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  3.  «Affinché il mondo abbia la vita». Il viaggio apostolico di Leone XIV in Francia
Pontificato

 «Affinché il mondo abbia la vita». Il viaggio apostolico di Leone XIV in Francia

Nuno da Silva Gonçalves

12 Ottobre 2026

Papa Leone XIV a Parigi, durante il suo viaggio apostolico in Francia.

Dal 25 al 28 settembre 2026, papa Leone XIV si è recato in Francia, nel suo 5º viaggio apostolico, con delle tappe a Parigi, Saint-Denis, Lourdes e Metz, e in visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco). Il logo del viaggio raffigurava una vetrata circolare, simboleggiando la comunione e l’unità nella Chiesa, con al centro un arco a sesto acuto e la Croce. Nel cuore della composizione, una colomba evocava lo Spirito Santo e il desiderio di pace per tutta l’umanità. In sintonia con il logo, il motto «Affinché il mondo abbia la vita» (cfr Gv 6,51) esprimeva l’atteggiamento con il quale la Chiesa in Francia voleva accogliere il Pontefice: la gioia, l’apertura e il desiderio di testimoniare a tutti la vita che viene da Dio.

Nei commenti antecedenti al viaggio, ci si chiedeva soprattutto cosa avrebbe detto il Papa in un Paese che si avvicina ai 69 milioni di abitanti[1], di cui appena il 25% circa si dichiara cattolico e il 2% circa frequenta la Messa domenicale; quindi, un Paese fortemente secolarizzato, di conclamata laicità, dove i sacerdoti e i religiosi sono in diminuzione, il numero totale di battesimi è da anni in calo, e dove sono in crescita l’islam e il protestantesimo evangelico[2]. Infatti, benché il cattolicesimo sia ancora la religione in Francia con il maggior numero di fedeli, i dati non corrispondono più a quelli di una comunità cristiana storicamente chiamata «figlia primogenita della Chiesa». Tutto ciò, nonostante il dato positivo e promettente, negli ultimi anni, dell’aumento del numero di battesimi di giovani adulti, che ha portato a un certo ringiovanimento delle assemblee liturgiche domenicali e a una presenza cattolica più vivace nello spazio pubblico[3].

Il viaggio apostolico coincideva, inoltre, con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027 e con l’approvazione recente della legge sul fine vita, che ha suscitato reazioni critiche da parte della Chiesa. Da non dimenticare, poi, la costituzionalizzazione del «diritto» all’aborto nel 2024, e l’immigrazione, un argomento sul quale Leone XIV si è pronunciato a più riprese – per esempio, in Spagna e a Lampedusa – e che è sempre all’ordine del giorno nella società e nel confronto politico in Francia[4]. Il Papa ha affrontato questa realtà complessa e variegata con la saggezza e l’empatia di un pastore in mezzo al gregge: un pastore che ha dialogato con le autorità, ha pregato e celebrato la fede e ha annunciato il Vangelo nei suoi 15 interventi, tra discorsi, omelie e saluti. Da parte sua, la Chiesa in Francia si è sentita incoraggiata a impegnarsi con uno slancio rinnovato nella propria missione evangelizzatrice.

La Francia rimanga «un instancabile artefice della pace e del multilateralismo»

L’aereo di Ita Airways con a bordo Leone XIV, il suo seguito e più di 80 giornalisti è partito dall’aeroporto di Roma Fiumicino alla volta di Parigi la mattina del 25 settembre 2026. Dopo circa due ore di volo, all’arrivo all’aeroporto di Parigi Orly, il Pontefice è stato accolto dal presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie, Brigitte, e ha ricevuto gli onori di un contingente militare. In seguito, ha raggiunto il Palazzo dell’Eliseo, sede della presidenza della Repubblica, per la visita di cortesia al capo dello Stato. Sempre al Palazzo dell’Eliseo, ha avuto luogo l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.

Nel suo saluto di benvenuto, il presidente Macron ha ricordato il legame storico del cristianesimo con la Francia, evidenziando come tale eredità sia stata onorata nell’impegno con cui la cattedrale di Notre-Dame è stata ricostruita dopo il «terribile incendio» del 2019 e «restituita non solo ai cattolici, ma a tutti i francesi e oltre ancora al mondo intero». Poi, ha assicurato che la laicità francese non significa negazione della religione, bensì il dovere della Repubblica di assicurare a ciascuno la libertà di «pensare e di esprimere il proprio punto di vista in tutte le sfere della propria esistenza, di credere o di non credere, nell’intimità come nella sfera pubblica, nel rispetto delle leggi». Tra gli aspetti di interesse comune, il Presidente francese ha poi voluto sottolineare che la pace è l’orizzonte dove Francia e Santa Sede lavorano insieme[5].

