RECENSIONE

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

John Bowlby e la sua scuola

Simone Loria

Quaderno 4041

pag. 306 - 308

Anno 2018

Volume IV

3 Novembre 2018
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Jeremy Holmes, visiting professor presso l’Università di Exeter, con i suoi trentacinque anni di lavoro come consulente psichiatrico e psicoterapeuta nel National Health Service (Sistema sanitario nazionale britannico) ha ricevuto il premio Bowlby-Ainsworth Award per i suoi contributi alla teoria dell’attaccamento. In questo libro ripercorre il cammino biografico di Bowlby, presenta la nascita di questa teoria e il suo sviluppo per merito di Mary Ainsworth e di Mary Main. Vengono esaminati anche i nuovi studi sull’argomento (Mikulincer, Shaver, Fonagy e Bateman) e l’applicazione della teoria a diversi ambiti della psicoterapia (cognitiva, psicoanalitica ecc.).

Il volume è diviso in tre parti. Nella prima – «Origini» – si racconta di Bowlby, dei suoi studi a Cambridge, della sua iniziale appartenenza alla Società psicoanalitica, scissa allora in due fazioni che si ricollegavano alle figure di Melanie Klein e Anna Freud. Bowlby se ne distacca, concepisce il trauma ambientale come causa delle nevrosi e dei disturbi del carattere, dando vita alla sua nuova teoria. Esposta nella sua trilogia Attaccamento e Perdita (pubblicata dal 1969 al 1980), essa viene illustrata a partire dagli studi iniziali di Bowlby sulla «deprivazione materna», condotti grazie all’esperienza vissuta con ragazzi disadattati.

Nella seconda parte – «Teoria dell’attaccamento» – l’autore mostra che questa teoria da Bowlby era concepita come disciplina a sé stante, diversa da psicoanalisi, etologia, teoria sistemica e psicologia cognitiva. Il suo punto focale è l’idea della «vita», considerata come un’escursione a partire da una «base sicura» (p. 63). Si tratta di una «teoria spaziale, sia letteralmente sia metaforicamente: quando sono vicino a chi amo mi sento bene, quando sono lontano sono ansioso, triste e solo» (p. 70).

Mary Ainsworth ha poi introdotto lo strumento della Strange situation per verificare la qualità dell’attaccamento nei bambini. E oggi, grazie agli studi di Mikulincer e Shaver, viene riconosciuto il propagarsi all’età adulta dei modelli operativi che sono stati generati nei primi anni di vita, ma viene anche prospettata la trasmissione dello «stato di attaccamento» alle nuove generazioni attraverso la «mentalizzazione» (Fonagy e Target). Infine, la Strange situation viene ipotizzata come strumento di predizione dell’adattamento sociale. Si potrebbe allora affermare che, «in base agli studi sull’attaccamento, la salute psichica non è proprietà intrinseca dell’individuo. Deriva dalla matrice genitore-figlio e si manifesta, rafforzata o miniata, nelle successive e presenti relazioni» (p. 114).

Nella terza parte – «Implicazioni» –, a partire dalla domanda circa le radici dei disturbi di personalità nell’età adulta, vengono esaminate le implicazioni, nella psicoterapia, delle scoperte fatte fin qui dalla teoria dell’attaccamento. Si considera innanzitutto la relazione tra questa teoria e la psicoanalisi: «L’attaccamento oggi è forse meglio compreso come un sistema motivazionale distinto (che comprende la pulsione, l’affetto, la cognizione e il comportamento) che affianca e integra altri sistemi affettivi, tra cui la sessualità, l’aggressività e l’esplorazione» (p. 142).

Si fa notare che, sebbene la teoria dell’attaccamento sia appunto una teoria e non una pratica psicoterapeutica (Bowlby stesso scelse di fare il teorico e non il clinico), tuttavia essa possiede un grande potenziale psicoterapeutico, capace di ampliare la prima parte del binomio «narrazione-cognizione», di cui si serve la psicoterapia. Nella «narrazione» vengono messe al centro le emozioni, e la «base sicura» – costituita dal terapeuta – ne favorisce il fluire, cioè la narrazione (la teoria dell’attaccamento insiste molto su questo punto, tanto che Bowlby ritiene «terapeutico» il racconto stesso delle emozioni). La seconda parte del binomio, la «cognizione», operando sulla ragione e riconoscendo la modificabilità cognitiva di un’emozione (o delle emozioni tout court), estende e completa questo «quadro» psicoterapeutico.

Viene anche indicato l’aiuto che la teoria dell’attaccamento può dare a diversi approcci psicoterapeutici: per esempio, riguardo all’importanza dell’avere una «base terapeutica sicura»; al ruolo del trauma reale che è all’origine della nevrosi; al metabolismo dei sentimenti di perdita e di separazione; alle cause psicosociali della depressione; all’agorafobia; all’emotività espressa nella schizofrenia; al disturbo borderline di personalità; alla psichiatria di comunità.

JEREMY HOLMES
La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola
Milano, Raffaello Cortina, 2017, 292, € 25,00.

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