L’11 dicembre 1925 papa Pio XI fondava a Roma il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (Piac), quasi a voler chiudere un perimetro accademico di area archeologica costituita già in precedenza dalla Commissione di Archeologia Sacra e dalla Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Papa Leone XIV, in occasione del centenario di fondazione del Piac, ha pubblicato una lettera apostolica intesa a «condividere alcune riflessioni che – ha scritto il Papa – ritengo importanti per il cammino della Chiesa nei tempi presenti»[1]. Si tratta di uno scritto vergato in stile scorrevole e trasparente quanto a comprensione, incisivo e ricco quanto a soggetti trattati e a riflessioni poste al lettore. Va da sé che l’oggetto formale dello scritto è l’archeologia cristiana – si noti che l’aggettivo specifica l’orizzonte semantico della disciplina –, operante nella vita del Piac quale forza motrice verso una più viva e attuale comprensione dell’eredità che le comunità cristiane del passato hanno trasmesso alla Chiesa di oggi.
La struttura della lettera
Nel Proemio del documento il Papa lascia trasparire, in forma netta e chiara, punti cardini essenziali nella lettura del cristianesimo: l’archeologia è riaffermata «come una componente imprescindibile dell’interpretazione del cristianesimo e, per conseguenza, della formazione catechetica, teologica […]. Per noi cristiani la storia è un fondamento cruciale». L’orizzonte nel quale il cristianesimo è nato e vive è la storia, e l’archeologia aiuta a chiarire e a illuminare la vita della comunità cristiana espansa nel tempo[2]. Se questo fondamentale principio ermeneutico è da applicarsi alla Chiesa di Roma, vale a dire alla comunità cristiana nata in questa città – non si dimentichi che il documento papale è intenzionalmente motivato dal centenario del Piac –, il lettore è chiamato ad applicarlo in tutte quelle contrade ove la fede in Gesù Cristo ha fatto nascere una comunità, una ecclesia.
La lettera si snoda su sei punti che, facendo perno sull’archeologia, si volgono verso orizzonti vasti e contemporanei: 1) la casa dell’archeologia; 2) l’archeologia come scuola dell’incarnazione; 3) una memoria per evangelizzare; 4) saper vedere oltre; 5) il valore della comunione accademica; 6) educare la memoria, custodire la speranza.
L’incipit della lettera si rivolge espressamente al Piac, inteso come luogo, casa dell’archeologia. L’Istituto, legato alla Commissione di Archeologia Sacra e alla Pontificia Accademia Romana di Archeologia, diventa il luogo per eccellenza ove si foggiano gli archeologi, studiosi delle antichità cristiane che restano patrimonio dell’iniziale vita cristiana di Roma. Il Papa ricorda quanto il
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