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Cultura e società

Quando muore la verità, chi ne sente la mancanza?

Una riflessione nell’era della post-verità

Andreas Gonçalves Lind

20 Luglio 2024

Quaderno 4178

(iStock/fcscafeine)

Dopo che l’Oxford Dictionary l’ha elevata allo status di parola dell’anno nel 2016, la nozione di post-verità ha guadagnato molta attenzione pubblica[1]. Questo autorevole dizionario collegava il termine a eventi come la Brexit e la crescita della nuova destra populista in vari Paesi occidentali. Possiamo dire che il termine «post-verità» si riferisce a un atteggiamento che smette di dare priorità ai fatti oggettivi nel processo di formazione dell’opinione pubblica, a vantaggio delle ideologie tribali.

Tuttavia, se l’ascesa del populismo, spesso alimentato da teo­rie del complotto, ci dà la sensazione di entrare in una nuova era, quella della post-verità appunto, è opportuno riconoscere che non si tratta di un fenomeno completamente nuovo. I totalitarismi del passato informavano i cittadini delle loro nazioni solo sui fatti che confermassero le loro ideologie. Spesso arrivavano persino a modificare i fatti oggettivi per convalidare l’ideologia istituzionalizzata. La verità si sarebbe dovuta adattare non a una realtà oggettiva e indipendente dalle costruzioni umane, ma all’ideologia del gruppo che aveva conquistato il potere. È per questo che la post-verità ci porta facilmente a pensare al nazismo degli anni Trenta del secolo scorso, così come al revisionismo storico del regime sovietico e dei suoi alleati.

Vale la pena riprendere in questo contesto la tesi proposta dallo storico e saggista statunitense Timothy Snyder[2]. Secondo lui, «la post-verità è un prefascismo»[3]. Snyder ci apre così una prospettiva paradossale: la violenza del fascismo, tipica della prassi dell’estrema destra, sembra che si sia potuta sviluppare a partire dal relativismo promosso da ideologie di estrema sinistra.

Approfondendo questa tesi, potremo comprendere come la post-verità emerga dalla struttura mentale di un certo postmodernismo: si tratta di disprezzare la verità fattuale a favore del principio secondo cui tutto è relativo. Cercheremo allora di capire in quale modo il relativismo promosso dalla cosiddetta «sinistra postmoderna» possa creare l’orizzonte per il ritorno di una sorta di fascismo.

Esamineremo dunque questa tesi, identificando anzitutto il problema della struttura mentale della cosiddetta «postmodernità» per quanto riguarda la convivenza comune. Successivamente, mostreremo come le strategie promosse per contrastare i problemi della post-verità siano comprensibili solo all’interno di una prospettiva realista. Difenderemo, infine, l’importanza della fratellanza e del dialogo, basati sulla possibilità di una convergenza verso verità oggettive.

La decostruzione del concetto di verità oggettiva

Se chiedessimo a un autore classico come Aristotele di presentarci una definizione di verità, ci troveremmo di fronte a una relazione di corrispondenza tra le affermazioni

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Quando muore la verità, chi ne sente la mancanza?

Andreas Gonçalves Lind

Docente di Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana e presso le Facultés Loyola di Parigi.


20 Luglio 2024

Quaderno 4178

  • pag. 105 - 118
  • Anno 2024
  • Volume III

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Fascismo Filosofia Populismo Verità

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