La Lettera ai Galati è un documento eccezionale del Nuovo Testamento: è stata scritta da Paolo in un momento di grande angoscia, perché una comunità fervorosa, che l’Apostolo ha fondato con molta pena e a cui è rimasto affezionatissimo, si trova completamente pervertita a opera di «giudaizzanti». Costoro sono alcuni che provengono dal popolo d’Israele e hanno accolto la fede in Cristo Gesù ma non hanno abbandonato l’osservanza della Legge, le tradizioni giudaiche e la circoncisione quali condizioni irrinunciabili della salvezza. Per loro, in fondo è la Legge che salva, non Cristo, che nell’economia della salvezza rimane un personaggio marginale.
Per la prima volta nella storia, la Lettera ai Galati affronta questa situazione nuova e delicatissima che, per la Chiesa nascente, costituisce una questione di vita o di morte. I giudaizzanti costringono Paolo a riflettere su un punto essenziale: bisogna diventare ebrei per essere cristiani? L’Apostolo ha una presa di coscienza graduale ma recisa, che culmina nel capitolo 3 della Lettera e che sarà fondamentale per l’annuncio evangelico: «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti siete uno in Cristo»[1].
Si tratta anche, in assoluto, della prima riflessione sul valore della fede per la salvezza. I Vangeli vengono dopo e sono stati scritti in seguito al lavoro pionieristico fatto dall’Apostolo. Di qui il carattere di grido appassionato che ha la Lettera, lo svolgimento denso e violento. Certamente, da un punto di vista teologico, è uno sviluppo e un’esplicitazione del pensiero di Paolo avvenuta dopo anni di missione apostolica. Perciò la trattazione dottrinale è emozionata, frenetica, nervosa: manca il distacco necessario per un discorso compiuto, anche se tale «focosità» nell’accostare i temi garantisce l’interesse, la concretezza, il rapporto immediato con il lettore.
Lettera ai Galati e Lettera ai Romani
Dalla fondazione della comunità dei Galati, avvenuta un certo tempo prima, è successo qualcosa che agita l’Apostolo e lo costringe a intervenire: da un lato, è un tempo di ritrovamento e di confronto interiore, in cui egli rivive la propria vocazione; dall’altro, Paolo si trova contestato proprio nella missione di apostolo. Questa non può non saldarsi con la sua testimonianza di fede, che accomuna scrittore e destinatari, e che comprende, oltre ai dati strettamente interiori, la tradizione biblica dell’Antico Testamento. Con la conclusione finale: la vita cristiana, nei suoi aspetti essenziali più irrinunciabili, è
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