Secondo ogni parametro convenzionale, l’Ucraina avrebbe già dovuto aver perso da tempo la guerra. Sta combattendo un avversario con una popolazione 3,75 volte superiore, un territorio 28 volte più esteso e un’economia 12 volte maggiore. Ciò ha richiesto determinazione, ingegno militare, sociale, impegno politico, sostegno internazionale e anche la tenuta delle istituzioni.
Negli ultimi mesi le notizie sulla guerra che arrivano dal fronte sono più favorevoli per l’Ucraina. I combattimenti sono duri, ma le autorità ucraine credono che le loro forze, guidate dai droni, abbiano trovato un modo per contrastare l’offensiva dell’esercito russo. Da diversi mesi sono in grado di mettere fuori combattimento le truppe del nemico a un ritmo più veloce di quanto questi non riesca a rimpiazzarle. Per far fronte a tale necessità, la Russia ha ridotto a soli 10 giorni la durata dell’addestramento delle sue truppe migliori. «La Russia continua a gettare corpi nel fuoco, ma con risultati sempre più scarsi. È in ritardo di almeno due anni rispetto alle già ridotte tempistiche previste per la conquista del Donbass, l’obiettivo politico chiave di Putin»[1].
Il generale di brigata Pavlo Palisa, vicecapo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, afferma che Mosca ha nuovamente ordinato al suo esercito di raggiungere i confini amministrativi delle province del Donbass, questa volta entro l’autunno. Egli respinge tale prospettiva: «Non tutto – ha detto – sul campo di battaglia si può quantificare. Abbiamo un vantaggio in termini di professionalità, velocità, tecnologia e morale»[2].
Come accennato, l’efficacia delle recenti campagne ucraine è dovuta all’utilizzo dei droni. Gli attacchi a medio raggio stanno devastando le linee di rifornimento russe; quelli a lungo raggio colpiscono obiettivi strategici, dagli impianti petroliferi alle fabbriche di armi, a volte, come si è visto di recente, a più di 1.000 chilometri all’interno del territorio russo. Le informazioni di intelligence a tale riguardo spesso vengono fornite dagli Stati Uniti.
La guerra si fa sentire sul fronte interno ucraino, a causa dei missili e droni russi che senza sosta colpiscono le centrali elettriche, quelle idriche e altre strutture. Questo inverno la capitale è stata vicina a un blackout totale. Ciò ha ridotto la crescita del Pil di circa 2,5 punti percentuali. Taras Chmut, attivista della società civile ed ex consigliere del ministero della Difesa, afferma di essere ora più preoccupato per l’energia che per il fronte: «Le guerre non si combattono con gli eserciti, ma con le società. Se la fiducia nella nostra capacità
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