«LA CIVILTÀ CATTOLICA» IN CINESE

Quaderno 4077

pag. 211 - 213

Anno 2020

Volume II

2 Maggio 2020
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Il 20 aprile 2020, a 170 anni compiuti dalla sua fondazione, La Civiltà Cattolica ha realizzato un sogno coltivato da tempo, cioè quello di varare una propria edizione in cinese.

La Civiltà Cattolica in cinese si traduce Gōngjiào Wénmíng (公教文明). L’indirizzo web dell’edizione cinese è composto – secondo l’uso comune – dalle iniziali delle due parole, e cioè, nel nostro caso, www.gjwm.org. Sono attivi però anche gli indirizzi www.gongjiaowenming.org e cn.laciviltacattolica.org. Il sito è suddiviso in 4 sezioni: Notizie (新闻), Mondo (观世界), Riflessione cristiana (基督教文化研究) e Cultura (文化及评论). Collegato al sito è l’account WeChat della rivista, il cui codice identificativo è gjwm1850, che combina l’abbreviazione della testata e la data di fondazione della rivista. WeChat (in cinese Wēixìn, cioè «micromessaggi») è un servizio di comunicazione attraverso messaggi di testo e vocali per dispositivi mobili. Ha attualmente oltre un miliardo di utenti attivi mensili, ed è l’app di messaggistica più usata in Cina.

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Di recente la nostra rivista ha decisamente assunto una dimensione internazionale. Sappiamo che, per comprendere la realtà, occorre uno sguardo ampio e plurale, che non solo sappia vedere quel che accade nel mondo, ma che ascolti e accolga anche le voci che provengono dalle varie aree del globo. Da alcuni anni ormai gli scrittori della rivista – tutti gesuiti – provengono da differenti nazioni e continenti, fornendo contributi originali. La rivista ora esce in sei lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, coreano e cinese. Chiaramente questa dimensione plurilinguistica – una novità assoluta nella storia de La Civiltà Cattolica – non lascia immutata l’identità stessa della rivista, proprio perché, avendo lettori in altre lingue, le istanze di altri Paesi e culture entrano a far parte del cuore stesso della nostra pubblicazione come mai prima.

La scelta del cinese è pure il riconoscimento del ruolo che questa lingua svolge ai nostri giorni nel contesto globale. In particolare, l’edizione cinese – fornendo articoli di formazione e riflessione teo­logica, filosofica, morale, sociale, economica, artistica e letteraria – intende attuare con pazienza e rispetto il dialogo tra fede cristiana e cultura cinese.

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Il Segretario di Stato di Sua Santità, cardinale Pietro Parolin, in una lettera (che qui riproduciamo) al direttore, p. Antonio Spadaro S.I., ha lodato questa iniziativa, che intende «scrivere nuove pagine frutto dell’incontro amichevole con la ricca tradizione del popolo cinese». Essa corrisponde – ha scritto il Cardinale – alla «particolare vocazione» della rivista, che è quella «di costruire ponti e di stabilire un dialogo con tutti gli uomini». Il Cardinale ha proseguito: «Non posso che esprimere dal profondo del mio cuore il più vivo augurio che la versione della vostra Rivista in lingua cinese possa diventare un solido strumento di vicendevole arricchimento culturale e scientifico».

Ed è stato proprio papa Francesco ad aver dato a La Civiltà Cattolica come modello di riferimento per il suo lavoro culturale un uomo che ha amato la Cina senza riserve: Matteo Ricci o Lì Mǎdòu (利玛窦) (1552-1610). Questo gesuita compose un grande Mappamondo, che servì a creare conoscenze e connessioni tra il popolo cinese e le altre civiltà. In un mondo diviso come il nostro, è immagine ideale dell’armonia di una terra in pace. La rivista vuole dunque essere, a suo modo, un «mappamondo».

Ma questa edizione cinese vuole essere anche un gesto di amicizia per costruire un rapporto di fiducia.

Nel 1601 Matteo Ricci compose un trattato sull’amicizia. Quest’opera costituì un’opportunità, per i mandarini e i letterati della corte dei Ming, per conoscere il pensiero di grandi filosofi d’Occidente; ma per i padri gesuiti e per gli uomini di cultura occidentali fu anche la base per poter dialogare con i grandi intellettuali della Cina. La cultura europea ha imparato tanto da questa grande cultura e dalla saggezza cinese grazie allo studio e alla passione dei membri della Compagnia di Gesù. Per questo una rivista di gesuiti ha desiderato una sua versione cinese.

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Infine, La Civiltà Cattolica sa che l’annuncio del Vangelo in Cina non può essere disgiunto da un atteggiamento di rispetto, di stima e di fiducia verso il Popolo cinese e le sue Autorità. Del resto, secondo le parole pronunciate in un’occasione dal cardinale Parolin, è auspicabile che vi sia una fruttuosa collaborazione fra la Santa Sede e la Cina per promuovere la pace, per affrontare gli attuali gravi problemi ambientali, per facilitare l’incontro fra le culture, aspirando a costruire insieme un destino comune per l’umanità. Ricordiamo che per approfondire questi temi abbiamo pubblicato già due volumi – Nell’anima della Cina. Saggezza, storia e fede e La Chiesa in Cina. Un futuro da scrivere –, che raccolgono alcune riflessioni apparse sulla rivista (entrambi i volumi sono stati pubblicati in coedizione con Àncora editrice, rispettivamente nel 2017 e nel 2019).

La Civiltà Cattolica vuole essere dunque, in cinese come in tutte le sue edizioni linguistiche, un umile contributo al dialogo e alla comprensione reciproca tra le culture, i popoli e le nazioni.

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«LA CIVILTÀ CATTOLICA» IN CHINESE

On April 20, 2020, 170 years after its foundation, La Civiltà Cattolica realized a long-held dream of launching an edition of the magazine in Chinese. To access it, go to the following web address www.gjwm.org. The site is divided into four sections: News, World, Christian Reflection and Culture. Connected to the site is the magazine’s WeChat account, the identification code of which is gjwm1850. The magazine is now published in six languages: Italian, English, French, Spanish, Korean and Chinese. In a letter – which we reproduce here – to the editor the Secretary of State of the Holy See, Cardinal Pietro Parolin, praised this initiative, which intends «to write new pages the fruit of the friendly encounter with the rich tradition of the Chinese people». It corresponds – the Cardinal wrote – to the «particular vocation» of the magazine, which is that of «building bridges and establishing a dialogue with all men».

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