«Ricordo come un bambino, capisco come un adulto. Penso come un bambino, scrivo come un adulto»[1]. Collocata tra le pieghe del romanzo Varie cose sulle sequoie e sul tempo, questa frase sintetizza l’approccio e lo stile di Jón Kalman Stefánsson, esprime la cifra di un arco di scrittura che abbraccia oramai quasi tre decenni di produzione letteraria.
Chi è Jón Kalman Stefánsson? Islandese, nasce a Reykiavik il 17 dicembre 1963 ed è oggi uno degli scrittori più interessanti sul palco della letteratura internazionale.
La recente pubblicazione di Varie cose sulle sequoie e sul tempo ci permette di tornare a parlare di lui[2] e la casualità misteriosa del mondo editoriale, che a volte dispone i testi con il capriccio dei tarocchi, ci offre l’occasione di accostare due opere la cui imprevista vicinanza risulta feconda e suggestiva. Il collegamento a cui facciamo riferimento è tra il romanzo ora citato e Il mio sottomarino giallo[3], pubblicato nel 2022.
Qualche indicazione temporale può aiutare. Varie cose sulle sequoie e sul tempo (Ýmislegt um risafurur og tímann) è il quarto romanzo di Stefánsson; la sua pubblicazione in Islanda risale al 2001, ma solo nel 2025 è stato tradotto e pubblicato in Italia da Silvia Cosimini per Iperborea. Quindi, pur apparendo oggi al lettore italiano, si tratta di un testo dei primordi, precedente alle opere che hanno reso famoso lo scrittore islandese nel nostro Paese, in particolare Crepitio di stelle (Snarkið í stjörnunum del 2003), Luce d’estate, ed è subito notte (Sumarljós, og svo kemur nóttin del 2005) e La tua assenza è tenebra (Fjarvera þin er myrkur del 2020). Viceversa, Il mio sottomarino giallo (Guli kafbáturinn del 2022) è stato tradotto e pubblicato nel 2024.
Di che cosa parlano i due romanzi che abbracciano quasi per intero la produzione di Stefánsson[4]? In essa esistono due anime: quella storica, più legata ai registri della fiction, ossia dell’invenzione di trame e personaggi; e quella del memoir e dell’autofiction[5], della scrittura che affonda le sue radici nella biografia dello scrittore, nella riserva di memoria personale alla quale Stefánsson attinge a piene mani, come è nel caso del romanzo Varie cose sulle sequoie e sul tempo e Il mio sottomarino giallo, che hanno in comune questo tratto.
Stefánsson prende la propria vita e la trasforma in un romanzo di vari capitoli, ognuno corrispondente ad una diversa esplorazione del tempo. Viene in mente Annie Ernaux, pur con
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