La Chiesa non si fa “partito”

Settimana · 28/07/2017

(di Francesco Sisci – Fonte: Settimana News)

Tanta stampa americana ha visto il recente saggio su Civiltà Cattolica di padre Antonio Spadaro e del reverendo Marcelo Figueroa [1] come una presa di posizione “di sinistra” nel dibattito politico americano, e quindi come un’espressione di quanto alcuni sospettavano da tempo: che il papa, molto legato ai due autori, stia intervenendo nella polemica americana schierandosi per una parte, la sinistra appunto, contro un’altra, la destra.

Tale lettura partigiana però è lontanissima dalle intenzioni degli autori, del papa e della Chiesa. La Chiesa – e questo papa lo ha ricordato in più occasioni – è un’istituzione religiosa e non politica e la dottrina della Chiesa è di offrire un impulso positivo alla società e alla politica, non di schierarsi pro o contro coloro che governano. Lo sottolineava anche un altro saggio pubblicato sempre su Civiltà Cattolica [2] da padre José Luis Narvaja (cf. Settimananews 19 e 24 luglio).

La parte e il tutto

Per quanto possa apparire paradossale, la posizione della Chiesa appare molto simile a quanto scriveva delle religioni il Congresso del Partito del 2007, nel discorso del presidente Hu Jintao: [3] le religioni e le personalità religiose possono dare un impulso positivo alla politica, intesa come vita della comunità, della polis, come la definiva Narvaja nel suo saggio. Ma – sottolineava Narvaja – questi soggetti non prendono parte, non si fanno partito.

La divisioni in parti – i partiti – del dibattito politico è punto essenziale e vitale della vita della polis. È giusto che i cittadini si separino e prendano posizioni, e queste divisioni sono vitali perché fanno avanzare il dibattito e il pensiero unitario della polis, ed è a questo livello di unità e bene comune della polis che si muove la Chiesa.

Il peccato contro cui si scaglia e si deve scagliare la Chiesa – secondo il saggio di Spadaro e Figueroa – non è quello di preferire una parte contro l’altra per i suoi principi morali o politici, ma la spaccatura, la demonizzazione di una parte contro l’altra, la delegittimazione della parte avversa quasi a rifiutarle cittadinanza ed esistenza, quasi a condannare l’avversario all’inferno. Facendo ciò, la parte che demonizza l’altra finisce col condannare all’inferno se stessa. Quando la parte vuole farsi tutto, schiacciando e annientando l’altro, è allora che si distrugge la convivenza sociale, l’opinione altrui e la forza vivificante del dibattito tra opinioni diverse.

Marx e la lotta di classe

Qui sta la radice della condanna della Chiesa contro il marxismo, non per la sua analisi dell’economia o della società. Quando Karl Marx attacca le religioni come «oppio dei popoli», vede con precisione come la forza della Chiesa sia stata quella di aver mediato tra le varie istanze sociali e di avere respinto le pulsioni eversive nel periodo delle grandi rivoluzioni in Europa, da quella francese a quella russa. Queste rivoluzioni cercavano di imporre la volontà e i bisogni di una parte – un partito, una classe (fosse essa la classe dei borghesi o dei proletari) – contro la volontà e i bisogni delle altre parti o classi sociali.

Marx, aspirante rivoluzionario, aveva bisogno di togliere di mezzo la mediazione della Chiesa se voleva mobilitare le masse nel tentativo di risolvere i problemi eliminando la parte sociale/classe avversa e rovesciare il governo al potere.

Questa lettura del dibattito politico-sociale arrivava a Marx da Giambattista Vico che, ne La Scienza Nuova, identificava per la prima volta l’asperità della lotta fra le classi alla luce della allora recente rivoluzione inglese del 1648 di Oliver Cromwell, la prima rivoluzione dell’Occidente.

È singolare che l’idea di rivoluzione (ge ming, cambio del mandato del Cielo), un concetto antico e fondante della storia cinese, sia arrivato in occidente proprio nei decenni precedenti la rivoluzione di Cromwell grazie al lavoro di traduzione dei classici cinesi da parte dei gesuiti. Peraltro, nel 1644 il ribelle Li Zicheng aveva rovesciato la dinastia Ming e aveva così aperto le porte all’invasione Manciù e all’avvento della dinastia Qing.

