RECENSIONE

UN VESCOVO IN ARABIA

La mia esperienza con l’islam

Quaderno 4042

pag. 409 - 410

Anno 2018

Volume IV

17 novembre 2018

In un mondo globalizzato, nel quale, volenti o meno, i popoli vengono sempre più spesso a contatto per i motivi più diversi, un posto privilegiato riguarda l’incontro tra cristianesimo e islam. «Musulmani e cristiani assieme costituiscono oltre la metà della popolazione mondiale. Se musulmani e cristiani non sono in pace, il mondo non può essere in pace» (p. 104). Queste parole, scritte dai capi religiosi dell’islam a quelli cristiani e ribadite anche da diversi Pontefici, sono il leitmotiv di fondo del libro, scritto da un vescovo cattolico, svizzero e cappuccino, che si è trovato proiettato, secondo lo spirito missionario del suo ordine, a essere il vescovo di tutta la parte meridionale dell’Arabia, Emirati Arabi Uniti compresi.

Questo libro non è quindi un trattato sul dialogo tra le religioni o un esame storico delle loro relazioni, ma il frutto di un’esperienza. L’autore, con molta pacatezza ma anche con convincente passione, racconta la propria vita in Arabia, e non solo nei territori che costituiscono il Vicariato apostolico a lui affidato. Esperienza personale e comunitaria, ma rivissuta alla luce della fede e del messaggio cristiano. Ambiente tanto diverso da quello della sua verde Svizzera (l’Argovia, Aargau in tedesco) e molto più simile al paesaggio in cui Gesù è vissuto.

Se in Europa siamo spesso ossessionati dalla presenza massiccia di immigrati islamici, lo stesso si sperimenta, in senso inverso, nella penisola arabica. Nei soli Paesi del Golfo vivono circa 2 milioni e mezzo di cattolici, in buona parte immigrati da oltre 100 nazioni: dalle Filippine all’India ecc. In genere essi costituiscono una manodopera indispensabile alla modernizzazione della penisola, grazie al denaro che il petrolio fornisce ai vari governi.

Ma le situazioni sono molto diverse tra i vari Stati. Il Bahrein è un’isola di libertà in un mare di Paesi assai meno tolleranti in fatto di religioni non islamiche. In Arabia Saudita nessun atto di culto pubblico è consentito, anche se molti occhi si chiudono sulle celebrazioni private.

Per l’autore, è continuo il confronto tra l’Europa occidentale, dove era abituato a muoversi in abiti civili, senza segni che lo indicassero come religioso, e l’Arabia, dove la religione è sempre ostentata e fa sempre parte della vita pubblica e civile. Egli si chiede se dovunque, anche nei Paesi secolarizzati, la religione non abbia bisogno di un minimo di visibilità e di evidenza.

Gli immigrati cristiani in Arabia vivono con passione – e con molti sacrifici, dopo settimane di duro lavoro – le Messe domenicali, che diventano segno vivo della loro appartenenza, e nelle quali la Chiesa si manifesta come patria e come punto di riferimento.

Anche se i rapporti negli ultimi decenni sono decisamente migliorati, in Arabia non c’è libertà di religione, ma solo di culto, sebbene spesso questa sia accompagnata da un vero dialogo, anche tra religioni (cfr p. 14). Ma un’autentica reciprocità non esiste. Da noi il problema dell’integrazione è argomento di discussione quotidiano; in Arabia nessuno parla di integrazione, anche se gli immigrati sono sempre più indispensabili. I non islamici non ottengono la cittadinanza, con rarissime eccezioni in Bahrein.

In Germania si è affermato più volte che «l’islam è parte della Germania», ma una frase simile, a parti invertite, in Arabia sarebbe impensabile, sebbene le tracce cristiane in questo Paese, in genere ignorate, siano antichissime, precedenti all’islam.

Il volume è una serie di riflessioni fatte ad alta voce, piene di fede e anche di buon senso, nelle quali emergono i vari problemi del dialogo, della convivenza, degli usi alimentari ecc. Si parla ampiamente degli sforzi – in genere apprezzati, ma non sempre ben riusciti – dei Papi per creare un’intesa, anzitutto di azioni buone comuni, ma anche di testimonianza, che renda visibile l’efficacia del cristianesimo. Soprattutto è forte la spinta a una reciproca conoscenza, che aiuti entrambe le parti religiose a superare pregiudizi e molti frutti infausti di una storia spesso dolorosa e anche di guerre.

Il linguaggio chiaro e convincente, le descrizioni molto vive e concrete sono elementi che aiutano il lettore a conoscere meglio gli aspetti dell’incontro tra due comunità religiose differenti, ma con punti comuni, che spesso sono sconosciuti a entrambe.

PAUL HINDER
Un vescovo in Arabia. La mia esperienza con l’islam
Verona, EMI, 2018, 208, € 18,00.

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