senza dubbio la cosa più importante è porsi due domande che stanno al centro di ciò che abbiamo vissuto: in quali modi, concreti e tangibili, siamo stati trasformati – a livello personale, comunitario e come Chiesa in America Latina e nei Caraibi – dall’esperienza di incontro e di ascolto del Dio della vita nelle voci concrete del popolo di Dio, soprattutto dei più improbabili? E a quali nuovi cammini siamo stati spinti da essa?

Se non abbiamo vissuto una vera conversione, l’esperienza sarà stata vana e, da una parte, costituirà una minaccia, mentre, dall’altra parte, si tradurrà in un contributo sempre insufficiente o impuro, perché inquinato dal riduzionismo ideologico. Infine, si tratta di capire come l’incontro con Cristo crocifisso e risorto ci inviti a uscire dal nostro luogo sicuro, sapendoci eredi di un’esperienza viva dello Spirito Santo nella Chiesa, chiamati a diventare attori di un discepolato missionario in uscita sinodale.

Nessun documento finale, nessun elenco di sfide e di orientamenti pastorali, nessun elemento metodologico o operativo dell’esperienza, nessun successo o limite dell’Assemblea hanno senso o valore se non ci pongono nella prospettiva di saperci chiamati a seguire Cristo più da vicino; di sentirci interpellati ad avere fiducia nel kairos di Dio che stiamo vivendo, e a sentire nella nostra pelle il dolore di quanti continuano a essere crocifissi oggi in America Latina e nei Caraibi, accanto ai quali siamo chiamati a camminare per continuare a costruire il Regno.

San Juan Diego, testimone privilegiato della presenza redentrice della nostra Signora di Guadalupe, ci sia di esempio per aprire le orecchie e i cuori malgrado i timori e i dubbi, formandoci all’interculturalità. La testimonianza del suo credere alla verità del Signore attraverso Maria, nostra Madre, ci dia il coraggio per metterci in cammino dopo aver accolto, come Chiesa, la forza della presenza di Dio nel popolo di Dio.

Vogliamo concludere questa riflessione richiamando la preghiera che ci viene proposta nella costituzione apostolica Episcopalis communio (EC), come un invito a un atteggiamento che ha sostenuto la nostra Assemblea ecclesiale: «“Dallo Spirito Santo per i Padri sinodali [in questo caso per i partecipanti all’Assemblea] chiediamo, innanzitutto, il dono dell’ascolto: ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama”» (EC 6).

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THE FIRST ECCLESIAL ASSEMBLY OF LATIN AMERICA AND THE CARIBBEAN. The Concrete Experience of a Synodal Process

From November 21 to 28, 2021, the First Ecclesial Assembly of Latin America and the Caribbean was held in Mexico City. The event was a step in the path that will lead to the General Synod scheduled in the Vatican, in 2023. Card. Pedro Barreto, archbishop of Huancayo (Peru) and president of the Pan-American Ecclesial Network, and Mauricio López Oropeza, member of the “Communities of Christian Life” (CLC) and of the coordinating team of the Assembly, indicate how the Church on the continent is called to a “missionary conversion” and to “greater pastoral responsibility.” A true “experience of synodality,” of “mutual listening and community discernment,” the Assembly has turned its attention to the different realities of the region, “to its sorrows and hopes.”

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  1. Cfr D. Fares, «A 10 anni da Aparecida. Alle fonti del pontificato di Francesco», in Civ. Catt. 2017 II 338-352.
  2. Cfr A. Spadaro, «“Querida Amazonia”. Commento all’Esortazione apostolica di papa Francesco», in Civ. Catt. 2020 I 462-476.
  3. Cfr D. Fares, «Il cuore di “Querida Amazonia”. “Traboccare mentre si è in cammino”», in Civ. Catt. 2020 I 532-546.

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