Quando Vico ricorda che «il buon Menenio Agrippa[4] ridusse la plebe romana all’ubbidienza», [5] spiega anche che la religione riesce a mediare e a pacificare le classi meno colte e meno abbienti in funzione dell’armonia e della pace sociale [6]. Ed era questa pace fra le classi l’ostacolo principale alla rivoluzione di Marx, il quale invece aveva come intento quello di sostituire e di eliminare i dominanti con i dominati, i proletari contro i borghesi, come Robespierre aveva voluto sostituire gli aristocratici con i borghesi.

Questo poteva valere in un momento storico di forte conflitto sociale come fu l’800 e, in parte, il ’900. In un momento invece in cui la classe media è pienamente emersa ed è divenuta centrale, come dopo gli anni ’50 in Occidente, la dinamica e la dialettica fra le parti (e i partiti) cambia.

L’errore dei “theocon”

In questo senso, oggi l’errore dei theocon è che essi vogliono dividere, sono parziali e vogliono imporre con la forza la loro parzialità sul tutto, demonizzando l’altro, come spiegano Spadaro e Figueroa. D’altro canto, Spadaro e Figueroa intendono dire che anche i theocon, in quanto parte, devono essere compresi nel tutto. Non si può pensare di eliminare più o meno violentemente i theocon come loro vogliono eliminare gli altri. Essi affermano una parte di verità, che non è il tutto, ma è pur sempre una parte che deve essere compresa e accettata e non rifiutata ed emarginata.

Tutto ciò è coerente con la dottrina sociale della Chiesa che si è opposta ai movimenti rivoluzionari fin dal loro sorgere, ma ha anche cercato costantemente di comprendere e di integrare le ragioni dei rivoluzionari nel corpo sociale. La Chiesa, cioè, ha cercato di trasformare le spinte rivoluzionarie in pulsioni verso un’evoluzione sociale. Del resto, i plebei rimandati a casa da Menenio Agrippa rinunciarono alla rivoluzione ma ottennero una maggiore partecipazione nella vita politica della res publica romana, la quale smise di essere solo una cosa dei patrizi.

Oggi, quindi, la Chiesa parla a “sinistra” perché certe spinte sociali sono parte del tutto e non vanno demonizzate. Ma ricorda bene che certa “sinistra” occidentale attaccava la Chiesa sulla questione delle molestie sessuali compiendo un sottile e pericoloso salto logico.

L’accusa e il salto logico

La Chiesa cattolica, una quindicina di anni fa, si era trovata sotto attacco da parte dell’establishment liberale dell’Occidente per la questione delle molestie sessuali. La questione era certamente vera e gravissima. Ma essa venne anche usata in modo specioso per sostenere indirettamente che il marcio viene dalla stessa organizzazione della Chiesa, dove vescovi, cardinali e (implicitamente) il Papa coprirebbero le molestie sessuali nei confronti dei bambini. L’argomento si configurava così: la molestia sessuale compiuta da un prete avviene grazie alle coperture dell’organizzazione della Chiesa, ergo il male è la stessa Chiesa che, con la sua organizzazione, copre il male.

L’accusa era pesantissima e implicava un salto logico: se alcuni coprono e se anche l’organizzazione viene usata per coprire, ciò non implica un male intrinseco dell’organizzazione. Implica solo che l’organizzazione può essere usata male. Uno Stato, del resto, compie errori di ogni tipo, ma non per questo dev’essere rovesciato con una rivoluzione. Tutti i Paesi occidentali, che sbagliano continuamente, sarebbero altrimenti sempre a rischio di rivoluzione. Lo Stato, aperto e flessibile, può e deve correggersi senza eventi drammatici e cruenti come è una rivoluzione. Perciò deve trovare il modo di salvare se stesso (come Stato) e tutte le sue parti, cambiando ed evolvendo.

