Sull’attentato a Mussolini del 31 ottobre 1926, si è discusso molto in sede storica, ma lo svolgimento dei fatti risulta ancora oggi avvolto nel mistero. Diversi indizi e testimonianze raccolte all’epoca dei fatti accertarono la presenza sospetta di un gruppetto di individui armati di pugnale vicino all’autore Zamboni, i quali subito dopo lo sparo, si gettarono sopra al giovane massacrandolo e privandoci per sempre della sua confessione. A partire dal 5 novembre dello stesso anno, vennero emessi provvedimenti che fissavano severe sanzioni contro gli emigrati clandestini e revocavano a tempo indeterminato le licenze per tutte le pubblicazioni contrarie al regime. Scioglievano tutti i partiti politici, associazioni o organizzazioni che esplicavano azione contraria al Fascismo. Leggi l’articolo
L’attentato, nella storia del Ventennio fascista, giocò una parte che si può paragonare «a quella che giocherà l’incendio del Reichstag nella Germania hitleriana», scrive lo storico francese Milza: un pretesto che permettesse di eliminare l’opposizione e continuare l’opera di fascistizzazione dello Stato, iniziata già dopo le vicende del delitto Matteotti.
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