Un argomento quale la vocazione di Lutero non richiama l’attenzione dei biografi: lo si dà per scontato. Tutti ne parlano, ma i più in modo generico. In realtà i fatti non sono così ovvi.
Lutero entrò in monastero a 21 anni, in seguito a un temporale. Il 2 luglio 1505, mentre ritornava a Erfurt da Mansfeld, dove aveva visitato dei parenti, fu colto da un tempesta nei pressi di Stotternheim, a pochi chilometri da casa. Un fulmine cadde vicino a lui, ed egli, terrorizzato per il rischio di una morte improvvisa, fece voto a sant’Anna di farsi monaco se si fosse salvato[1]. La santa era la protettrice dei minatori, e lui l’aveva sentita nominare più volte in famiglia, dato che il padre era stato minatore. In ogni caso, due settimane dopo, il 17 luglio, Lutero entrava nel convento degli agostiniani di Erfurt e iniziava il cammino di vita religiosa nel noviziato.
Il padre lo aveva avviato allo studio del diritto. Di famiglia povera, Lutero viveva con il lavoro del padre in miniera. Questi, nel frattempo, aveva raggiunto una discreta posizione economica ed era diventato imprenditore. Perciò voleva per il figlio una carriera brillante e una posizione sociale elevata, per migliorare le condizioni della famiglia.
Nel 1501 Lutero si immatricolava a Erfurt, ottenendo il baccellierato nelle «arti»; proseguiva poi con lo studio fino a raggiungere il grado di magister artium nel 1505; infine iniziava a studiare il diritto. In quegli anni era vissuto lontano dall’ambiente domestico, a contatto con il mondo della cultura e con lo studio universitario, che lo aveva senza dubbio attratto ed entusiasmato. Ma lo studio del diritto non gli piaceva. Forse il giovane – spirito poetico, amante della musica, sensibile al fascino della natura – potrebbe aver sentito un impulso per la vita spirituale e contemplativa, ma anche per la vita religiosa quale garanzia di salvezza dell’anima e di pace interiore, quando nel luglio incappò nel terribile temporale che cambiò il corso della sua vita e della storia.
Il padre si mostrò contrario alla decisione di Lutero di farsi monaco e non diede il consenso anche quando seppe del voto e del fulmine, mostrando dubbi sull’autenticità della vocazione e del «segno dal cielo». Lutero ha parlato più volte di quell’avversione del padre per la sua vocazione, e l’ha ricordata anche in occasione della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1507. Nella prefazione al De votis monasticis, scritta qualche anno dopo
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