Niklas Elmehed © Nobel Prize Outreach.

IL PREMIO NOBEL PER LA PACE 2021 ALLA STAMPA LIBERA

Quaderno 4113

pag. 239 - 247

Anno 2021

Volume IV

6 Novembre 2021

Il 15 ottobre 2006 la giornalista e attivista per i diritti umani Anna Politkovskaja fu uccisa nell’ascensore della sua casa nel centro di Mosca: aveva 48 anni, e gli autori di questo omicidio non sono stati ancora trovati. Esattamente 15 anni dopo, il direttore del giornale dove lavorava Anna, Dmitrij Muratov, assieme alla giornalista filippina Maria Ressa, ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Secondo il Norwegian Nobel Commitee, questo premio è stato assegnato ai due giornalisti per i loro «sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, condizione preliminare per la democrazia e una pace duratura».

È importante spiegare perché sia stato un giornalista relativamente sconosciuto al di fuori della Russia, e non un politico attivo, a ricevere questo premio. Muratov è la terza persona in Russia a ricevere il premio Nobel, dopo due noti personaggi come Andrej Dmitrievič Sakharov (1975) e Michail Gorbaciov (1990), ma il primo nella Federazione russa di recente indipendenza. Egli ora è accostato a due persone che hanno dato un contributo decisivo alla caduta della dittatura comunista nell’Urss, e in generale nell’Europa dell’Est. Al caos degli anni Novanta, che per il giornalismo indipendente non è stato meno letale della stessa dittatura, è seguita la «stabilità» di Putin, che, se forse ha portato un miglioramento economico per la maggioranza dei cittadini, non ha risolto i problemi per le persone che considerano la libertà di espressione un valore imprescindibile.

Nella redazione del quotidiano Novaja Gazeta c’è una parete a cui sono appese le foto dei colleghi uccisi mentre svolgevano il loro lavoro di giornalisti. Una di questi giornalisti è Anna Politkovskaja…

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THE NOBEL PEACE PRIZE 2021 TO THE FREE PRESS

The 2021 Nobel Peace Prize has been awarded to the journalists Maria Ressa from the Philippines and Dmitry Muratov from Russia. The latter is the editor of one of the few newspapers in Russia that can still express itself freely. The price for journalists who dare to do so can be very high: six employees of Dmitry’s newspaper have been killed in the last twenty years. The award should make all those in Russia who fight for freedom and human rights proud, but unfortunately, the division in the liberal opposition is so strong that even on this occasion they have not been able to reach an agreement, thus weakening their influence and voice, which would be so important for Russian society.

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