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La pedagogia di suor Giuseppina Battista, docente nell’Università Lateranense, nasce da ricerche sul campo e da una feconda esperienza didattica. La si può leggere da punti di vista plurali, nella sua densità, nel suo sviluppo, nelle sue dimensioni, nelle sue prospettive. Ma in ogni caso il lettore è chiamato a soffermarsi sui suoi fondamenti biblici e teologici. Sin dalle prime pagine del libro l’A. ci conduce nel mondo del monoteismo abramitico (ebraismo, cristianesimo, islamismo) che anima tanta storia dell’Occidente e dell’Oriente, come rilevano Vincenzo Bonomo, docente di Diritto, Carla Frova, docente di Storia medievale e Guido Cipollone, professore emerito dell’Università Gregoriana, negli interessanti interventi che impreziosiscono il volume.
È un discorso su fede, religioni, antropologia, storia, che chiarisce termini e concetti: fede, religioni, culture, immagini, progresso scientifico e tecnologico, multiverso, mass media, intelligenza artificiale, linguaggi. Le scienze dell’educazione illuminano le pratiche educative: nell’uno e nell’altro campo si esalta e si promuove la dignità della persona umana. La persona è relazione, e l’educazione non è che educazione alle relazioni ed educazione all’inclusività, che significa solidarietà, giustizia, rispetto, tolleranza, accoglienza, promozione di valori forti.
Il Corano considera un dovere la solidarietà. Per ebrei e cristiani la giustizia – intesa come cuique suum – è diritto alla vita, al nutrimento, al lavoro, alla libertà. Ma la forma più elevata di giustizia «si esprime nel diritto alla misericordia attraverso cui si dona il diritto a chi ne è privo. […] In questo mondo di ingiustizia e di violenza esercitata dagli uomini su altri uomini, la giustizia divina assume la struttura di una scelta “preferenziale” dei poveri» (p. 174).
Il sesto capitolo è una sintesi del discorso pedagogico dell’A.: percorsi di storia dell’educazione, di storia delle istituzioni educative, degli organismi internazionali che si occupano di problemi educativi e scolastici e di ragazzi e di giovani, di teologia dell’educazione, di storia dell’ecumenismo. Battista richiama l’attenzione sulle parole dell’educazione: «istruzione, formazione, socializzazione, scuola, associazionismo, educazione come “condivisione” di cultura, intesa come complesso di valori in cui la persona si riconosce, che apprezza, preserva e difende» (p. 275).
Il discorso si arricchisce con riferimenti puntuali a scenari, correnti, autori che popolano la storia contemporanea: Giovanna Ceccatelli Gurrieri, Carlo Nanni, Maria Montessori, Jacques Maritain, sociologi, pedagogisti, teologi. Per Maria Zambrano l’educazione è un cammino verso la perfezione e la trascendenza: «trascendere, dirigersi verso qualcosa che guida e che sta oltre» (p. 280).
Il documento Unesco del 2019 Ripensare l’educazione: verso un bene comune globale? sostiene che l’educazione è promozione della dignità umana, è sviluppo dell’individuo in relazione agli altri e alla natura. E qui Battista parla di umanesimo: «Un approccio umanistico permette di affrontare il dibattito sull’educazione che oltrepassa il ruolo utilitaristico proprio dello sviluppo economico, avendo come obiettivo l’educazione inclusiva in cui nessuno sia rifiutato o marginalizzato» (p. 276).
Educare significa promuovere giustizia, pace, libertà, democrazia, bene comune, uguaglianza, diritti umani, solidarietà. Papa Francesco, nel Discorso ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per l’educazione cattolica (9 febbraio 2017), sulla scia della Dichiarazione del Concilio Vaticano II Gravissimum educationis, ha ricordato che l’educazione è «una realtà dinamica, è un movimento che porta alla luce le persone» (p. 280).
Accostarsi a questo libro come a un trattato che obbedisce a esigenze accademiche è fuorviante. Esso infatti è un’opera viva, ispirata da un umanesimo aperto al trascendente e da una tensione spirituale, tutta nutrita di un profondo bisogno di chiarezza etica. Mira a indicare vie da seguire per costruire comunità umane armoniose, fondate sulla pace e sulla fraternità. Ed è un invito, anche se non esplicito, allo studio della storia, che rimane maestra di vita: la storia nella sua pienezza, fatta di aneliti profondi, di pensiero, di fede.