foto: flickr/steci86

LA «CROCIFISSIONE» DI GUTTUSO AL QUIRINALE

Quaderno 3999

pag. 290 - 297

Anno 2017

Volume I

ABSTRACT – Allestita nel palazzo del Quirinale con il titolo «Guttuso, inquietudine di un realismo», la mostra, che propone una trentina di opere di ispirazione religiosa eseguite dal pittore siciliano tra il 1938 e il 1986, ha al centro la famosa Crocifissione, 2 metri x 2.

«Dovrò dipingere un quadro su commissione, 2 metri x 2: la Crocifissione — scriveva Renato Guttuso in una nota di diario dell’ottobre 1940 —. Questo è tempo di guerre, gas, forche, decapitazioni. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come una scena di oggi».

Questa opera suscitò proteste da parte delle autorità ecclesiastiche quando, nel 1942, fu presentata per la prima volta al pubblico in occasione della IV edizione del Premio Bergamo. In un articolo apparso sul quotidiano La Repubblica nel 1985, Guttuso dirà: «La mia ispirazione era religiosa. Ho dipinto quel quadro con animo Religioso».

La pietra dello scandalo derivava dalla posizione delle tre croci. Ma ciò che disturbava i benpensanti era soprattutto la nudità delle pie donne.

Bisogna tuttavia riconoscere che, al di là delle minacce di scomunica, anche dentro le mura del Vaticano c’era chi la pensava diversamente. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti. Lentamente si fece strada una più approfondita conoscenza della figura e dell’opera di Renato Guttuso. Nel ricucire lo strappo tra gli uomini di Chiesa e l’arte moderna, molto ha contribuito Paolo VI, il quale, con l’aiuto di mons. Pasquale Macchi, suo segretario particolare, ha accolto nei Musei Vaticani opere di artisti contemporanei. La frequentazione di mons. Macchi apre la strada ad altri prelati, che entrano in contatto con Guttuso. Il card. Angelini diventa un assiduo frequentatore del cenacolo domenicale che si teneva nello studio del pittore. A lui Guttuso chiederà di celebrare una Messa nella sua casa poche settimane prima della morte. Angelini scrive parole che contraddicono in pieno, a 60 anni di distanza, quelle vergate dalle autorità ecclesiastiche nel 1942. Eccole: «Va detto chiaramente che in quella circostanza gli uomini di Chiesa sbagliarono».

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