La notizia della morte di Umberto Eco[1] ha colto un po’ di sorpresa, anche se si sapeva che era gravemente malato: avendo lavorato fin quasi nelle ultime settimane, non si poteva immaginare che il decesso fosse così vicino come poi, in effetti, è stato. Uno dei segnali in positivo era stata la passione che aveva messo nel fondare, con altri amici e collaboratori, la casa editrice La nave di Teseo, non condividendo le nuove scelte editoriali della Bompiani, con la quale lavorava addirittura dal 1959 e aveva pubblicato la maggior parte dei suoi scritti.
Fedele a se stesso
Pur essendo uno studioso curioso di tutto, Eco ha dimostrato negli anni un’incredibile coerenza e continuità di pensiero, anche quando è tornato più volte sulle proprie argomentazioni e ha perfino ritoccato il suo romanzo più famoso, Il nome della rosa. I primi due testi usciti per la nuova casa editrice, a pochi giorni dalla sua morte, Pape Satàn Aleppe e Come viaggiare con un salmone, non sono lavori originali, ma si basano sulle famose «bustine di Minerva» (allusione agli appunti che alcuni scrivono dappertutto, perfino sulle scatole dei fiammiferi) apparse sul settimanale L’ Espresso, e sul Secondo diario minimo (1992) per quel che riguarda il nucleo più corposo di Come viaggiare con un salmone.
Questi due libri hanno preceduto un programma di ristampe che prevede molti degli scritti di Eco, compresi quelli definiti «accademici» e, ovviamente, i suoi primi e più famosi romanzi. Il lettore viene subito colpito da un sapere enciclopedico, dalla vastità degli argomenti trattati, da un umorismo tipico del bravo barzellettista che sconfina nel paradossale (come il viaggiatore che si compra un bel salmone da mangiare e se lo vuole portare a casa in valigia) e in molti casi nell’iperbolico (come si comportano i pellerossa nei film western) o nell’assurdo (distruggere subito le istruzioni per qualsiasi utensile o apparecchio tecnologico, perché non servono a nulla).
Tra il serio e il faceto
Eco è stato professore universitario fin dal 1961, ed è diventato titolare della cattedra di Semiotica all’Università di Bologna nel 1975. Non possiamo dimenticare il periodo di lavoro da lui svolto nella Rai dal 1955 al 1959, che lo costrinse a riflettere sulle potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa e contribuì alla genesi di uno dei suoi primi saggi più famosi, Fenomenologia di Mike Bongiorno (1961). In esso cercava di spiegare la popolarità del personaggio e nello stesso tempo metteva
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