Che cosa significa stimarsi?
L’autostima può essere considerata come una valutazione positiva di se stessi, una sensazione di accettazione di sé, di «valere» in qualche modo, di constatare una certa bontà e capacità di fondo; tutto questo unito alla conoscenza realistica dei propri limiti e difficoltà, che non smentiscono tale valutazione positiva. Una stima di sé eccessiva può diventare una forma di copertura della propria fragilità (un modo dunque per non dirsi la verità, e cioè che in realtà non ci si stima) ed è quindi una difesa altrettanto problematica di una scarsa stima di sé. Non è di per sé la conoscenza o meno di un limite — chi non ne ha? — a fare la differenza circa l’alta o bassa stima, ma la valutazione che se ne dà in termini di accettazione di sé.
Su questo argomento si possono raccogliere numerose osservazioni dal punto di vista psicologico. Una caratteristica dell’essere umano, sempre più manifesta con il passare del tempo, è di consolidarsi nelle proprie convinzioni. Questo da un lato garantisce una certa consistenza alla persona, ma con il rischio di svalutare ogni elemento di novità: si pensi al tema dei conflitti tra le nuove e vecchie generazioni, antico come il mondo. Un papiro del 3000 a. C. lamentava che «i giovani di oggi» ormai sono corrotti e non potranno più vivere i valori che sono stati loro tramandati… Nonostante il numero di generazioni trascorse, direbbe Qoelet, niente sembra essere veramente cambiato in questo senso, e il confronto è una delle caratteristiche immutate dell’uomo di ogni tempo. Ma è anche uno dei principali motivi della sua sofferenza: «È comprensibile che gli adulti di ogni epoca considerino i giovani contemporanei meno assennati e responsabili di quanto fossero loro ai bei tempi andati, se si tiene conto della tendenza degli adulti a riproporre una versione “aggiornata” della propria passata gioventù, alla luce dell’attuale maturità. Come osserva uno psichiatra, George Vaillant, “è fin troppo comune per i bruchi divenire farfalle e poi sostenere di essere stati delle piccole farfalle anche in gioventù. La maturazione fa di tutti noi dei bugiardi”»[1].
Questo tipo di approccio, se da un lato può mettere al riparo da eventuali difetti e fragilità, paga tuttavia a caro prezzo questa negazione, avvertendola come un sottile attentato alla stima di sé.
Queste osservazioni ci fanno rilevare un elemento importante del problema. È la lettura delle cose, e soprattutto di se stessi, a
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