Una scena de "La dannazione di Faust" - foto: Teatro dell'Opera di Roma / Yasuko Kageyama

«LA DANNAZIONE DI FAUST» DI BERLIOZ

Giovanni Arledler - Virgilio Fantuzzi

Quaderno 4024

pag. 389 - 400

Anno 2018

Volume I

17 febbraio 2018

ABSTRACT – Il Teatro dell’Opera di Roma ha aperto la stagione 2017-18, il 12 dicembre scorso, con una serata di alto livello artistico e culturale. La scelta della «Dannazione» prima di tutto: un’opera che Hector Berlioz definiva «leggenda drammatica», difficile da portare sulle scene, tanto che più spesso si esegue solo come concerto sinfonico. La partitura, di un’estrema raffinatezza, è stata affidata alla bacchetta prestigiosa del maestro Daniele Gatti, che ha saputo cesellarne tutti gli aspetti, dai sommessi mormorii della natura (albe, tramonti, giardini incantati, trapassi di stagione…) allo scatenarsi furibondo della ridda infernale. La regia è stata affidata a Damiano Michieletto, il giovane regista veneziano (42 anni), richiesto in tutto il mondo, che ha saputo realizzare (affiancato dal suo consueto staff) uno spettacolo tecnicamente ineccepibile, lontano dai languori romantici tra i quali il mito di Faust è stato avvolto nelle diverse realizzazioni sceniche che ne sono state tratte dall’Ottocento in poi.

Come Berlioz si allontana dal testo di Goethe nell’impostare la sua «leggenda drammatica», stravolgendone il senso fin dal titolo, così Michieletto si allontana da entrambi i precedenti autori – poeta e musicista –, imboccando la strada di una rivisitazione decisamente moderna (anzi, contemporanea) del mito di Faust. Lo fa senza che venga cambiata una sola parola del testo del libretto e senza che venga modificata una sola nota della partitura originale, anche se la storia che racconta è completamente diversa da quella che si potrebbe immaginare.

Emergono così 15 quadri che descrivono la vita di un uomo. Un giovane come ce ne sono tanti per le strade fuori dal teatro. Un viaggio a tappe, che non indugia nei luoghi dove il protagonista ha trascorso la vita, ma esplora il suo io profondo, alla ricerca degli eventi che vi hanno lasciato una traccia indelebile. Gli incontri che ha avuto, le circostanze che hanno condizionato il suo modo di essere; la morte precoce e drammatica della madre, che ha portato via con sé tutta la dolcezza che in lei pareva avere una fonte inesauribile; le condizioni deplorevoli del padre, vittima della depressione e dell’alcolismo; la società, che si mostra crudele fin dagli incontri con i compagni di scuola, pronti a sfogare la loro innata violenza sul più debole, cioè su di lui.

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«THE DAMNATION OF FAUST»  BY BERLIOZ

The Teatro dell’Opera in Rome opened the 2017-18 season with a high level artistic and cultural evening. The Damnation of Faust by Hector Berlioz, which its author defined as «dramatic legend», is a difficult production to bring to the stage; so much so, that most often it is performed in concert form. In this case, the musical performance was entrusted to the prestigious baton of Daniele Gatti, while the prodction was entirely reinvented by the creative talent of Damiano Michieletto, the most sought after of current opera directors. The article is divided into two parts: one dedicated to music, the other to the visual aspect of the show.

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