La preparazione del messaggio papale
La seconda guerra mondiale ebbe termine con la scomparsa dell’uomo che ne era stato la causa, cioè con il suicidio di Hitler avvenuto il 30 aprile 1945 nel bunker di Berlino, dove si era rifugiato negli ultimi tempi per sfuggire ai bombardamenti alleati sulla capitale del «Reich millenario». Formalmente però essa si concluse, almeno in Europa, con la capitolazione della Germania il 7 maggio 1945, la quale fu firmata a Reims dal generale A. Jodl, che pare abbia sussurrato subito dopo averla sottoscritta: «È quello che da lungo tempo aspettavamo». L’annuncio ufficiale fu diffuso soltanto il pomeriggio del giorno successivo e fu accolto con tripudi di gioia nelle maggiori capitali delle potenze vincitrici, in particolare negli Stati Uniti, le cui città non erano state bombardate. «New York è impazzita», scriveva il Daily Mirror. Il londinese Evening News riferì che 200 tonnellate di stelle filanti «fluttuarono come farfalle dalle finestre più alte di Manhattan». Winston Churchill il giorno stesso parlò alla radio al popolo britannico, duramente provato da sei anni di guerra, per annunciare la vittoria degli eserciti alleati: ormai, disse, i malfattori «sono prostrati davanti a noi». La Germania, invece, era in preda alla confusione e al disordine: ormai era un nazione vinta, sottomessa, senza più un Governo proprio, senza un punto di riferimento per milioni di persone abbandonate alla mercé dei vincitori: in Germania, scrisse un corrispondente di guerra inglese, «non c’è nient’altro se non la distruzione. Quello che una volta era lo Stato tedesco è ora un vuoto al centro dell’Europa»[1].
In questo modo ebbe termine la guerra più sanguinosa che l’umanità avesse conosciuto, sia per il numero dei caduti sia per la forza distruttrice degli armamenti in essa utilizzati: milioni di persone, militari e civili, trovarono la morte sui teatri di battaglia, oltre che nei campi di sterminio, o nelle città a causa dei bombardamenti aerei. La guerra, divenuta presto totale, aveva infatti eliminato la tradizionale distinzione tra «fronte esterno» o militare e «fronte interno», costituito dai civili inermi, rendendo in tal modo tutti vulnerabili e ugualmente esposti alla morte. Approfittando della guerra, inoltre, i nazisti misero in esecuzione il folle progetto di «soluzione finale» degli ebrei europei: la macchina della morte programmata per il genocidio di un intero popolo lavorò quasi indisturbata soprattutto negli ultimi anni di guerra, favorita dalla complicità dei Governi filonazisti, oltre che dalla confusione, dall’ignoranza o dall’inerzia
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