Umorismo e senso religioso
Contrariamente a un certa visione «seria e castigata» della vita religiosa, si può certamente sostenere che l’umorismo costituisce un elemento prezioso per una vita sana ed equilibrata anche dal punto di vista spirituale, perché ha molto a che fare con il gratuito, la creatività, l’intelligenza, tutte componenti indispensabili anche per il rapporto con Dio. L’umorismo può diventare un ingrediente prezioso per il cammino spirituale, aiutando a operare cambiamenti, a migliorarsi, ad apprezzare maggiormente la propria vita, perché consente all’uomo di trovarsi a suo agio nella relazione con Dio.
Lo sguardo di simpatia sul mondo, proprio dell’umorismo, come si è visto[1], nasce dalla consapevolezza riconosciuta della contingenza delle cose, portando allo stupore, cioè a non dare per scontata l’esistenza, propria e degli altri esseri, riconoscendo un’intelligenza più grande: «L’umorismo si rivela come pietà e amore verso il mondo proprio là dove più chiaramente appare la sua insufficienza e stoltezza. Colui che ne è veramente dotato ama il mondo nonostante la sua imperfezione, anzi proprio in essa. L’amore che l’umorista ha per il mondo è gioia di esistere, riconoscenza a Dio per poter vivere in questo mondo imperfetto»[2].
La contingenza manifestata dall’umorismo, con i misteri e gli enigmi che lo caratterizzano, può così offrire un’apertura alla fede, mostrando l’assurdità di una sapienza soltanto umana. Questa caratteristica ridimensionatrice dell’umorismo può trovare riscontri inattesi a livello artistico. Si pensi, ad esempio, al moderno «teatro dell’assurdo»: in esso il linguaggio ordinario viene messo in scacco, beffandolo, rendendosi sordo ad esso (il latino ab-surdum significa letteralmente «attraverso la sordità»). Esso, tuttavia, nello stesso tempo indica altri linguaggi al pensiero, invisibili, silenziosi, ma non privi di una loro arguzia e simpatia: «Chi è dotato di un udito normale potrà facilmente sperimentare questa situazione togliendo il volume al televisore: a questo punto i personaggi sullo schermo risulteranno affaccendati esattamente come prima, ma il più delle volte sarà impossibile dire cosa significhino i loro atti. L’effetto è, di solito, comico»[3].
L’incapacità di cogliere il messaggio di ciò che si vede non significa affatto che esso ne sia sprovvisto; queste forme artistiche sono concordi nell’indicare la presenza di altre modalità di linguaggio. Per questo Berger ipotizza un possibile legame tra umorismo e religiosità a proposito della tematica della follia e dell’assurdo: essi mostrerebbero non l’assenza di senso o di motivazioni, ma un altro mondo, dove le leggi degli uomini «seri» vengono ridicolizzate.
L’assurdo sarebbe, in
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