Fëdor Dostoevskij

FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ

Una teologia che parte dall’esperienza di frontiera

Quaderno 4104

pag. 542 - 551

Anno 2021

Volume II

19 Giugno 2021
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Arte e vita

Pochi uomini forse hanno vissuto in modo così intenso l’inquieto XIX secolo come ha fatto Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-81), e difficilmente la forte esperienza della propria epoca, una vita personale piena di sventure e l’elaborazione artistica di ciò che ha vissuto si sono compenetrate tanto profondamente in altri quanto in lui.

Quando il suo romanzo epistolare di esordio Povera gente (1846) venne accolto entusiasticamente dalla critica, il giovane ingegnere minerario sembrava destinato a diventare uno scrittore di successo. Ma la sua carriera venne improvvisamente interrotta nel 1849, quando fu imprigionato e condannato a morte per alto tradimento a causa della sua partecipazione a un gruppo di lettura. Tuttavia, nel dicembre 1849 venne graziato, letteralmente all’ultimo minuto, e la sua pena commutata nella reclusione. Egli stesso, nel suo romanzo L’ idiota (1868), racconta la storia di un uomo conosciuto dal principe Mýškin: «Quest’uomo un giorno, insieme ad altri, era stato condotto sul patibolo e gli era già stata letta la sentenza di condanna a morte mediante fucilazione per reati politici. Venti minuti più tardi gli venne invece letta un’altra sentenza che gli concedeva la grazia commutandogli la pena; tuttavia, durante quei venti minuti, o almeno un quarto d’ora, quell’uomo era vissuto con l’assoluta certezza che di lì a qualche minuto sarebbe morto».

I successivi cinque anni di reclusione nella fortezza di Omsk – che in ogni caso lo segnarono profondamente – Dostoevskij li descrive nelle sue Memorie dalla casa dei morti, che però non sono una vera e propria autobiografia, quanto piuttosto un racconto fittizio a sfondo autobiografico. Seguono altri cinque anni di esilio in Siberia, durante i quali…

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FYODOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKY. A theology that starts from the experience of the frontier

The bicentenary of the birth of Fyodor Michajlovič Dostoevsky (1821-81) is also an important date for theology. His experience of violence and death and epilepsy meant that the Russian writer felt very deeply about what was happening in politics, social life, and the Church; and posed the question of God in a very radical way. In particular, The Idiot shows us that, according to Dostoevsky, it is only from the frontiers, from the Russian experience, that an answer to this question can be found.

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