Descrivere l’attuale situazione dell’Ucraina – un Paese che da quasi cinque anni resiste all’invasione russa – significa confrontarsi con una profonda dissonanza. Da un lato, la nazione combatte per preservare la propria indipendenza entro i confini internazionalmente riconosciuti, contro un progetto che fin dall’inizio ha minacciato la sua sovranità e l’identità nazionale; dall’altro, si osserva come la struttura statale e i servizi pubblici continuino, per quanto possibile, a funzionare. Al di fuori delle aree occupate o delle zone di confine regolarmente colpite dagli attacchi aerei, istituzioni e agenzie statali si adoperano per svolgere i propri compiti con la massima continuità: si può fissare un appuntamento medico, andare al cinema o a teatro, acquistare un biglietto ferroviario, aprire un conto bancario o avviare un’attività commerciale. Pur esistendo restrizioni ai viaggi all’estero per gli uomini sopra i 22 anni, gli spostamenti internazionali restano parte della quotidianità, come testimoniano i numerosi passeggeri ucraini in partenza dagli aeroporti vicini – Rzeszów, Cracovia, Chișinău – e le lunghe code ai controlli doganali presso i valichi stradali e ferroviari.
L’osservazione di fenomeni che, in tempo di pace, passerebbero probabilmente inosservati – come il numero di automobili di lusso con targa ucraina parcheggiate davanti a ristoranti eleganti a Varsavia – può, nel contesto della guerra in corso, generare una sensazione di dissonanza e sollevare interrogativi sulla percezione stessa del conflitto, il che rivela come ci si confronti non soltanto con la realtà della guerra, ma anche con l’immagine che si ha del suo possibile svolgimento. Molti abitanti dell’Europa centrale associano la guerra a un’occupazione permanente, a frequenti attacchi aerei, a esecuzioni pubbliche e al
lavoro forzato: una rappresentazione che deriva dal lascito testimoniale della Seconda guerra mondiale, conclusa ottant’anni fa. A ciò si aggiungono le immagini dei conflitti a Gaza e in Medio Oriente, che seguono dinamiche proprie: conflitti che, pur riflettendo aspetti reali, non determinano necessariamente il modo in cui lo scontro russo-ucraino è destinato a svilupparsi. Le rappresentazioni della guerra che percepiamo – siano esse legate alla memoria del Secondo conflitto mondiale o ai conflitti contemporanei – riflettono aspetti autentici, ma non implicano che il conflitto russo-ucraino debba seguire schemi già conosciuti.
Dall’inizio dell’invasione russa sono state rilasciate dichiarazioni da parte di politici allora influenti, come Viktor Orbán, il quale già nel 2023 sosteneva che l’Ucraina non era più un Paese sovrano[1]. Parallelamente, nonostante il conflitto armato e le sue conseguenze, il Paese ha registrato un
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