RECENSIONE

IL CROCIFISSO DI FRANCESCO D’ASSISI

Marco Testi

Quaderno 4076

pag. 205 - 206

Anno 2020

Volume II

18 Aprile 2020
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L’accostamento tra Scritture, arte, letteratura e le due storie – quella maiu­scola degli eventi ricostruiti gerarchicamente nel «dopo», e quella delle manifestazioni talvolta impercettibili del «qui e ora» – è il più accreditato metodo di indagine dell’opera medievale. Anche se sul concetto di Medioevo ci si dovrà prima o poi intendere, perché un arco di 1000 anni non può essere considerato né organico né approssimativamente dotato di elementi comuni.

È così che l’attenzione del lettore viene giustamente portata sul contesto che fonda l’iconografia del cosiddetto «crocifisso di San Francesco», custodito nella basilica di Santa Chiara ad Assisi. Il crocifisso che parlò a Francesco, e che, grazie all’approfondita ricerca di Crispino Valenziano, oggi torna all’attenzione di molti, non solo dei fedeli.

Il crocifisso di Francesco d’Assisi è infatti il titolo di un libro in cui la documentazione filologica e iconografica – splendide le foto di Luciano Schimmenti, e anche quelle di Marcello Fedeli, riguardanti le historiae giottesche del sacro Convento – vanno di pari passo con l’afflato mistico e l’ammirazione «abissale» per il Poverello d’Assisi. Come anticipa nella prefazione mons. Rino Fisichella, tre sono i protagonisti di questo volume: la croce di san Damiano, l’inno cristologico della Lettera ai Filippesi e il Santo assisiate.

Un evento narrato dalle fonti francescane diventa trait d’union con la storia dell’arte e con le possibili influenze orientali: probabilmente, secondo studi con cui Valenziano è d’accordo, con una produzione siro-cappadoce, favorita peraltro dalla presenza «in Umbria del monachesimo siro-palestinese» (p. 19). Ciò che colpisce di più in questo libro è la profonda fusione tra l’icona e il mistero francescano. Un mistero valido non solo per questo, ma anche per altri elementi legati alla vita e ai lasciti di Francesco, soprattutto il suo Cantico di frate sole, che ancora oggi fa dibattere e riflettere: in particolare, su come l’opera di un uomo che voleva cancellarsi da un mondo ad alta esposizione mediatica, un uomo che aveva rinunciato a tutto quello che significava cultura in senso lato sia rimasto nella storia della letteratura, mentre molti che avevano come obiettivo il raggiungimento della permanenza in quel mondo non hanno lasciato traccia.

Valenziano affronta i significati profondi dell’iconografia del crocifisso, soprattutto alla luce dell’inno kenotico della Lettera di san Paolo ai Filippesi, immergendosi completamente nel mistero – umano e divino al tempo stesso – di abbassamento, di apparente perdita e di innalzamento. Il fatto è che il Poverello è soggetto a quella «eccedenza» che rivela «la delicatezza di Dio verso l’uomo», immettendo nel Santo il fascino dolente, ma al tempo stesso salvifico, del Numinoso.

Tutti i particolari – prima e dopo il restauro – vengono passati al setaccio di un’indagine che non è solo tecnica, ma supportata da una vicinanza umana che non ne attenua le possibilità interpretative. Anche dove un occhio non abituato correrebbe il rischio di ignorarle, come nel caso della natura che, come ha affermato papa Francesco, ha fatto del Poverello di Assisi il precursore dell’attuale ambientalismo.

CRISPINO VALENZIANO
Il crocifisso di Francesco d’Assisi
Roma, Antonianum, 2019, 136, € 24,00.

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