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Lo studio di René Laurentin è ancora oggi il più completo e documentato su quanto è accaduto a Lourdes tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858. Iniziato per onorare il centenario delle apparizioni su incarico del vescovo di Tarbes e Lourdes, esso venne completato nel 1966. Questo libro compendia i tomi 2, 4 e 5 dell’opera Lourdes. Histoire authentique des apparitions, di cui si sono omesse le note, i criteri metodologici, l’elenco dei testimoni, l’esame dei circa 10.000 documenti riguardanti le apparizioni (tomo 1), la descrizione particolareggiata del luogo, le modalità delle apparizioni, le singole parole comunicate dalla Vergine (tomo 3).
La narrazione evidenzia alcune costanti presenti nella maggior parte delle apparizioni ufficialmente riconosciute dalla Chiesa. Anzitutto, la povertà e le umili origini dei protagonisti: la famiglia Soubirous, composta all’epoca dai genitori e da quattro figli, si era ridotta a vivere di stenti in una stanza di soli 16 mq, «un tugurio infetto e buio», un tempo carcere, abbandonato nel 1824 proprio per le sue pessime condizioni igieniche. Bernadette patì la fame e soffrì a lungo di asma, da cui guarì anni dopo, bevendo l’acqua della sorgente. Ciononostante, volle continuare a vivere in povertà anche quando, a motivo della crescente seppur non voluta fama, molti cercarono di aiutarla economicamente: «“Mi brucia”, dice, quando a sorpresa le fanno scivolare del denaro in tasca» (p. 454). Inoltre, era analfabeta, non sapeva né leggere né scrivere, e anche durante il periodo delle apparizioni non riuscì a imparare il catechismo per poter ricevere la Comunione.
Un altro aspetto costante è la spiritualità. L’incontro di Bernadette con la «Bianca Signora» avviene sempre in un clima di preghiera, scandito dal rosario, in ginocchio, ogni volta che si reca alla grotta, e dall’invito a fare penitenza per le anime dei peccatori.
Quando cominciano a spargersi le voci sull’accaduto, Bernadette è travolta dal vortice delle reazioni più diverse: «Lourdes oscilla tra l’entusiasmo, l’irritazione, lo scrollar le spalle, la perplessità» (p. 200). Ma tutto questo non la turba; più volte interrogata e accusata di inventarsi tutto dalle autorità, che minacciano di incarcerarla, Bernadette non si scompone, resiste ai tentativi di manipolazione con una calma e fermezza che lascia interdetti gli interlocutori: «Io dico la verità e loro dicono delle menzogne» (p. 243). Nonostante le ripetute proibizioni di recarsi alla grotta, c’è una forza irresistibile che l’attrae. Tutti dicono che è la Vergine Maria, ma lei ripete sempre di non saperlo; soltanto durante la sedicesima apparizione (25 marzo) ne conoscerà il nome. Un nome che Bernadette ripete senza capire: «Io sono l’Immacolata Concezione» (p. 393).
Chi la osserva in quei momenti nota che il suo viso si trasfigura, sembra estraniarsi. Nel corso dell’apparizione del 7 aprile le sue mani restano a contatto con la fiamma del cero per 10 minuti senza mostrare segni di dolore o di ustione. Come dichiarerà il medico Dezous, presente al fatto e fino ad allora scettico sulla vicenda: «Non so cosa tu abbia visto. Ma ora credo davvero che tu veda qualcosa» (p. 417).
Come si legge nella Prefazione, scritta da mons. Jacques Perrier, vescovo di Tarbes e Lourdes, «l’inchiesta di padre Laurentin è stata nello stesso tempo facile e difficile: facile, perché i documenti – contemporanei ai fatti e provenienti da fonti in opposizione tra loro – non mancavano; difficile, perché tali documenti erano numerosissimi. Padre Laurentin ha svolto un lavoro critico meticoloso […]. Qui il risultato è un racconto semplice, sorprendente tanto quanto i fatti che narra; serio, ma mai noioso» (p. 8).