RECENSIONE

ULISSE E IL CAPPELLAIO CIECO

Pasquale Maffeo

Quaderno 4063

pag. 102 - 103

Anno 2019

Volume IV

5 ottobre 2019

Sono 15 capitoli che, in un palinsesto prensile e consequenziale, rendono godibile il romanzo Ulisse e il cappellaio cieco dello scrittore di Castellammare di Stabia (Na) Raffaele Bussi.

Il tracciato si snoda lungo un itinerario metastorico che riporta e travasa venture e sventure di famosi protagonisti della classicità greca nell’inquadratura di un malessere che configura l’odierna babele sociale, nutrita di supponenze, ignoranze e approssimazioni. Ne risulta un fondale di concorrenze e ciurmature politiche di un’umanità divenuta inumana, malavitosa, nemica di sé, responsabile di guasti epocali inferti alla natura che la ospita.

La lettura coglie un metaforico aggiornamento di tutte le calamità contemporanee, stigmatizzate dall’alta cifra etica che illumina la coscienza dell’autore: Raffaele Bussi, narratore, saggista e giornalista di frontiera.

Passiamo a esaminare i singoli capitoli.

Nel primo compare Minerva, dea della sapienza e delle arti, a colloquio con Zeus, reggitore dell’Olimpo, dio della luce e della folgore, che decide di disfarsi di Ulisse imponendogli di rimettersi in mare per compiere un lungo viaggio in compagnia del vecchio cappellaio cieco Varoufakis, abilitato a vendere la sua merce nel porto di Itaca.

Nel secondo ricompare Minerva sotto mentite spoglie, insinuatasi a incontrare Ulisse per indirizzarlo a ricercare e capire le cause del malessere che affligge le genti nell’antico Continente.

Nel terzo capitolo Ulisse incontra il cappellaio Varoufakis e gli chiede di essergli compagno di viaggio in una nuova avventura. Il cappellaio, dopo un lungo confronto, accetta senza esitazioni. Intanto sull’Ellade incombe il pericolo di un’invasione di sconosciuti razziatori che solcano l’oceano.

Nel quarto Ulisse informa Penelope della sua nuova partenza.

Nel quinto il re di Itaca visita terre ricche e terre povere, tra cui l’isola di Lesbo, dove, ospite dell’arconte Solone, viene gratificato, insieme a Varoufakis, con una serata di poesia in cui Alceo e Saffo leggeranno le proprie liriche.

Nel sesto capitolo è descritta la partenza da Lesbo con l’ordine di drizzare la prua verso la Trinacria, l’odierna Sicilia. Una volta arrivati, costeggiando l’isola, Palinuro griderà ai suoi uomini di attraccare e gettare l’ancora nel porto di Siracusa. È una posizione che garantisce tranquillità e riposo a tutti. Il vecchio veggente, grazie a un cappello frigio che gli fa riacquistare la vista e la memoria, narra la storia della guerra tra Siracusa e Atene, segnalando in particolare le latomie sicule, in cui i prigionieri greci furono barbaramente rinchiusi, destinati a morire senza cibo e senza una goccia d’acqua.

Nel settimo è descritto il viaggio che da Siracusa porta a Pithecusa, antico nome di un centro mercantile in cui arrivavano a da cui partivano navi cariche di frumento, olio e vino. Un terribile terremoto interruppe poi i traffici, fece crollare le case e distrusse i locali di deposito che erano nel porto. Oggi l’isola si chiama Ischia, è un frequentatissimo centro idrotermale e vanta un castello quattrocentesco su un isolotto raggiungibile camminando su un ponte. Ulisse e il profetico veggente si recano al castello per far visita al vecchio Nestore, re di Pilo, figlio di Neleo e di Clori, famoso per la sua saggezza, ospitato nel castello per trascorrervi qualche mese di riposo.

Nell’ottavo capitolo riprende la traversata marina, diretta questa volta a Neapolis, ossia nel luogo che i primi coloni greci avevano occupato per rimanervi. Difatti vi costruirono Parthenope, centro urbano il cui toponimo richiama la sirena che viveva in mare di fronte, a Positano, maliarda di insidiosi incantesimi. Il capitolo termina con il racconto delle vicende partenopee, esteso fino al tempo dell’occupazione romana.

Nel nono capitolo si va già verso la conclusione. Ulisse deve compiere la missione di attraversare le Colonne d’Ercole. Le attraversa, e nei successivi capitoli lo troviamo prima a Cartagine, ospite della regina Didone, e poi nell’isola di Ogigia, per incontrare Calipso. Ma una brutta sorpresa attende lui e Varoufakis, li colpisce e dà un significato all’intera circumnavigazione, quando si vedono circondati da onde cosparse di un galleggiante putridume: sono escrementi della vita di oggi.

Il nuovo mondo da scoprire non è che l’Occidente della nostra Europa. Il re di Itaca ha compiuto la sua missione. Rimane da segnalare la felice campitura narrativa di Bussi, il timbro marcante della sua scrittura lucida e pregnante, l’attenzione a non cadere in inutili ripetizioni. Il romanzo va letto e goduto nella sua singolare integrità.

RAFFAELE BUSSI
Ulisse e il cappellaio cieco
Roma, Armando, 2019, 144, € 12,00.

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