Leone XIV è intervenuto subito dopo[6]. Innanzitutto, ha riconosciuto i contributi della Francia nel campo culturale e in tante aree del sapere e il «savoir-faire francese che è sinonimo di eccellenza in numerosi ambiti». Tali capacità – ha detto il Papa – si sono evidenziate «nel grande cantiere di restauro della cattedrale di Notre-Dame», un’opera ingente per la quale il Pontefice ha voluto esprimere ammirazione e gratitudine: al Presidente francese per la sua «attenzione particolare» e a «tutti gli artigiani e alle categorie professionali che vi hanno dedicato il proprio impegno», rendendoci ciò che «si credeva distrutto per sempre».

Partendo dal riferimento alle «ricche radici cristiane» della Francia, Leone XIV ha percorso le grandi tappe della storia francese, soffermandosi sul motto nazionale «Libertà, uguaglianza e fraternità» e arrivando alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata a Parigi nel 1948. Non sono mancati poi i riferimenti all’impegno della Chiesa cattolica in Francia in favore dei più bisognosi, come pure i riferimenti all’impegno nel mondo educativo. Il Papa ha quindi affrontato temi di attualità come l’intelligenza artificiale, le sfide della scienza e della tecnologia e il rispetto della vita, affermando: «A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata».

Sull’impegno sociale e politico da parte dei cristiani, Leone XIV ha chiarito che esso è espressione di una giusta laicità che «non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio». Ovvero, «il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria». Perciò – ha proseguito – «una giusta laicità non consiste […] nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune».

Il Papa ha quindi chiesto alla Francia di «rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo» e, infine, ha ripreso il motto francese, affermando: «Che la vostra libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune; la vostra fraternità abbracci l’intera umanità; e l’uguaglianza a cui aspirate si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società». A conclusione dell’incontro, il Pontefice ha raggiunto la Nunziatura apostolica, dove ha soggiornato durante la permanenza a Parigi.

«La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità»

Nel pomeriggio del primo giorno in Francia, Leone XIV si è recato alla sede dell’Unesco, dove è stato accolto dal Direttore generale, l’egiziano Khaled Ahmed El-Enany Ali Ezz, dall’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione, mons. Roberto Campisi, e, con un entusiasmo forse inaspettato, dai molti membri del personale. Dopo aver ascoltato le parole di benvenuto del Direttore generale, Leone XIV, nel suo intervento davanti ai rappresentanti dei 194 Stati membri e agli osservatori, ha riconosciuto l’Unesco come «un interlocutore privilegiato al servizio del bene comune» e un «luogo nel quale l’umanità riflette su di sé, sulla propria storia e sul proprio futuro». Proseguendo, si è chiesto «che cosa significa essere umani», affermando che «la nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità. Per tutti gli esseri umani, la generazione comporta un legame originario, una comunione di vita che ha nella famiglia la sua sorgente e il primo contesto educativo».

Sulla situazione in cui versa l’umanità nei nostri giorni, il Papa ha definito la guerra come «la più terribile delle “opere umane”», «poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere». In particolare per quanto riguarda le nuove tecnologie, ha insistito perché «rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia». Ha anche invitato a riflettere sulla fragilità e «sull’immensa dignità di ogni persona umana, una dignità che rimane intatta anche nelle circostanze più vulnerabili, fino alla morte stessa» e che «richiede cura amorevole in ogni fase della vita».

Ai membri dell’Unesco, Leone XIV ha ancora chiesto di «dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani», così che nell’era digitale la loro vulnerabilità non diventi mai occasione di sfruttamento. Le nuove tecnologie – ha osservato – devono «sostenere la loro crescita, la loro formazione e le loro relazioni, salvaguardando la loro libertà di pensare e di discernere, e rimanendo sempre al servizio della dignità della persona umana». Infine, constatando i sentimenti contrastanti con cui il mondo guarda oggi alle istituzioni internazionali e alla loro «crisi di efficienza», il Papa ha invitato gli ascoltatori a promuovere la fiducia e la speranza, proprio nei settori di attività dell’Unesco: il dialogo tra le culture, l’educazione come «strumento per superare reciproche paure» e la scienza posta al servizio della vita di ogni essere umano.

«Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa»

Al termine della visita alla sede dell’Unesco, Leone XIV ha preso per la prima volta la papamobile per raggiungere, in un tragitto di circa 5 km, la cattedrale di Notre-Dame. Fiancheggiando le strade, una moltitudine stimata di circa 300.000 persone lo ha salutato gioiosamente, come a mettere in luce il passaggio dalla parte più ufficiale del programma della giornata a quella più direttamente pastorale.

Notre Dame è stata riaperta il 7 dicembre 2024, tornando a risplendere in tutta la sua bellezza dopo gli imponenti lavori di restauro a seguito dell’incendio avvenuto il 15 aprile 2019. All’ingresso in cattedrale, il Papa è stato accolto dall’arcivescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, e, dopo essersi fermato nella cappella del Santissimo e aver venerato la reliquia della corona di spine, ha raggiunto l’altare per la celebrazione dei Vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate e i seminaristi.

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Durante l’omelia, Leone XIV si è soffermato sul senso della ricostruzione della cattedrale parigina, congratulandosi per i criteri soggiacenti alle scelte operate e affermando: «In questo contesto, la Chiesa ha interpretato il proprio compito in termini non solo di conservazione, ma anche di creatività, facendo vivere la tradizione con l’audacia di chi ha fede ed è rivolto alla Speranza». Proprio in questo senso, il Papa ha spiegato che «la comunità cristiana non si costituisce come enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo. Si offre, al contrario, come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti».

In un ambito di culto per eccellenza, non sono mancati, nelle parole del Pontefice, i riferimenti alla liturgia e alla sua dimensione evangelizzatrice: «La nobile semplicità del canto, della parola, del gesto liturgico possono rappresentare per molti uno squarcio, un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa». In questo modo – ha proseguito il Papa – diventiamo contemporanei di Cristo e «della sua vita tutta donata al Padre per il mondo». Leone XIV si è quindi riferito alla liturgia come a «uno specchio della vita» e al «dono più grande che possiamo condividere», per cui ha chiesto a tutti di mettere al di sopra delle «personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio». Infine ha rivolto un invito pressante alla missione: «Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santità e di missione quotidiana».

«Voi siete i santi di Francia»

La sera, Leone XIV ha raggiunto lo Stade de France, situato nel comune di Saint-Denis, a circa 10 km dal centro di Parigi, per la veglia con 80.000 giovani venuti da tutta la Francia. Dopo il benvenuto del vescovo di Saint-Denis, mons. Étienne Guillet, e brevi parole di una delegazione di giovani, lo stadio ha fatto da cornice a uno spettacolo sulla storia del cristianesimo in Francia, con al centro la testimonianza dei suoi numerosi santi. Questo sguardo al passato non è stato un ricordo nostalgico, perché, appena il Papa ha preso la parola per rispondere alle domande di due giovani, ha puntato subito al presente e al futuro, affermando a braccio con chiarezza: «Voi siete i santi di Francia». L’applauso entusiastico che ne è seguito ha mostrato come il messaggio fosse stato compreso e accolto.

Nelle risposte ai giovani, Leone XIV si è mostrato consapevole dell’ambiente in cui vivono. Ha riconosciuto che la società sembra essere indifferente a Dio, aggiungendo però: «Che molti siano estranei alla questione di Dio è, in effetti, un problema; ma lo è altrettanto che molti siano estranei alla questione dell’uomo». Ha quindi fatto appello alla convivenza fraterna che il messaggio cristiano promuove, «perché invita liberamente ciascuno ad ascoltare una notizia di pace e di salvezza». Quindi, di fronte all’ansia e all’incertezza che ostacolano l’entusiasmo, il Papa ha evidenziato che «non esiste fallimento dal quale Dio non possa sollevarci», chiedendo a tutti di «mantenere il cuore aperto» dinanzi alle sofferenze altrui e di impegnarsi nel servizio.

