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Il Vangelo della Domenica

«Ascoltatelo!»

Giancarlo Pani

26 Febbraio 2026

Trasfigurazione di Cristo, Giovanni Bellini.

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti» (Mt 17,1-9).

La Trasfigurazione è un episodio centrale nei Vangeli sinottici: non solo perché presente in tutti e tre i Vangeli, ma perché segue la predizione della passione, morte e risurrezione di Gesù e l’invito a prendere la propria croce e a seguirlo (Mt 16,21-24). Ecco chi è il Signore Gesù: il servo che ha dato la vita per noi ed è risorto. La Chiesa vuole che fin dall’inizio della Quaresima sia chiara la meta del nostro cammino penitenziale: la Pasqua.

Sull’alto monte Gesù si trasfigura, cioè cambia aspetto, appare splendente di luce soprannaturale che irradia dal suo stesso corpo: è la gloria del risorto. Accanto a lui appaiono due personaggi: Mosè ed Elia, i rappresentanti della Legge e dei Profeti. Gesù nella gloria è il compimento sia della legislazione mosaica, sia del profetismo: la novità del Cristo s’incarna nella storia del suo popolo, al punto da essere il nuovo Mosè e il nuovo Elia.

Con questo evento Gesù prepara i discepoli ad accogliere il mistero della croce e insieme la gloria della risurrezione. Nell’Antico Testamento non si può vedere Dio, poiché chi vede Dio muore. Mosè vede lo splendore di Dio ma solo di spalle (Es 33,18 ss). Elia sperimenta la presenza di Dio non nel tuono, non nella tempesta, non nel fuoco, ma «nel sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,12). Ora la gloria di Dio si rivela in Gesù: «Questi è il Figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento».

La Trasfigurazione di Gesù – l’esperienza fondamentale della sua vita – non è accaduta tutti i giorni, ma una sola volta. Nel battesimo si era udita la voce del Padre; ora quella voce chiede di ascoltare il Figlio. Gesù è la Parola da accogliere, l’irradiazione della gloria, il servo che dona la vita nella croce, il Cristo che salva. Chi ascolta e vive la Parola è testimone del Vangelo, diventa una persona libera, impara ad amare il fratello. Poiché il Signore si rivela anche nel volto dei fratelli, nella loro storia, nei loro bisogni, nei loro problemi.

Pietro non capisce quello che accade, ma intuisce che sta assistendo a qualcosa di meraviglioso: «Signore, è bello per noi essere qui! Facciamo tre capanne….». All’udire la voce del Padre i discepoli sono presi da grande paura, cadono con la faccia a terra. Poi, alzando gli occhi vedono soltanto Gesù che li incoraggia a non aver timore. La nostra fede non si basa su eventi straordinari, né in esperienze affascinanti, ma nell’accettazione di quella Parola nella realtà della vita, con i suoi imprevisti e sorprese, le contraddizioni e durezze, tenendo presente la luce pasquale.

La Trasfigurazione è quindi «una profezia» di Pasqua, dove la risurrezione di Gesù è anche la nostra risurrezione: si risorge nella fedeltà alla Parola, nella preghiera perseverante, nella penitenza («Lasciatevi riconciliare con Cristo!»), nel dono di sé fatto ai fratelli, nel servizio umile a chi è nel bisogno, nell’amarsi gli uni gli altri come Lui ha amato noi.

La prima lettura ci ricorda la fede luminosa di Abramo alla chiamata del Signore (Gen 12). Paolo per«simmetria» (2Tm 1,8-10) ricorda la vocazione santa a cui siamo chiamati, non per le nostre opere ma per la grazia.


Papa Leone XIV: «Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. […] La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente».

«Ascoltatelo!»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

26 Febbraio 2026


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