MARGIN CALL; COSMOPOLIS

Quaderno 3891-3892

pag. 349

Anno 2012

FILM

a cura di V. FANTUZZI MARGIN CALL (Usa, 2011). Regista: J. C. Chandor. Interpreti principali: K. Spacey, P. Bettany, J. Irons, Z. Quinto, P. Badgley, S. Baker, M. McDonnell, D. Moore, S. Tucci.COSMOPOLIS (Francia – Canada, 2012). Regista: DAVID CRONENBERG. Interpreti principali: R. Pattinson, J. Binoche, S. Gadon, P. Giamatti, M. Amalric.Curiosa coincidenza quella che vede apparire simultaneamente sugli schermi italiani due pellicole dedicate al centro propulsore del business americano e non soltanto di quello: la mitica Wall Street, situata nel cuore di Manhattan. Si tratta di Cosmopolis di David Cronenberg e di Margin Call di J. C. Chandor. Entrambi i film mettono in scena il comportamento dei responsabili ai massimi livelli delle grandi banche che hanno sede a New York, nel momento in cui entra in crisi l’intero sistema capitalistico, sul quale si basano. Chandor sceglie la strada di un’indagine analitica su ciò che accade nel corso di una frenetica nottata all’interno di una banca che sta per fallire. Cronenberg abbozza una grande metafora che tende a situare la vicenda, anch’essa fallimentare, di un giovane banchiere nell’ambito di un più ampio contesto esistenziale.Una panoramica mozzafiato su Wall Street e i suoi paraggi ottenuta dalla terrazza di un grattacielo, con angolazione dall’alto e obiettivo fish-eye, introduce Margin Call. L’intera azione del film si svolge negli uffici di una banca di investimenti che non è mai nominata, ma nella quale non è difficile riconoscere la Lehman Brothers, colpita da una crisi improvvisa e irreversibile nel settembre del 2008. Si parte con una scena relativa al licenziamento brutale, anche se mascherato da ipocriti sorrisi, di alcuni impiegati in esubero. Non è che il preludio della catastrofe che sta per arrivare.Non usciremo da lì fino al giorno successivo, quando verrà lanciato il «si salvi chi può». Vendere i titoli tossici prima che il panico si diffonda e la voragine travolga l’intera banca. In questa specie di huis clos si dibattono i personaggi, interpretati da eccellenti attori. Nel corso di una nottata trascorsa tra pareti di vetro e acciaio, mentre si susseguono riunioni tempestose e scontri che assomigliano a duelli all’ultimo sangue, ci si accorge che nessuno tra gli esseri umani è in grado di resistere all’onnipotenza del denaro, salvo constatare alle prime luci dell’alba che ciascuno di essi, dal più basso al più elevato nella scala gerarchica, non è che burattino privo di una effettiva personalità, vittima di un gioco crudele al termine del quale il burattinaio si dissolve come nuvola di fumo.Ispirato a un romanzo di Don DeLillo, Cosmopolis narra l’ultima giornata di vita di un giovane magnate della finanza, Eric Packer (Robert Pattinson), che da Wall Street si reca alla non lontana 47a strada per farsi aggiustare il taglio dei capelli dal suo barbiere di fiducia. Lo fa servendosi di una super attrezzata e silenziosa limousine, all’interno della quale il film si svolge per la quasi totalità della durata. Il traffico in città è bloccato perché è in visita il Presidente degli Usa e sono in corso manifestazioni di protesta da parte degli aderenti al movimento Occupy Wall Street, che pretendono di rappresentare il 99% della popolazione mondiale, mentre Packer, secondo l’impostazione simbolica del film, rappresenta il rimanente 1%. La sua magnifica limousine ne risulterà ammaccata e imbrattata di scritte e vernici colorate come i muri della più squallida periferia.Cronenberg affida a Packer il compito ingrato di rappresentare, lui da solo, tutte le caratteristiche negative del sistema capitalistico. Il capitalismo gli permette di essere enormemente ricco, di comprare tutto quello che vuole (oggetti e persone). Il capitalismo dice che il solo scopo dell’uomo consiste nell’accumulare denaro senza preoccuparsi di quello che fa. Packer esprime lo «spirito del tempo», quello che si respira nell’aria e condiziona la vita di coloro che si muovono e agiscono nell’ambiente dove lui si trova immerso. Sa come si fa a fare i soldi, ma allo stesso tempo è la dimostrazione vivente che per fare i soldi non è necessario né essere colti, né essere intelligenti. Basta avere una certa abilità nell’approfittare, senza scrupoli, delle possibilità che ti sono offerte. Quanto agli altri, lui non ne sa nulla. Non conosce gli uomini e, in ultima analisi, non conosce nemmeno se stesso. Cronenberg lo osserva con distacco. È evidente che lo considera un immaturo e, per questa via, riesce a convogliare su di lui, se non un moto di simpatia, almeno un senso di pietà.

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