Lo schema della Commissione dottrinale preparatoria
Il 23 novembre 1962, mentre l’Assemblea conciliare iniziava a discutere il testo sui mezzi di comunicazione sociale, fu distribuito l’atteso schema De ecclesia, che per un gran numero di vescovi rappresentava la ragion d’essere del Concilio. Molti erano, infatti, coloro che pensavano che il Concilio dovesse innanzitutto completare la dottrina sulla Chiesa ed equilibrare la Costituzione del Vaticano I Pastor aeternus, tutta incentrata sulle prerogative e sui poteri del Papa, in particolare sulla dottrina del primato e dell’infallibilità pontificia.
Quel Concilio, convocato l’8 dicembre 1869, pur avendo elaborato uno schema ecclesiologico completo, aveva deciso di trattare soltanto questa parte, ritenuta in quel momento la più urgente e controversa, in quanto oggetto di attacchi da parte sia del mondo laico sia di alcuni settori interni della Chiesa strettamente legati agli Stati nazionali. In ogni caso il Vaticano I, a causa della guerra franco-prussiana, fu interrotto e aggiornato sine die all’estate del 1870. Ecco perché, quasi un secolo dopo, molti Padri interpretarono la convocazione di un nuovo Concilio come la continuazione di quello precedente. Questo, però, non era il progetto di Giovanni XXIII, il quale, nell’allocuzione di apertura Gaudet mater ecclesia, si mosse in ben altra direzione, sollecitando un Concilio di aggiornamento, aperto al mondo, pastorale e, soprattutto, libero dalle pesanti ipoteche del passato.
Il De ecclesia arrivò in Concilio dopo che erano stati discussi in Assemblea due importanti schemi: quello sulla liturgia, che in qualche modo proponeva una nuova immagine di Chiesa, e quello sulle fonti della Rivelazione, che aveva ricevuto molte critiche e aveva mostrato l’incongruenza degli schemi redatti nella fase preparatoria, ben lontani dalle direttive affidate dal Papa al Concilio. Nel frattempo i Padri erano maturati nella consapevolezza del proprio ruolo, cioè di non essere stati convocati semplicemente per approvare testi già confezionati dalle Commissioni romane, ma per diventare protagonisti attivi della vita del Concilio e per aiutare la Chiesa nella sua missione di aggiornamento e di rinnovato annuncio del Vangelo, secondo lo spirito dei tempi.
Lo schema sulla Chiesa era stato approntato dalla Commissione teologica preparatoria, presieduta dal card. Alfredo Ottaviani, assistito, nella carica di segretario, dal gesuita p. Sebastian Tromp. Essa si attribuiva il ruolo di Supercommissione, incaricata di redigere i testi più importanti – quelli dottrinali, appunto – da portare in Concilio. Molti dei suoi componenti sostenevano infatti che soltanto tale Commissione avesse il diritto di trattare in esclusiva questi argomenti.
Lo schema sulla Chiesa
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