RECENSIONE

George Packer

LA FINE DEL SECOLO AMERICANO

La fine del secolo americano

Pamela Salvatori

Quaderno 4115

pag. 517 - 518

Anno 2021

Volume IV

4 Dicembre 2021
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Una vita da romanzo quella di Richard Holbrooke, protagonista di questo libro di George Packer, giornalista di The Atlantic e autore di alcuni celebri saggi. Come si apprende dal titolo, in quest’opera l’attenzione dell’autore si indirizza al cosiddetto «secolo americano», un secolo in cui «il meglio era inseparabile dal peggio». In verità, poco più di mezzo secolo, destinato presto a finire, segnato da profonde contraddizioni, tre tragiche guerre e il dominio della potenza americana, intenzionata a governare il mondo. In Holbrooke, diplomatico del dipartimento di Stato e ambasciatore presso le Nazioni Unite, Packer vede incarnarsi i vizi e le virtù di un intero Paese.

Sorprende l’ampiezza delle ricerche compiute dall’autore per la realizzazione di quest’opera. Tra le fonti principali compaiono gli Holbrooke Papers e interviste a circa 250 persone, realizzate negli Stati Uniti e in altri nove Paesi, tra cui il Vietnam, la Bosnia, la Serbia, la Croazia e l’Afghanistan.

Siamo dunque di fronte a una ben documentata biografia, nella quale risaltano la personalità, le scelte, la smania di potere, l’egocentrismo e quell’ambizione «nuda e cruda» (p. 165) che sembra essere il tratto caratteristico di Holbrooke, «un uomo che non voleva perdersi neanche un minuto della sua vita» (p. 246). Di questa vita Packer ripercorre le tappe essenziali lungo tre sezioni del libro, scandite dalle tre guerre del Vietnam, della Bosnia e dell’Afghanistan.

Solo pochi accenni all’infanzia di Holbrooke; numerose, invece, le pagine dedicate alla sua giovinezza trascorsa in Vietnam. L’autore descrive gli sforzi di Holbrooke per capire la difficile situazione in cui versava il Vietnam, il Paese della sua prima missione di guerra, nonché la progressiva presa di coscienza della drammatica realtà in cui era immerso. Si trattava, tuttavia, degli anni in cui la sua ambizione «sapeva ancora di pulito» (p. 90). Ma di lì a poco, a soli 35 anni, quella stessa ambizione lo avrebbe condotto «nella posizione di poter plasmare la politica del proprio Paese». Infatti, in Vietnam «aveva l’opportunità di alleviare la sofferenza umana, o di ignorarla, o di peggiorarla, il tutto in nome dell’interesse nazionale» (p. 176). Un’altra lunga sezione è dedicata alla missione in Bosnia di un Holbrooke più maturo, ma costantemente alla ricerca del potere, mentre l’ultima parte del libro lo vede in Afghanistan.

Ai drammatici eventi della storia e della politica si intrecciano costantemente i fatti di una turbolenta vita privata, trascorsa tra matrimoni, figli, tradimenti, relazioni occasionali e incontri diplomatici, sino alla morte, che lo sorprese quando la situazione dell’Afghanistan non era ancora risolta: una forte emorragia lo condusse alla fine. Le sue ceneri vagarono per anni, fino alla sepoltura nel 2015.

Per concludere, forse con un pizzico di amarezza, l’autore, rivolto ai suoi lettori, scrive così: «Ora che Holbrooke non c’è più, e stiamo iniziando a conoscere le alternative, non provate anche voi un po’ di rimpianto? In questo senso la storia è crudele. Lui l’amava lo stesso» (p. 588).

GEORGE PACKER
La fine del secolo americano.
Il ritratto di un Paese attraverso l’uomo che ne ha incarnato i vizi e le virtù
Milano, Mondadori 2020, 628, € 32,00.

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