Nella liturgia, il tempo pasquale è vissuto nella prospettiva della festa di Pentecoste. Si corre il rischio di abituarsi così facilmente a questa prospettiva che la venuta dello Spirito Santo non risveglia molto i nostri desideri: è un evento atteso che ha la sua data nel calendario liturgico, ma lo conosciamo troppo per meravigliarci ancora del suo significato e del suo valore. Sarebbe necessario uno sforzo per entrare in questo mistero: abbiamo bisogno di una partecipazione più intima al mistero che la liturgia rende attuale, affinché esso possa esercitare la sua capacità di trasformazione della nostra vita.
Per introdurci nel mistero, possiamo riferirci alla preparazione che hanno ricevuto i primi che erano destinati a vivere il mistero, cioè a fare l’esperienza della Pentecoste. Le circostanze concrete di questa preparazione, che fu assicurata da Gesù stesso, secondo la testimonianza del Vangelo di Giovanni, mostrano che fu necessario il superamento di alcuni ostacoli, perché la venuta dello Spirito Santo potesse trovare anime ben disposte e raggiungere il proprio scopo nell’origine e nello sviluppo della Chiesa. Nell’Ultima Cena, Gesù non soltanto ha preparato i suoi discepoli alla grande prova della Passione, spiegando loro la necessità della sofferenza per la fecondità della missione apostolica e promettendo il passaggio dal dolore a una gioia abbondante e definitiva; ma ha voluto espressamente annunciare la venuta misteriosa dello Spirito Santo e illuminare i discepoli sul beneficio spirituale che avrebbero ricevuto da tale venuta. Mostrava così l’importanza che doveva essere riconosciuta all’evento della Pentecoste. Anche dinanzi all’imminenza del dramma della croce, voleva aprire l’orizzonte e suscitare una grande speranza fondata sulle promesse dell’azione futura dello Spirito Santo nei cuori.
Sorpresa dell’annuncio
L’annuncio della venuta dello Spirito Santo costituì per i discepoli una grande sorpresa. Prima dell’Ultima Cena, avevano sentito parlare poco dello Spirito Santo, ma nella Cena di addio il Maestro lo mise in luce: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). Sorprendente era la designazione «un altro Paraclito». Sembrava supporre che il primo Paraclito non bastasse e che ne fosse necessario un altro. I discepoli avevano accolto la predicazione di Gesù con un’adesione di fede: credevano in Gesù, e tutta la loro vita era dominata da questa fede. Gesù era il centro assoluto del loro pensiero; da lui ricevevano la luce sul significato della loro vita e del loro destino. Annunciare un altro Paraclito sembrava proporre un altro
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