Rivolgendosi a tanti giovani, Leone XIV non ha fatto mancare un riferimento alla ricerca della propria vocazione, affermando: «Il Signore non vi parla in modo confuso, ma si rivolge a ciascuno chiamandovi per nome, e vi invita a seguirlo perché vi ama». Si tratta – ha proseguito – di una chiamata al servizio, di una risposta all’amore ricevuto. In particolare, il Pontefice ha indirizzato parole di incoraggiamento a quelli «che sentono la chiamata a seguire Gesù sulla via più stretta del sacerdozio o della vita consacrata»: «Cari amici – ha detto –, non abbiate paura di questa chiamata!».

La veglia è proseguita con un tempo di preghiera e di raccoglimento davanti alla Croce e alla Santa Tunica di Argenteuil, venerata dalla tradizione come la veste che Gesù indossava durante la Passione. Con questo momento di forte interiorità, si è concluso un incontro in cui sono stati ben visibili il coinvolgimento e la commozione, non soltanto dei giovani, ma anche del Papa stesso.

«Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi»

Il 26 settembre, secondo giorno del viaggio papale, ha avuto inizio con la visita a la Maison Bakhita, un centro dell’arcidiocesi di Parigi dedicato all’integrazione sociale dei migranti. Leone XIV ha ascoltato testimonianze di persone che vi sono accompagnate e ha voluto esprimere il senso più profondo del lavoro del centro con queste parole: «Il Cristo povero e crocifisso si lascia incontrare e amare in uomini e donne che ci chiamano a uscire da noi stessi e a osare la carità». Ha poi ringraziato le persone che nella Francia intera sono impegnate in istituzioni simili, lasciando loro parole di incoraggiamento: «Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo».

Il secondo momento della mattinata si è svolto all’Institut Catholique de Paris, un importante centro universitario fondato nel 1875, che accoglie oggi 11.000 studenti. Dopo un momento di raccoglimento nella chiesa, dove erano radunati professori e studenti, il Papa ha raggiunto l’auditorium Georges Bernanos per l’incontro con i membri dell’Assemblea sinodale provinciale, i catecumeni e i neofiti. Si è trattato di un’occasione per riflettere sulle richieste crescenti di iniziazione cristiana da parte di giovani adulti e sul modo di accoglierle. A questa riflessione è dedicata appunto l’Assemblea sinodale provinciale, il cui Instrumentum laboris è stato consegnato a Leone XIV.

Il Papa ha ascoltato le testimonianze di un catecumeno, di una neofita e di un’accompagnatrice di catecumeni, e poi ha preso la parola, manifestando innanzitutto la propria «gratitudine per l’imprevedibile opera di Dio» e confessando di essere anche lui «stupito dal numero di persone che si riaffacciano sulle soglie della fede e da quanti adulti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana». Riconoscendo che si tratta di «un’opportunità e una missione», ha invitato ad assumere «lo stile proprio di Dio, fatto di vicinanza, compassione e tenerezza», nell’accoglienza e nella «cura del percorso dei catecumeni, dei neofiti e dei ricomincianti». A loro vanno offerti un «accompagnamento solido e costante», una piena integrazione nelle comunità dopo il Battesimo e una formazione integrale che abbracci i diversi aspetti della vita cristiana e favorisca «l’unificazione fra la loro fede e la loro vita». Nel percorso formativo, va data dovuta attenzione – ha sottolineato ancora il Pontefice – alla liturgia, perché i suoi ritmi, linguaggi e riti sono «parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai Sacramenti». Infine, Leone XIV ha chiesto ai suoi ascoltatori di «assumere lo stile del “camminare insieme”», perché «sui sentieri della fede cristiana ci si arricchisce a vicenda, si cresce insieme: preti e laici, padrini, madrine e catecumeni, animatori pastorali e neofiti».

Nel pomeriggio, ha avuto luogo, a Place de la Concorde, la celebrazione eucaristica con la quale si è conclusa la tappa parigina del viaggio apostolico del Papa. In questa enorme piazza e lungo gli Champs-Élysées fino all’Arco del Trionfo, una moltitudine tra le 700 e le 800 mila persone ha partecipato alla celebrazione. Prima di raggiungere l’altare, Leone XIV ha percorso a bordo della papamobile questo tragitto di 2,4 km, sentendo da vicino il calore e l’entusiasmo dei fedeli.

