«Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997»[1]. Con queste parole papa Leone XIV, incontrando la diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano il 18 settembre, in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale, ha annunciato pubblicamente l’avvio della fase diocesana del processo per la causa di beatificazione di mons. Di Liegro.
Il Papa ha poi indicato il cuore dell’esemplarità di don Luigi: «Il dono che egli fa al nostro cammino non sta anzitutto nelle opere che ha fatto: Don Luigi, prima di costruire qualunque cosa, ha voluto “vedere”. Nel 1969 commissionò un’indagine sulla religiosità dei romani, perché aveva imparato che non c’è incarnazione del messaggio senza ascolto della realtà. Nel suo ultimo intervento, poche settimane prima di morire, don Luigi disse ai suoi operatori: “Il discernimento è questa domanda: Signore, dove sei?”»[2].
Ripercorrendo la sua vita e, soprattutto, individuando i tratti peculiari della sua visione pastorale, intendiamo evidenziare l’attualità della sua testimonianza, articolando una sintesi che ne mostri il valore profetico.
Profilo biografico
Luigi Di Liegro nacque a Gaeta il 16 ottobre del 1928, ultimo di otto figli, da una famiglia di umili origini[3]. Il padre tentò più volte senza successo la via dell’emigrazione[4]. Entrato in seminario all’età di 10 anni presso il Santuario del Divino Amore a Roma, Luigi venne ordinato sacerdote dal cardinale Clemente Micara il 4 aprile del 1953. Nominato viceparroco di San Leone Magno al Prenestino, abbracciò la sfida dell’evangelizzazione nel contesto di una città in rapida espansione, fra disuguaglianze crescenti e il progressivo indebolimento del tessuto cristiano. Abbracciò il metodo della «revisione di vita» elaborato da p. Joseph Cardijn nel contesto della pastorale del mondo operaio, strutturato secondo la triade «vedere, giudicare, agire». Nel frattempo divenne assistente diocesano del Movimento lavoratori di Azione Cattolica.
Nel 1964 Micara lo chiamò in vicariato per dare forma all’Ufficio pastorale, che nel 1972, con il cardinale Angelo Dell’Acqua, prese il nome di «Centro pastorale per l’animazione della comunità cristiana e i servizi socio-caritativi», di cui don Luigi divenne direttore. Erano gli anni del postconcilio, in cui la diocesi del Papa scelse di assumere un profilo pienamente pastorale in ordine alla cura della città. L’Indagine sociologica sulla religiosità dei romani del 1969,
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