Un mondo di disuguaglianze
Le disuguaglianze tra le società, e anche al loro interno, sono in crescita da oltre un quarto di secolo. L’«abisso di disuguaglianza» tra le società più ricche e quelle impoverite è aumentato negli ultimi due secoli, passando da un rapporto di 1 a 3 a un rapporto di 1 a 80, dove «1» rappresenta il valore corrispondente alle società impoverite[1]. La crescente disparità dei redditi costituisce un’altra e distinta «grande divergenza»[2] della modernità più recente (1990-2025). All’interno di ciascuna società, il cosiddetto «coefficiente di Gini» – concetto introdotto nel 1912 dal demografo italiano Corrado Gini (1884-1965) – misura la disuguaglianza nell’accesso al reddito, attribuendo il valore 0 a una teorica uguaglianza assoluta e 100 alla massima disuguaglianza. A titolo esemplificativo, segnaliamo che per il 2024 l’indice è stato pari a 32,2 in Italia, 31,2 in Spagna, 30,0 in Francia, 29,4 in Germania e 29,6 nell’Unione europea (30,1 nel 2023)[3].
La Legge fondamentale di Bonn (Grundgesetz) del 1949 si impegnò a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitavano l’uguaglianza tra i cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Oswald von Nell-Breuning (1890-1991), l’accademico gesuita che ricordiamo in questo articolo per la sua importanza nell’ambito della dottrina sociale della Chiesa, non operò a livello mondiale, ma nella costruzione di un modello economico per la Trizona, configurata dopo la Seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e dalla Francia nella parte occidentale della Germania. La sua riflessione si orientò verso la ricerca di un modello per la riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali. Sebbene nel 1948 nella Trizona fosse stata raggiunta la piena occupazione, quella società restava profondamente disuguale, poiché reddito, terra e capitale – le tre forme di accesso alla proprietà – erano concentrati in poche mani. Ampi strati della popolazione restavano estranei all’istituzione della proprietà. Inoltre, l’affermazione delle idee comuniste nell’Unione Sovietica metteva in pericolo la pace sociale.
Di fronte a questa situazione e alla proposta comunista di collettivizzazione della proprietà privata dei mezzi di produzione, fondata sulla dottrina della lotta di classe, Nell-Breuning propose un modello collocato nell’orizzonte del solidarismo, che partiva da una concezione giusnaturalistica della proprietà privata come istituzione ordinatrice della società, dotata di un’essenziale funzione sociale. Posto che una delle principali modalità di accesso alla proprietà era il lavoro,
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento