«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: / navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, / e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. / E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, / come lacrime nella pioggia. / È tempo di morire». La bellezza e la fragilità della vita, la sua misteriosa precarietà sono espresse con queste parole da Roy, un androide che è giunto al termine della sua aspettativa di vita e si spegne sotto la pioggia, di notte.
Con questo monologo termina il film Blade Runner (1982) di Ridley Scott, una delle pellicole più note del genere fantascientifico. Anche chi non lo ha visto, probabilmente ha sentito l’incipit «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi». E chi non conosce almeno di fama la saga di Star Wars o di Star Trek, i nomi di Isaac Asimov o di Ray Bradbury? Nomi e loghi accomunati dall’appartenere al grande genere della fantascienza, che quest’anno ad aprile ha compiuto un secolo di storia.
Nell’aprile del 1926, infatti, compariva per la prima volta il termine scientifiction. Coniato da Hugo Gernsback nel 1924, apparve come neologismo due anni dopo, sulla rivista da lui fondata – la prima dedicata a questo genere letterario e ai racconti contraddistinti dalla nuova sigla –, Amazing Stories: the Magazine of Scientifiction. La parola nell’arco dei 10 anni successivi si semplificò e trovò la sua forma, da allora immutata, di Science Fiction[1].
L’editore Gernsback, scrittore a sua volta, ebreo nato in Lussemburgo nel 1884, si era trasferito negli Stati Uniti d’America a vent’anni nel 1904. Nel 1908 aveva fondato la prima rivista, Modern Electrics, dedicata agli usi presenti e futuri dell’elettronica. Il suo nome passa alla storia però con Amazing Stories. Nei primi numeri la nuova rivista ristampa racconti di H. G. Wells, Jules Verne e Edgar Allan Poe. Nell’editoriale dell’aprile 1926, nel quale propose il termine scientifiction, Gernsback scrisse: «Con scientifiction intendo le storie alla Verne, Wells e Poe, vicende avvincenti mescolate a nozioni scientifiche e visioni profetiche. Non solo queste incredibili storie sono tremendamente affascinanti da leggere, sono anche istruttive. Forniscono conoscenza in maniera molto appetibile. Le avventure immaginate dalla scientifiction di oggi sono tutt’altro che impossibili da realizzarsi domani»[2].
Gernsback morì nel 1967, stimato e aureolato dalla notorietà del pioniere fondatore, tanto da dare il proprio nome
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