IL CASO «MALALA»: L’ISTRUZIONE CONTRO LA VIOLENZA

Quaderno 3952

pag. 391

Anno 2015

Volume I

Il 10 dicembre 2014 il Nobel per la pace è stato assegnato a una ragazza pachistana di 17 anni, Malala Yousafzai, per la sua lotta per il diritto all’istruzione delle bambine, e a un attivista indiano, Kailash Satyarti, che si batte contro il lavoro minorile. Il caso di Malala ha commosso il mondo. A 15 anni è stata vittima di un attentato dei talebani per aver affermato il diritto dei bambini alla scuola. Nonostante tutto, Malala sopravvive. Il Nobel assegnatole ha una valenza politica. Alla consegna del premio, lei ha affermato: «Un bambino e un libro possono cambiare il mondo». Per i talebani, le bambine devono dedicarsi alla casa: per loro non esiste né studio, né storia del popolo, né cultura, perché tutto ciò rappresenta una minaccia al potere costituito. La loro cultura sono la guerra e la lotta all’Occidente. La vicenda di Malala è nota oggi grazie all’autobiografia: un manifesto per i diritti dei bambini.

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