Nella prima metà del 1946, a circa un anno dalla fine della seconda guerra mondiale, avvennero in Italia fatti molto importanti, che avrebbero segnato in modo decisivo la storia politico-istituzionale del Paese. In questo periodo si svolsero le prime elezioni amministrative, e i maggiori partiti politici tennero i loro primi Congressi nazionali del dopoguerra. Il corpo elettorale fu chiamato a pronunciarsi sulla questione istituzionale e ad eleggere l’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere una Carta costituzionale in sostituzione del vecchio Statuto albertino, fino a quel tempo ancora in vigore. Il nuovo Governo De Gasperi, succeduto a quello Parri che era durato soltanto pochi mesi, al momento della sua costituzione, nel dicembre 1945, aveva preso il solenne impegno davanti al Paese di indire al più presto nuove elezioni, sia amministrative sia politiche, e di sciogliere in qualche modo il difficile nodo istituzionale, che teneva in bilico la vita politica nazionale. Per realizzare il progetto era però necessario che tutte le forze politiche impegnate nel Governo (la cosiddetta «esarchia») collaborassero alla realizzazione di tale progetto, che avrebbe rifondato la compagine costituzionale dello Stato.
Il presidente De Gasperi volle che soprattutto le forze della sinistra fossero interamente coinvolte nel progetto attraverso un loro impegno serio e responsabile, rivolto alla pacificazione nazionale. Per questo importanti cariche governative furono affidate ai maggiori leader della sinistra: al socialista G. Romita il Ministero dell’Interno, quello cioè che avrebbe materialmente preparato le elezioni, mentre al comunista P. Togliatti fu conservato, nonostante l’opposizione dei liberali, quello di Grazia e Giustizia, a quel tempo particolarmente «scottante» e delicato, per i tanti processi, sia «politici» sia penali, ancora pendenti. La discussione per la stesura dei decreti legislativi che avrebbero disciplinato la materia elettorale iniziò subito dopo la costituzione del nuovo Gabinetto. La Consulta Nazionale e il Governo prepararono gli strumenti legislativi necessari per regolamentare la delicata materia: il decreto sulle elezioni amministrative fu emanato il 7 gennaio, mentre quelli sulle politiche e sul referendum il 10 e il 16 marzo. Non fu un compito facile per i partiti politici che sostenevano il Governo intendersi su tutti i punti della materia elettorale, anzi la discussione in sede di Consulta su alcuni temi delicati, come l’obbligatorietà del voto e il referendum istituzionale, mise a dura prova la stessa sopravvivenza del Governo De Gasperi.
Quale posizione assunse la Santa Sede nei confronti di questi programmi governativi e, soprattutto, che cosa fece per preparare il mondo cattolico ai
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento