RECENSIONE

IL DRAMMA DELL’UMANESIMO ATEO

Valentina Pelliccia

Quaderno 4041

pag. 297 - 298

Anno 2018

Volume IV

3 Novembre 2018
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La casa editrice Jaca Book sta curando la nuova edizione in lingua italiana dell’Opera omnia di Henri de Lubac, in accordo con l’Istituto di Storia della Teologia di Lugano, diretto da Inos Biffi. I diversi lavori del grande teologo francese sono riordinati e pubblicati per nuclei tematici. L’opera che presentiamo costituisce il secondo volume della Sezione prima, intitolata «L’uomo davanti a Dio».

Nella sua Introduzione a questa Sezione, Costante Marabelli ci rende noto che il volume Il dramma dell’umanesimo ateo è stato pubblicato per la prima volta, in lingua francese, nel 1944 e che è formato da una raccolta di articoli apparsi tra il 1942 e il 1943 su la Cité nouvelle di Lione, uniti ad appunti di un corso universitario che de Lubac aveva tenuto su Auguste Comte, con l’aggiunta di ulteriori articoli su Dostoevskij.

Il volume affronta il tema dell’ateismo moderno, soffermandosi su tre figure fondamentali: Feuerbach, Comte e Nietzsche. L’autore mette in luce i loro presupposti teoretici e gli sviluppi che ne sono seguiti sul tema dell’ateismo. Presenta significativi confronti tra Nietzsche e rispettivamente Feuerbach, Kierkegaard e Dostoevskij, evidenziando la capacità di quest’ultimo di risolvere, nei suoi romanzi, la drammaticità della mancanza di senso dell’ateismo nella speranza della fede in Cristo.

L’autore sottolinea l’influenza che Feuerbach, Comte e Nietzsche hanno esercitato nelle filosofie dell’esistenza, nella vita sociale e in quella politica, e come siano stati in grado di formulare un ateismo sempre più positivo e organico. Il loro obiettivo è stato «quello di eliminare completamente il problema che aveva fatto nascere Dio nella coscienza» (p. 13). In nome di un umanesimo radicale che non richiedesse un riferimento a un Soggetto che, nella sua trascendenza, si rendesse sempre presente ed esigente. E tuttavia, come fa notare l’autore, riconoscendo che «non è vero che l’uomo […] non possa organizzare il mondo terreno senza Dio. È vero però che, senza Dio, non può alla fin dei conti che organizzarlo contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo disumano» (p. 13).

Il desiderio di far conquistare all’uomo la propria libertà e di ricondurlo alla consapevolezza della propria grandezza ha portato questi autori a svincolare l’uomo dalla sua relazione con Dio, mostrando come siano state erroneamente attribuite a Dio tutte le caratteristiche che in realtà appartengono all’uomo. Il Dio cristiano è quello che, più di ogni altra divinità presentata nel corso della storia, richiama su di sé in modo completo le affermazioni di grandezza che convengono all’uomo. Per questo il Dio di cui Nietzsche annuncia la morte è chiaramente quello cristiano. E poiché Dio risulterebbe essere un’invenzione umana, frutto di un’alienazione, che opprime l’uomo stesso con il suo potere di giudizio e di condanna, l’ateismo deve essere concepito non come il risultato di una presa di coscienza che viene dopo un processo di riflessione, bensì come una realtà istintiva. Come osserva l’autore, da queste riflessioni, si coglie che tale forma di «ateismo è nella sua stessa radice un antiteismo» (p. 40).

Il vero filosofo, svincolato dalla presenza di Dio, è posto nella condizione di poter vivere e valutare a partire da se stesso. Si trova a vivere, e per questo è chiamato a inventare; è chiamato a saper valutare, e pertanto a creare. Tutto si deve realizzare senza che ci possa essere qualcosa che lo trascenda e che lo metta nella condizione di riconoscersi come il non fondamento di sé. Ma la perdita metafisica di Dio porta l’uomo alla dissoluzione, perché, «che sia in nome del mito o in nome della dialettica, perdendo la verità, perde se stesso» (p. 56).

I personaggi dei romanzi di Dostoevskij, infatti, con le loro inquietudini interiori mostrano il dramma di chi assume per la propria esistenza il vuoto pensiero metafisico che nega Dio quale fondamento. Nel vivere l’angoscia e l’inquietudine di un pensiero privo della giustificazione di Dio, soltanto le necessarie domande sull’agire e i più profondi desideri di bene possono riaccendere una speranza di salvezza, orientando il soggetto verso la fede in Dio, che Dostoevskij non separa mai dalla fede in Cristo. Il trionfo di Dio nell’anima attraversa il dubbio e si rende più forte dei ragionamenti che negano Dio con forza. Poiché, anche se i ragionamenti possono giungere a eliminare Dio, nulla può cancellare nell’uomo il suo bisogno di salvezza e l’inevitabile riconoscimento di Cristo – il Verbo che si è fatto carne – come Salvatore, sorgente di vita.

HENRI DE LUBAC
Il dramma dell’umanesimo ateo
Milano, Jaca Book, 2017, 404, € 30,00.

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