Durante l’omelia, il Pontefice si è rivolto ai presenti, chiedendo loro: «Aspirate a riscoprire un orizzonte luminoso, a costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede. Non tenete la fede in Gesù Cristo solo per voi stessi, ma lasciatela traboccare per dissetare e colmare le persone che incontrate». Quindi, evocando i santi che hanno segnato la storia francese, ha riconosciuto: «Ancora oggi sono numerosissimi nella nostra società, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diverse attività, coloro che continuano a impegnarsi a favore della vita, della famiglia, della verità, della pace, della fraternità, della giustizia». Poi ha voluto incoraggiare le famiglie, i giovani, i catecumeni e i neofiti, invitandoli a diffondere «la civiltà dell’amore».

Al termine della celebrazione, il Papa ha raggiunto l’aeroporto di Parigi/Orly e, a bordo di un aereo di Air France, ribattezzato per l’occasione Cité du Vatican, è partito alla volta di Lourdes[7].

«Pellegrino tra i pellegrini»

Dopo 1 ora e 20 minuti di volo, l’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées. Successivamente alle parole di benvenuto da parte di alcune autorità locali, Leone XIV ha raggiunto Lourdes ed è stato accolto da mons. Jean-Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, nella Grotta delle Apparizioni di Massabielle, nei pressi del fiume Gave de Pau. Qui, nel 1858, ebbero luogo le apparizioni della Vergine Maria a santa Bernardette Soubirous.

Nella Grotta, dopo un momento di preghiera silenziosa, il Papa ha compiuto i gesti tradizionali dei pellegrini: toccare la roccia, bere un bicchiere d’acqua della sorgente e deporre un cero sul candelabro. Ha poi fatto una preghiera, in cui ha chiesto per la Francia «concordia fraterna», attenzione ai più poveri e «governanti saggi e generosi», «desiderosi di servire il bene comune». Per le famiglie cristiane, il Pontefice ha chiesto fede e fervore, apertura generosa alla vita e, al loro interno, la nascita di vocazioni, «in particolare sacerdotali e religiose». Ha quindi pregato per le «persone malate e sofferenti» e «coloro che le accompagnano». Al termine di questo momento di raccoglimento, dopo la consegna della Rosa d’Oro e la benedizione finale, Leone XIV ha raggiunto la Casa vescovile, dove ha soggiornato a Lourdes.

L’indomani mattina, il 27 settembre, presso l’emiciclo Sainte-Bernardette, si è tenuto l’incontro del Papa con i vescovi della Conferenza episcopale di Francia. Il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza, ha pronunciato le parole di benvenuto; poi è intervenuto Leone XIV. Nel suo discorso, il Papa si è riferito all’importanza della devozione a Maria nella storia della Chiesa in Francia e ha esortato i vescovi «a dare prova di coraggio, audacia e creatività missionaria», non stancandosi mai di annunciare il Vangelo. Facendo riferimento alla presenza della Chiesa nella società, essa – ha proseguito il Papa – «ha pienamente diritto» che la sua voce sia «presente nel dibattito pubblico in Francia». Leone XIV si è quindi congratulato con i vescovi per la loro determinazione e coraggio «durante i recenti dibattiti sul fine-vita» e li ha esortati «alla perseveranza, assieme a tutte le persone di buona volontà che difendono gli stessi valori».

Nelle parole del Papa ai vescovi non sono nemmeno mancati i riferimenti al «contesto di laicità molto particolare» e l’invito «ad essere vigilanti, per difendere la libertà e il diritto della Chiesa a evangelizzare, a educare alla vera libertà e a praticare pubblicamente il culto». Tra le sfide affrontate dalla Chiesa nel Paese, Leone XIV ha dato particolare risalto all’educazione, ribadendo che, senza escludere nessuno, l’insegnamento cattolico ha il diritto di avere un progetto educativo proprio che abbia al centro Cristo. Importante anche il riferimento al «doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o nel contesto ecclesiale». A questo proposito, il Papa ha ringraziato i vescovi per il loro operato e li ha incoraggiati a «proseguire sulla strada intrapresa, mantenendo la massima vigilanza». E tra le sfide da affrontare, si è riferito al «calo delle vocazioni alla vita consacrata, in particolare alla vita contemplativa» e all’accompagnamento delle famiglie nell’approfondimento della loro vita di fede.

