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Il Vangelo della Domenica

L’assunzione di Maria al cielo

Giancarlo Pani

13 Agosto 2026

Madonna del Magnificat, Sandro Botticelli.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono».

La preghiera che il sacerdote recita nel prefazio, prima della consacrazione, illustra bene il significato della solennità: «Oggi la Vergine Maria, Madre di Dio, è stata assunta in cielo. Segno di sicura speranza e consolazione per il popolo pellegrino sulla terra, risplende come primizia e immagine della Chiesa, chiamata alla gloria. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che in modo ineffabile ha generato nella carne il tuo figlio, autore della vita».

Il mistero che celebriamo non è presente nella Bibbia, ma è stato definito da Pio XII con un dogma nel 1950. Per capire il significato della festa, si può dire che l’assunzione al Cielo della Madre di Gesù è la «Pasqua di Maria». Un mistero che riguarda la Madonna, ma anche ciascuno di noi: contempliamo in lei ciò a cui tutti siamo chiamati, la resurrezione della carne. La nostra umanità, proprio perché assunta dal Signore Gesù, ha una sua dignità e una vocazione: è chiamata alla gloria e alla comunione con il Signore risorto, e Maria ne è la primizia.

La liturgia propone tre testi per avvicinarci al mistero: il primo, dall’Apocalisse, presenta una donna vestita di sole, che ha la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Direttamente il testo non indica Maria, la madre di Gesù, ma il «vero Israele»: il popolo dell’alleanza, la figlia di Sion, la Gerusalemme descritta come una donna che soffre le doglie del parto. Da lei nascerà il Messia, destinato a governare le nazioni; e da lei nascono gli altri figli che sono i cristiani. Un drago enorme, rosso fuoco, il mortale avversario del popolo di Dio si colloca di fronte alla partoriente per divorarne il neonato. E quando il figlio nasce e viene sottratto alla morte, il drago si scaglia contro la donna, ma anch’essa viene salvata. Fallito il tentativo di distruggere il popolo di Dio, Satana si rifà sui singoli membri. La donna rappresenta il trionfo divino sulla potenza demoniaca: in questo senso è anche il trionfo definitivo di Maria nella sua assunzione al cielo.

Il punto centrale della liturgia è il Magnificat: è proclamato da Maria nel contesto di un grande atto di carità e di amore fraterno. Elisabetta, vedendo sussultare il bimbo nel suo grembo, scopre che è venuta a visitarla «la Madre del mio Signore». Maria esulta di gioia in un cantico di ringraziamento e di amore, per le grandi opere che l’Onnipotente ha compiuto in lei: è divenuta madre di Gesù, fino a divenire nel Calvario madre dei discepoli e di tutti gli uomini. Il Magnificat può quindi essere letto come il cantico dell’Assunzione di Maria in cielo, perché il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva che le generazioni tutte proclameranno beata. La beatitudine comporta che il corpo che ha dato vita al Figlio di Dio non poteva essere abbandonato alla corruzione della morte. Perciò è stato assunto nella gloria.

Nella 1 ai Corinzi, Paolo annuncia la risurrezione per tutti nella vita in Cristo: Maria è «primizia» perché intimamente unita a Cristo nella vita e nella risurrezione, ma nel Signore Gesù tutti riceveranno la vita divina, la vita dei risorti (1 Cor 15,20-27).

Buona festa dell’Assunta e buon Ferragosto, p. Giancarlo

L’assunzione di Maria al cielo

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

13 Agosto 2026


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