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Quest’anno il Premio Strega Europeo ha attraversato l’Oceano Atlantico
ed è arrivato sino alla lontana Argentina per premiare Leila Guerriero, autrice de La chiamata. Storia di una donna argentina. Il libro parla della storia di Silvia Labayru, donna argentina, oggi settantenne, che negli anni Settanta militò nel gruppo armato dei Montoneros. Sequestrata nel 1976 dai militari collegati alla giunta che aveva deposto Isabel Martínez de Perón, la presidente eletta democraticamente, Silvia fu torturata e tenuta prigioniera sotto minaccia di morte per un anno e mezzo; quando infine venne rilasciata, le fu permesso di espatriare e poté raggiungere la Spagna, dove molti altri esuli avevano già trovato ospitalità e rifugio.
Labayru è una delle poche persone rapite dalle forze militari argentine a essere sopravvissute. Le cifre del fenomeno dei desaparecidos, anche a cinquant’anni di distanza, continuano a impressionare: si calcola che nei sei anni di governo della giunta militare siano scomparse circa 30.000 persone, tra uomini e donne, a volte giovanissimi.
Oltre che per essere sopravvissuta, la storia di Silvia è particolare perché la donna, ventenne all’epoca del rapimento, era incinta. In prigione partorì una bambina, Vera, che fu data ai genitori del marito, compagno di militanza, il quale però nel frattempo era riuscito a scappare.
Il libro è un esempio magistrale di ricerca e ricostruzione giornalistica: è il frutto di innumerevoli interviste raccolte dall’A. tra il 2020 e il 2022, nel tempo complicato del Covid e dei lockdown. Sono i racconti di Silvia e delle tante persone che costituivano il suo ambiente di vita: la madre, il padre, i parenti, i fidanzati, il marito, gli amici, i militanti, i conoscenti.
Ciò che si dispiega lungo le oltre 400 pagine del libro, vero esempio di reportage giornalistico di alto livello, non è solo né tanto il tempo infernale dei primi mesi di prigionia – all’interno del famigerato ESMA, oggi trasformato in un museo della memoria –, né la comprensione problematica dello status di persona da rieducare, nella condizione di sudditanza che la rendeva oggetto di varie forme di violenza e ricatto, sotto la minaccia che qualcosa potesse accadere a lei e ai suoi familiari ancora liberi, alla piccola Vera in primis. È soprattutto la storia del travaglio dei decenni successivi, nei quali Silvia e gli altri pochi sopravvissuti furono additati, ostracizzati, costretti a un esilio nell’esilio per il loro status immorale di sopravvissuti. A fronte delle migliaia di desaparecidos, che cosa li aveva tenuti in vita? Quali compromessi, quali tradimenti, quali atti avevano compiuto per uscire vivi dalle mura dell’ESMA?
Un paragrafo ricorre per sette volte nel libro, identico, quasi a scandire l’intima esigenza che ha spinto Silvia a collaborare a questo progetto e al tempo stesso descrivere le sfide di scrittura per la sua autrice: «Allora, per un certo tempo, ci dedichiamo a ricostruire le cose che sono successe, e le cose che erano dovute succedere perché quelle cose succedessero, e le cose che non sono successe perché succedessero quelle altre. Alla fine, al momento di andare, mi domando come si senta lei quando l’eco della conversazione si spegne. Mi rispondo sempre allo stesso modo: “C’è il gatto, presto arriverà Hugo”. Ogni volta che la rivedo, non sembra desolata ma piena di determinazione: “devo farlo, e lo farò con te”. Non gliene chiedo mai il motivo» (pp. 133; 163; 202; 219 s.; 239; 296; 389).
Ci sembra che tre siano i pregi principali di questo libro. Il primo è legato all’abilità dell’A. nell’orchestrare la massa di testimonianze e di ricordi, di emozioni e di punti di vista etici portati dalle persone coinvolte nei colloqui. Questo intimo equilibrio rende possibile la straordinaria capacità di scrittura delle pagine, nate dalla selezione e dalla composizione delle voci, delle suggestioni, degli ambienti, dei luoghi e dei piani temporali. Il secondo pregio è quello di aver rievocato l’incredibile complessità di una vita umana che dopo l’esperienza del rapimento è proseguita, si è dispiegata, ha vissuto altri momenti di gioia e di dolore, ha conosciuto ancora l’amore e la maternità. Il terzo pregio è che attraverso gli occhi di una singola persona il libro restituisce l’anelito di giustizia e di verità di un Paese che lungo la storia del Novecento ha vissuto momenti di grande travaglio.