Podcast | INTELLIGENZE ARTIFICIALI E PERSONA UMANA

La nostra epoca sarà ricordata come quella della nascita delle intelligenze artificiali. Quella che stiamo vivendo non è altro che la fase iniziale di una rivoluzione informatica e tecnologica che ha lanciato l’intelligenza delle macchine. Qual è l’impatto sociale di queste nuove tecnologie e quali sono i rischi? A queste domande è dedicata una serie in 4 episodi di Ipertèsti, il podcast de La Civiltà Cattolica.

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La preoccupazione per l’unità ha segnato la parte finale del discorso del Papa: non una «piatta uniformità», ma la convergenza «in una comune professione di fede, mediante l’obbedienza ai pastori legittimi e, in particolare, al Successore di Pietro». Quindi, «un’unità dinamica che si nutre della Tradizione della Chiesa – dai Padri fino al Concilio Vaticano II – e del Magistero postconciliare». L’auspicio rivolto ai vescovi francesi è stato di nuovo missionario: che il popolo di Dio possa proseguire «con ardore la sua missione di annunciare e far amare Gesù Cristo, perché il mondo abbia la vita».

La mattinata si è conclusa con la celebrazione eucaristica nel verde della Prairie del Santuario di Lourdes, con la partecipazione di circa 150.000 fedeli. Durante l’omelia, Leone XIV ha ripreso l’invito della Vergine Maria a santa Bernardette, «un invito alla conversione, al tempo stesso tenero e pressante», rivolto al singolo ma anche alla Chiesa stessa. «Essa – ha detto il Papa – deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno».

Proseguendo la sua riflessione, il Pontefice ha manifestato una particolare attenzione ai malati e agli anziani, con parole interpellanti sul rispetto per la vita in ogni circostanza: «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana». Un santuario dove «nessuna fragilità viene respinta», anzi, è rispettata, accolta e trasfigurata «dall’amore infinito di Dio», così come la vita stessa, che è sacra, perché «dono prezioso di Dio». Al termine dell’omelia, ancora un invito alla missione: «[Da Lourdes] ripartirete come missionari della speranza. È il miracolo di questo luogo: suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore».

A Lourdes, «la fragilità non viene nascosta»

Nel pomeriggio, Leone XIV ha fatto visita all’Accueil Notre-Dame, struttura che accoglie i pellegrini malati o anziani, dove ha incontrato gli operatori e gli assistiti. Proprio in questo incontro con le persone malate, a Lourdes dove – come ha precisato – «la fragilità non viene nascosta», il Pontefice ha voluto condividere le riflessioni più sentite sulla dignità di ogni persona, «per il semplice fatto di esistere e di avere come fine l’eternità». Perciò – ha ribadito con voce forte – «è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta». E ha aggiunto, senza esitazioni: «Ciò che è legale non è necessariamente morale». Poi, rivolgendosi direttamente agli operatori sanitari, Leone XIV ha chiesto loro di «ricordare il significato profondo della propria vocazione: prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla». Al termine dell’intervento, di nuovo parole di incoraggiamento rivolte direttamente ai malati: «Non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa».

Dopo una breve visita al Carmelo di Lourdes, il Papa è tornato alla Casa vescovile, dove ha incontrato sette persone vittime di abusi da parte di membri del clero e della Chiesa di Francia. Si è intrattenuto con ciascuna di loro e ha ascoltato le loro storie e la sofferenza vissuta. Al termine, si è raccolto con tutte e ha rivolto loro alcune parole, ringraziando per la dolorosa testimonianza e ribadendo il proprio impegno e l’auspicio di poter lavorare insieme perché il male vissuto non si ripeta per altri e la comunità dei fedeli sia sempre più un luogo in cui tutti possano trovare conforto e guarigione.

La sera, nel Santuario, «pellegrino tra i pellegrini», il Papa ha partecipato alla preghiera del Rosario e alla tradizionale e suggestiva processione aux flambeaux. Anche qui, nel discorso che ha pronunciato, ha voluto incoraggiare i malati che, sapendosi «amati e salvati da Gesù», «sono testimoni privilegiati di questa trasfigurazione dell’esistenza, attraverso la fede e l’amore per Dio e per il prossimo».

«Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità»

Conclusasi a Lourdes la seconda tappa del viaggio papale, la mattina presto del 28 settembre Leone XIV ha raggiunto l’aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées, da dove è partito alla volta di Metz, capoluogo del dipartimento della Mosella. La città, a lungo contesa tra la Germania e la Francia, è diventata simbolo della volontà di riconciliazione tra i popoli, impegno del quale è stato protagonista Robert Schuman, uno dei padri d’Europa, la cui vita, intimamente legata a Metz, ha simboleggiato questa storia di confini mutevoli e identità incrociate.

Dopo 1 ora e 40 minuti di volo, l’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine, dove Leone XIV è stato accolto dall’arcivescovo di Metz, mons. Philippe Ballot, e da autorità locali. Il Pontefice ha quindi raggiunto il Centro congressi Robert Schuman, dove si sono svolti due eventi: uno dedicato al dialogo interreligioso e l’altro intitolato Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità. Nel primo, è stato letto L’appello di Metz, in difesa del dialogo e della pace, firmato poi da sei rappresentanti religiosi. In questa occasione, il Papa ha evocato Robert Schuman come «ambasciatore dell’unità nella diversità» e ha invitato al dialogo che esprime con semplicità la propria identità e, allo stesso tempo, si apre «alla diversità dell’altro». Ha quindi ribadito che l’invocazione del «nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome» e si è riferito al discorso religioso come a uno strumento per «disarmare i cuori e le parole». Infine, ha chiesto che «la fecondità delle tradizioni religiose», oltre al «loro servizio alla pace e alla fratellanza», si manifesti nel «proteggere, accompagnare e servire la vita», circondandola «di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine».

Nell’evento dedicato alle radici europee, dopo i saluti del presidente Macron e del cardinale Jean-Marc Aveline, il Papa si è ampiamente ispirato al pensiero di Schuman per incoraggiare l’Europa e i suoi responsabili a essere fedeli alla propria storia. Tra i padri fondatori dell’Europa contemporanea, Leone XIV ha ricordato Alcide De Gasperi e, andando proprio alle radici, san Benedetto e i suoi monaci, affermando che senza di loro «la civiltà europea così come la conosciamo non esisterebbe». Riguardo alle migrazioni e all’arrivo in Europa «di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore», il Papa ha chiesto di «cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture». Poi ha ricordato quanto aveva detto a giugno scorso nella sua visita alle Isole Canarie, in Spagna, sul rispetto della dignità umana e il significato ampio dello sforzo di integrazione, ovvero l’accoglienza insieme alla volontà «di entrare nello spirito della casa» che accoglie[8].

In un intervento sull’Europa non poteva mancare il tema della pace, da non confondere – ha detto Leone XIV – «con un ingenuo irenismo», ma, allo stesso tempo, guardandosi bene «dall’illusione del riarmo». Riconoscendo che, al giorno d’oggi, «le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare», il Pontefice ha chiesto all’Europa di «porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi». Leone XIV ha poi dedicato l’appello finale ai giovani, augurandosi che abbiano «il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace» ed esortandoli a non avere «paura di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro».

 Nel primo pomeriggio, dopo una pausa presso la Casa vescovile, il Papa ha raggiunto in papamobile, sempre molto festeggiato lungo le strade, la cattedrale di santo Stefano per la celebrazione eucaristica. La cattedrale è una delle più maestose opere dell’architettura gotica francese, e le sue vetrate, che le hanno valso il soprannome di «lanterna del Buon Dio», rappresentano la più vasta opera di vetreria gotica d’Europa. Alla celebrazione hanno partecipato il presidente Macron, sua moglie Brigitte, il gran duca di Lussemburgo Guglielmo V, con la granduchessa Stéphanie e altre autorità, insieme a circa 35.000 persone, che stavano all’interno della cattedrale e nelle aree limitrofi.

Durante l’omelia, tenendo presente la storia della città che lo ospitava, Leone XIV ha rivolto ai suoi ascoltatori un forte appello alla concordia e alla riconciliazione, con queste parole: «Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione». E ha aggiunto, con drammatica attualità: «Metz e la Mosella testimoniano al mondo intero che la riconciliazione è possibile solo quando si ha il coraggio di spezzare la catena del risentimento». A proposito di queste parole del Papa, va segnalato il valore simbolico dell’altare della cattedrale, realizzato nel XXI secolo in bronzo ottenuto dalla fusione di vecchi cannoni tedeschi[9]. Al termine della Messa, Leone XIV ha indirizzato parole di ringraziamento alle autorità civili e religiose e a tutti quanti lo hanno accolto in Francia. Poi ha raggiunto l’aeroporto, dove si è congedato dal presidente Macron e dalle autorità. È quindi partito alla volta di Roma con un volo speciale di Air France, arrivando nella capitale all’inizio della notte.

