OLTRE LE COLLINE

Quaderno 3900

pag. 641

Anno 2012

Volume IV

FILM

a cura di V. FANTUZZI

OLTRE LE COLLINE (Romania – Francia, 2012). Regista: CRISTIAN MUNGIU. Interpreti principali: C. Stratan, C. Flutur, V. Andriuta, D. Tapalaga, C. Harabagiu, G. Tandura, V. Agache, N. Covali, I. Ghinea.Si può partire dalla fine. Uno schizzo di fango imbratta il parabrezza del cellulare della polizia in sosta davanti al commissariato di una piccola città ai confini tra Romania e Moldavia. Nel cellulare un pope e alcune suore ortodosse aspettano di essere sottoposte a un interrogatorio. Nel piccolo con-vento situato tra le colline non lontane una ragazza è morta dopo essere stata maltrattata nel corso di un esorcismo praticato con metodi brutali. Il pope e le suore, accusati di omicidio, saranno condannati a pene diverse secondo i loro gradi di responsabilità. Questi i fatti realmente accaduti nel convento rumeno di Tanacu (poi chiuso), descritti in due romanzi (dove la cronaca prevale sulla fantasia) da Tatiana Niculescu Bran, dai quali il regista Cristian Mungiu ha ricavato il film Oltre le colline, ammirato al festival di Cannes 2012 per la qualità dello stile, il rigore delle immagini e il livello eccellente del casting (palma d’oro come migliori attrici alle due interpreti principali). Nel passaggio dalla realtà allo schermo, la vicenda ha subìto qualche ritocco. La nuda cronaca si limitava a dire che una ragazza andò a trovare un’amica, religiosa in un convento, vi rimase per qualche giorno e ne uscì morta. I giornali riferivano che la morte era avvenuta nel corso di un esorcismo. Tutto qui. Mungiu chiede perché la ragazza in questione sia andata a trovare l’amica nel convento. Quale relazione c’era tra le due? A questa e ad altre domande il regista ha trovato risposta non tanto nella realtà dei fatti quanto nella sua volontà di raccontare una storia credibile e coinvolgente. Le due amiche, egli dice, abbandonate dai rispettivi genitori quando erano ancora in fasce, sono cresciute insieme in un orfanotrofio e, fin da piccole, hanno imparato a proteggersi l’una con l’altra dalle comprensibili difficoltà di un ambiente privo di affetti veri. Congedate dall’orfanotrofio ancora giovani, una, Voichita (Cosmina Stratan), si era rifugiata nel convento, l’altra Alina (Cristina Flutur), dopo aver trascorso qualche tempo presso una famiglia che la sfruttava, era andata a lavorare come cameriera in Germania.Accorgendosi di non riuscire a vivere senza la sua amica, Alina si è recata a cercarla nel convento con l’intenzione di portarla a lavorare con sé su una nave da crociera. Esplode così il dramma che è presente in ognuna delle scene del film, risolte per lo più con lunghe riprese in continuità. Le due amiche sono diverse tra loro. Voichita si è integrata nell’atmosfera chiusa del convento, soggiace alla dottrina impartita con tono severo dal pope (Valeriu Andriuta), che al pari delle consorelle chiama «papà», obbedisce agli ordini della madre superiora (Dana Tapalaga), che chiama «mamma», compie con fedeltà impeccabile le pratiche religiose e condivide con le consorelle le fatiche domestiche.Alina, in questo contesto, non può non apparire come un elemento estraneo. La sua presenza disturba il ben composto quadro d’insieme sul quale indugia la macchina da presa. La sua mentalità e l’esperienza vissuta all’estero la portano lontano dai pensieri dei quali si nutre la mente di Voichita. Pare che, in un ambiente dove nessuno osa mettere in discussione le idee precostituite, lei sia la sola a pensare con la propria testa. La tragedia monta a poco a poco. Il malessere del quale Alina soffre assume ben presto l’aspetto di una crisi isterica. A nulla vale l’intervento dei medici (rigorosamente laici e pertanto contrari alla mentalità che vige nel convento). Con il ripetersi degli attacchi matura la convinzione che Alina debba essere sottoposta a un esorcismo. Il pope decide di intervenire. Le suore sono pronte ad aiutarlo. Siccome Alina si agita e dice parole sconnesse, viene legata a una croce rudimentale e imbavagliata. Quando, ridotta in queste condizioni, è abbandonata, per penitenza, nel freddo della sacrestia senza cibo né acqua, la sua sorte è segnata.E Voichita? Durante i primi accertamenti compiuti dalla polizia, la giovane suora comincia a rendersi conto della situazione in cui vive. Il sacrificio «laico» della sua amica vale ad accendere in lei un barlume di consapevolezza.

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