Il salto logico era ed è sottile e tanti potevano e possono trascurare di vederlo, apposta o per distrazione. Ma questo passaggio risulta cruciale da Cromwell in avanti per la stessa vita delle società moderne, le quali si sono via via strutturate fino ad essere abbastanza elastiche così da evitare crisi di fondo che possano portare a eventi rivoluzionari. Lo Stato che compie errori va tutelato da rivoluzioni catastrofiche e i responsabili vanno cambiati.

Fu in quel contesto di attacco all’organizzazione della Chiesa che tanti cattolici trovarono la solidarietà dei maggiori conservatori del mondo cristiano, i quali vedevano l’attacco ai valori della Chiesa come un attacco ai valori tradizionali del mondo occidentale. In questo contesto particolare è cresciuta l’alleanza evangelica-cattolica che, se non di fede, era un’alleanza “politica” contro le tesi areligiose dei liberal anticattolici.

Tra “theocon” e “liberal”

Insomma, la Chiesa in occidente viaggia tra Scilla e Cariddi. Da un lato, c’è l’abbraccio peloso dei theocon, che usano la religione per benedire le proprie tesi politiche di parte e, dall’altra c’è la minaccia dei liberal, alcuni dei quali mirano ad affondare la Chiesa anche mirando al portafoglio. Infatti, la minaccia di alzare il limite della perseguibilità penale di certi crimini come le molestie nei confronti dei bambini potrebbe aprire una cascata di cause e di attacchi contro la Chiesa con relative compensazioni che, tutte insieme, potrebbero mettere in grave difficoltà finanziaria la Chiesa.

Sia la “destra” che la “sinistra”, quando vogliono assolutizzare la propria parte a discapito dell’altra e demonizzano l’avversario, sbagliano. Sbagliano i theocon, che credono di poter risolvere i complessi problemi del mondo iniziando guerre a destra e manca; sbagliano i liberal, che demonizzano e non parlano con i theocon come se fossero un corpo estraneo e non all’incirca la metà di alcune società con istanze forti che devono essere prese in considerazione e affrontate. In mezzo, tirata da una parte e dall’altra, c’è la classe media. Essa si assottiglia sempre di più, in questo momento di grande trasformazione economica e internazionale e potrebbe essere spinta a comportamenti sempre più estremisti avendo sempre meno da perdere in un eventuale grande sconvolgimento sociale.

Ma questo viaggio che, nella pratica, è pieno di insidie, in linea di principio non contiene ostacoli: la religione della Chiesa vuole l’unità del tutto, non escludere, demonizzare e mandare all’inferno una parte, qualunque essa sia. In termini teologali, colui che tenta di dividere è diabolico – dal greco διαβάλλω –, di dividere attraverso la calunnia, la fake news diremmo oggi.

Parolin a Mosca

Quanto detto non è solo teoria ma ha chiari riflessi sia pratici sia in politica internazionale e porta alla delicata e importantissima missione di agosto del segretario di stato Pietro Parolin a Mosca.

Qui ci sono tre temi in agenda. La riconciliazione della Chiesa di Roma con quella di Mosca, di cui il presidente Vladimir Putin, quasi erede del vecchio zar, è patrono. C’è poi la guerra in Siria, dove Mosca è impegnata con Teheran per sostenere il governo filo sciita di Assad contro gli insorti sunniti, e dove una minoranza cristiana è attaccata da tutte le parti. C’è poi la questione dell’Ucraina, divisa tra una metà cattolica, gli uniati, e una metà russa ortodossa.

Su tutti questi fronti Roma non mira ad affermare un principio contro un altro: gli uniati contro gli ortodossi, i cristiani contro i sunniti o gli sciiti, il primato religioso del Vaticano su Mosca. Parolin cercherà invece i modi per ricomporre il tutto, per trovare una via di pace e di convivenza che riconosca le esigenze delle varie parti. [7]

In questo la Chiesa non ha, non deve e non vuole avere una parte da difendere; la Chiesa vuole lo sviluppo complessivo. Non vuole nuove Yalta, in cui la torta del mondo viene divisa più o meno pacificamente fra due o tre vincitori, vuole che la torta del mondo resti unica e che tutti ne fruiscano.