* * *

Due giorni dopo il ritorno a Roma, nell’udienza generale del 30 settembre, Leone XIV ha ripercorso le tappe del viaggio in Francia[10]. Ha espresso gratitudine e ha ricordato momenti particolarmente significativi, parlando di «rinascita»: da quella materiale della cattedrale di Parigi a quella spirituale, testimoniata dall’aumento delle richieste di battesimo da parte degli adulti e dall’entusiasmo e dal fervore dei giovani.

Nel suo viaggio in Francia, dappertutto il Papa ha lasciato un messaggio di incoraggiamento e ha fatto appello alla missione. In molteplici occasioni, si è fatto avvocato della dignità di ogni persona in tutte le circostanze e «fino all’ultimo respiro». Alle persone più fragili o ferite, ha voluto trasmettere vicinanza e speranza, come è avvenuto in modo particolare a Lourdes. E a Metz si è prodigato per promuovere la riconciliazione e richiamando al tempo stesso le radici cristiane dell’Europa. Ai giovani, ha detto con gioia e convinzione che sono «i santi di Francia», indicando loro un programma di vita.

Nel suo ruolo di Pastore universale, Leone XIV ha seminato molto e in ogni terreno. Spetta ora alla Chiesa in Francia, come ha riconosciuto il cardinale Aveline, assumersi la responsabilità di trovare i modi di annaffiare quanto è stato seminato[11]. E chissà se il Papa, in questo viaggio, non abbia voluto rispondere con un chiaro «sì» alla domanda provocatoria posta molti anni fa: La France, pays de mission?[12].

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[1] Cfr World Bank Group, Data France (https://data.worldbank.org/country/france).

[2] Cfr M. Duhamel, «Entretien avec Guillaume Cuchet, “Mutations du catholicisme français, entre effondrement et réveil de la foi”», in Vatican News (https://tinyurl.com/mttxu8j6), settembre 2026.

[3] Ivi.

[4] Cfr F. Euvé, «Le pape en France», in Etudes, n. 4340, settembre 2026(www.revue-etudes.com/article/le-pape-en-france/28896″ target=”_blank” rel=”noopener noreferrer”>https://www.revue-etudes.com/article/le-pape-en-france/28896″>www.revue-etudes.com/article/le-pape-en-france/28896),

[5] Il discorso del presidente Macron si può consultare in www.elysee.fr/front/pdf/elysee-module-27357-fr.pdf” target=”_blank” rel=”noopener noreferrer”>https://www.elysee.fr/front/pdf/elysee-module-27357-fr.pdf”>www.elysee.fr/front/pdf/elysee-module-27357-fr.pdf

[6] Gli interventi e le immagini del viaggio di Leone XIV in Francia si possono trovare in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/francia-25-28settembre2026.html

[7] Lo stesso aereo di Air France ha portato Leone XIV da Lourdes a Metz e da Metz a Roma.

[8] Cfr J. Buades, «Nelle Canarie il Papa ha levato la voce per umanizzare le frontiere», in Civ. Catt. 2026 III 70-82.

[9] Cfr C. Killé, «Savez-vous comment des canons allemands se sont transformés en autel à la cathédrale?», in Le Républicain Lorrain (https://tinyurl.com/d77aeuc3), 19 settembre 2026.

[10] Cfr Leone XIV, Udienza generale, 30 settembre 2026, in https://tinyurl.com/2fefxfec

[11] Cfr J.-Ch. Putzolu, «Après la visite du Pape, l’Église de France a le devoir d’en “arroser les semences”», in Vatican News (https://tinyurl.com/374exx2c), 28 settembre 2026.

[12] Cfr H. Godin – Y. Daniel, La France, pays de mission?, Lyon, Les Éditions de l’Abeille, 1943.




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 «Affinché il mondo abbia la vita». Il viaggio apostolico di Leone XIV in Francia

Nuno da Silva Gonçalves

Direttore de La Civiltà Cattolica.



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