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Lo studio di Gianluca Casanova, presbitero della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, si propone di approfondire criticamente il tema della corresponsabilità dei pastori e dei laici nella vita e nella missione della Chiesa.
L’analisi nel primo capitolo parte valutando il rapporto tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale così come è emerso dalla dottrina del Concilio Vaticano II. Si è trattato di approfondire il ruolo del popolo di Dio nel superare un rapporto e retaggio asimmetrico tra gli ordinati in sacris e tutti i battezzati, laddove a questi ultimi era riservato un ruolo di mera collaborazione, con funzioni residue e marginali. Il prosieguo dell’approfondimento prende in esame il testo del can. 129 §2 del Codice di diritto canonico (CIC), dove il dettato legislativo relativo alla potestà di governo cambia prospettiva, ossia dal termine «collaborazione» si passa al termine «corresponsabilità». Viene affrontato il tema della non ancora pacifica dottrina che distingue tra la potestas ordinis e la potestas iurisdictionis.
Il secondo capitolo ha per tema la Chiesa come popolo di Dio e il discernimento dei fedeli laici alla luce dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG) di papa Francesco. Si tratta di un testo papale che dalla dignitas et aequalitas dei fedeli laici analizza l’actio del popolo di Dio nella comune vocazione alla santità. Il Papa, avendo presente il can. 399 del Codice dei canoni delle Chiese orientali (CCEO), si esprime affermando la piena partecipazione dei fedeli laici ai tria munera Christi, realizzando la missione ecclesiale in una logica di corresponsabilità. Non si tratta più di una visione «sferica», dove tutti i punti sono equiparati al centro, ma di una visione «poliedrica», che esprime un legame, una comunione di tutte le parzialità, ove l’insieme preserva integra l’originalità di tutte le singolarità che formano il tutto. Il capitolo prosegue, alla luce della EG, l’analisi del discernimento e i suoi criteri da parte dei fedeli laici.
Il terzo capitolo inizia analizzando il can. 212 §3 CIC e il can. 15 §3 del CCEO, dove si stabilisce il diritto dei singoli fedeli a manifestare il loro pensiero ai pastori, e questi a offrire gli aiuti necessari e utili alla salvezza. Questi due canoni sono l’emblema e la matrice della corresponsabilità generale nella vita e nella missione della Chiesa. Al diritto di manifestare i pensieri e le necessità ai pastori consegue che si unisca il diritto dei fedeli al retto esercizio della potestà ecclesiastica, senza eluderne i doveri corrispettivi. Nel prosieguo della trattazione, oltre che alla EG, si fa un riferimento anche alla Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, in cui si dirime la questione della capacità dei fedeli laici di ricevere uffici che comportino l’esercizio di potestà di governo nella Chiesa. La potestà di governo, infatti, non è un mero appannaggio dell’Ordine sacro, ma è unita e derivante dal sacramento del Battesimo e dalla missio canonica.
Risulta interessante il tentativo dell’A. di individuare, alla luce dei molteplici documenti, come dai diritti-doveri «primordiali» derivanti dal sacramento del Battesimo i fedeli cristiani che vivono nel secolo non rimangano spettatori, ma pienamente partecipi alla missione della Chiesa, con una responsabilità propria che, nel rapporto con l’Ordine sacro, diviene una corresponsabilità.
Questo volume pone in evidenza le dinamiche della corresponsabilità dei fedeli laici nel valorizzare la propria vocazione cristiana. Si tratta di un momento cruciale del passaggio da una collaborazione ritenuta periferica a una solida e vera corresponsabilità relativa all’annuncio del kerygma e alla realizzazione della missione della Chiesa.