In pratica, ciò significa trovare soluzioni sagge e sagaci, e la Chiesa vi può contribuire perché non ha parti da difendere, ma difende l’interezza e la pace del mondo. In ciò la Chiesa è contro le guerre e le rivoluzioni, cioè contro i tentativi di affrontare in modo cruento quello che non riesce a risolvere la grande politica.

Questo sforzo di grande politica e di grande visione sarebbe ideale che cominciasse dalla prima potenza del mondo, gli Stati Uniti, divisi oggi in partiti che si demonizzano a vicenda e spaccano il paese e il mondo.

L’articolo di Spadaro e Figueroa è un grido di dolore per la situazione del dibattito in America e una preghiera accorata perché ritorni l’unità nel Paese, perché, senza questa unità di intenti in America, anche la pace e la stabilità del mondo sono in crisi.

Il modello Cina deve cambiare

Lo spazio di unità e di armonia portata dalla religione è l’argomento portante delle tesi del congresso del Pc cinese del 2007. Quando Pan Yue [8] disse che lo stato aveva bisogno dell’«oppio dei popoli», ritornava in realtà al modello di mediazione di Vico.

Ciò mette a nudo una questione rilevante per la Cina, il più grande paese emergente che impatta sul mondo e sugli USA. Il modello politico cinese storico imperiale era il controllo assoluto e totale del potere che imponeva una pace sociale dall’alto con una forte pressione, invece che contrattarla e raggiungerla attraverso un processo di dialogo. Questo modello ha sottoposto la Cina a crisi cicliche di rivoluzione e di restaurazione. Il modello cinese era stato importato in occidente con la Rivoluzione francese, probabilmente ispirandosi alle traduzioni dei gesuiti, dal momento che tanti illuministi, a cominciare da Voltaire, consideravano la Cina del tempo un modello a cui fare riferimento.

Tale modello è oggettivamente in crisi in pratica [9] e in teoria. Infatti, il modello rivoluzione-restaurazione dice che, se non domani, tra cento o duecento anni, la “dinastia comunista” attuale sarà spazzata via. Solo un modello “evoluzionista” apre ampi spazi di solidità al governo cinese, spazi che servono per la pace del Paese e del mondo, e permetterebbe al governo di cinese di pensare senza la costante minaccia di una rivoluzione incombente.


[1] La Civiltà Cattolica n. 4010 (15/30 luglio 2017).
[2] La Civiltà Cattolica n. 4009 (1/15 luglio 2017).
[3] Hereby there are the two reports both in English and Chinese, which are quite different. Xinhua News | Updated: 12-19-2007. Chinese President Hu Jintao on Wednesday reiterated a policy of free religious belief while stressing law-abiding management on religious affairs and support to self-governance of religious groups. Hu, also the general secretary of the Communist Party of China (CPC) Central Committee, made the statement at a meeting of the members of the Political Bureau of the 17th CPC Central Committee in their study on religious issues at home and abroad. http://www.wsichina.org/morningchina/archive/20071221.html.
[4] Con la sua storia delle diverse funzioni delle membra del corpo che riportò alla pace dopo la prima guerra di classe registrata nella storia romana nel 494 a.C.
[5] G. Vico La Scienza Nuova edizioni Einaudi, p. 184.
[6] Vico (1668–1744) studia con i gesuiti che a Napoli fondarono intorno al 1724 il primo centro di studi europeo sulla Cina, il Collegio dei cinesi. Egli peraltro fu probabilmente ispirato dalle traduzioni dei gesuiti della storiografia cinese che vedeva la storia come un susseguirsi di cicli dinastici. Infatti Vico parla di cicli e ricicli storici.
[7] Si veda http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-07-27/interview-with-cardinal-pietro-parolin-vatican-s-top-diplomat-moscow-and-beijing-are-the-new-interlocutors-waiting-for-europe-075728.shtml?refresh_ce=1 .
[8] Pan Yue on Huaxia Shibao, 2001 December 15, (Marxist view on religion must keep in step with times).
[9] Si veda http://www.limesonline.com/en/pope-francis-bold-outreach-to-china-is-maybe-starting-to-yield .

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