Il recente volume Tutti i racconti di Graham Greene ci riaccosta a uno scrittore che, tra gli anni Quaranta e Sessanta del secolo scorso, ci ha appassionato e coinvolto in vivaci discussioni teologiche e psicologiche. In realtà, romanzi quali La roccia di Brighton, Il potere e la gloria, Il nocciolo della questione, Fine di una storia non permettono letture tranquille e riposanti. Le tematiche inquietanti, i thrilling teologici, le analisi dell’anima turbano, pongono interrogativi ineludibili e collocano il loro autore accanto ai grandi narratori del Novecento: Pär Lagerkvist, Bernanos, Sigrid Undset, Camus, Gertrud von Le Fort, Mauriac, Miguel de Unamuno, Pasternak, Julien Green, Solženicyn. La sua ultima produzione rivela, sì, l’impronta del vecchio leone, ma le drammatiche incursioni nelle terre del dogma cattolico si sono diradate fin quasi a scomparire. Oltre a una certa oscurità di animo, pare che lo infastidisse sentirsi etichettato come scrittore «cattolico».
I racconti di Graham Greene costeggiano i suoi romanzi. Alcuni ne riecheggiano i temi, altri hanno il ritmo del giallo, con sussulti di vicende di sesso e di amore, tutti sono contrassegnati dal sense of humour e dal tono ironico e satirico. Talvolta ci s’imbatte in dilemmi di fede e in situazioni moralmente problematiche. È evidente che la struttura del racconto non è la stessa di quella del romanzo. Greene stesso ne delinea le differenze.
«Nel caso del romanzo, che richiede magari anni per essere scritto, l’autore non è più, al termine del libro, la stessa persona che era all’inizio. Non si tratta soltanto del fatto che i suoi personaggi si sono sviluppati – l’autore si è sviluppato con loro [...]. E così il racconto, per il romanziere, è spesso un’altra via di scampo [...], una via di scampo dal dover vivere con un personaggio per anni di seguito, contagiato dalla sua meschinità, dai suoi trucchi mentali, dai suoi tradimenti [...]. I miei racconti, pertanto, possono essere considerati una serie di vie di scampo dal mondo del romanziere – o anche, se preferite, una serie di scappatelle, e io riesco a rileggerli più facilmente perché non trascinano un’intera vita sulla loro scia».
Anche i racconti, come i romanzi, rivelano in Graham Greene un abile inventore di trame, nelle quali si incontrano personaggi di ogni genere, col loro peso di miseria e di dignità, intrappolati nei dilemmi del vivere, appesantiti da passioni, abitudini e mentalità di moda. Greene li scova nella periferia londinese, negli
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