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IL «MULTITASKING»: OPPORTUNITÀ O DISPERSIONE?

Quaderno 4029

pag. 242 - 256

Anno 2018

Volume II

5 maggio 2018

ABSTRACT – Un aspetto rilevante del mondo culturale odierno è la ricchezza di opportunità, favorita dalla velocità e potenza degli strumenti a disposizione. Questa modalità di approccio può essere riassunta con il termine multitasking, che esprime anche simbolicamente una mentalità e un ideale: la possibilità di portare avanti un numero sempre più grande di compiti, impegni e relazioni contemporaneamente. Possibilità meravigliose e impensate fino a pochi decenni fa, con vantaggi e facilitazioni evidenti che si trovano sotto gli occhi di tutti.

L’essere umano tende per sua natura a operare su più fronti contemporaneamente: la rivoluzione digitale ha amplificato questi aspetti, consentendo di accedere a realtà molteplici, frutto – per riprendere il titolo di un saggio di Marc Prensky – di una «mente aumentata».

Eppure le ricerche dicono che tutto ciò è solo un aspetto di questo «cambiamento di paradigma». La «mente aumentata» presenta anche dei costi aumentati, e il bilancio finale ritorna in pareggio, in maniera analoga a quanto accaduto per ogni ritrovato della tecnica. Anche la velocità, la praticità e la possibilità di compiere con facilità operazioni molteplici presentano «perdite» di altro tipo, di cui è bene essere consapevoli, in particolare nell’ambito delle decisioni di vita.

Una generale tendenza alla dispersione, stimolata dal multitasking, può diventare l’unico aspetto «stabile» della propria giornata. Nel grande bazar di possibilità a disposizione è paradossalmente proprio la capacità di decidere a essere penalizzata, per ridursi a un assaggio estemporaneo di proposte molteplici e contrastanti, o a un vagare da un luogo all’altro in maniera «nomadica». In tal modo si resta incerti di fronte a una scelta, che rimane sempre sulla carta.

Come possibile aiuto a vivere al meglio le possibilità dispiegate dal multitasking si propone la mindfulness, l’esercizio della consapevolezza, intesa come capacità di accogliere ed esplicitare pensieri e affetti nel momento in cui ci si accinge a occupare ruoli e compiti molteplici, ponendo a se stessi la domanda: lo voglio? E se non lo voglio (o vorrei viverlo diversamente), sono in grado di riprendere il controllo dei pensieri, delle emozioni e delle decisioni che hanno dato origine agli automatismi che portano alla dipendenza?

La mindfulness riprende una verità ben nota alla tradizione spirituale: la consapevolezza, intesa come «essere presenti al presente», capacità di riconoscere il bene qui e ora, è l’analogo psicologico della virtù evangelica della «vigilanza». La vigilanza, in questo contesto, può essere intesa come la «custodia» del pensiero, dello sguardo, della parola, che finisce per tradursi in azione coerente.

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«MULTITASKING»: OPPORTUNITY OR DISPERSION?

A relevant aspect of today’s cultural world is the wealth of opportunities, favoured by the speed and power of the tools available. This way of approach can be summarized by the term «multitasking». It has brought obvious advantages and facilitation that are apparent to everyone. Perhaps less evident are the costs of this new mindset. This article presents both sides of multitasking, focusing in particular on the possible repercussions on life decisions. Here we are dealing with a very important aspect for pastoral care in its ability to present a life project which leads to definitive choices: mindfulness, namely the exercise of awareness.

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