DALLA SICILIA ALLA CINA

L’avventura di Prospero Intorcetta (1625-1696)

Antonio Spadaro - Carmelo Capizzi

Quaderno 4018

pag. 378 - 389

Anno 2017

Volume IV

18 novembre 2017

ABSTRACT – Il 22 febbraio scorso, a Pechino, il capo di Stato cinese Xi Jinping ha incontrato il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. In quell’occasione, il Presidente cinese ha ricordato che «l’amicizia tra Cina e Italia ha radici profonde nel tempo», e in particolare ha menzionato Prospero Intorcetta, che «partì dalla Sicilia alla volta della Cina, e di seguito portò il “Giusto Mezzo”, uno dei Quattro Libri classici del canone confuciano, in Europa». Chi è dunque questo gesuita siciliano, citato da Xi Jinping e ricordato solennemente in Cina?

Nato a Piazza Armerina, in Sicilia, nel 1625, il sedicenne Prospero viene mandato dai genitori a Catania per studiarvi giurisprudenza. Ben presto però lascia la città etnea e si reca a Messina per farsi accogliere nell’Ordine dei gesuiti e poi farsi destinare alle missioni lontane. Finiti gli studi, Prospero ottiene di partire per la Cina, dove giunge nel 1659.

Nell’ottobre del 1666 p. Intorcetta fu scelto dai suoi confratelli per recarsi a Roma come procuratore della missione in Cina. In quell’occasione, presentò a Propaganda Fide, alcuni scritti tra cui la sua Compendiosa narrazione dello stato della Missione cinese, che raccontava la storia della missione in Cina dal 1581 al 1669. Nel 1688, nonostante le lusinghiere manifestazioni di stima e di rispetto offertegli dall’imperatore Kangxi, le autorità locali scatenarono contro p. Intorcetta l’ultima delle quattro persecuzioni che egli dovette subire nei suoi circa 41 anni di soggiorno in Cina. Ma grazia alla sua lucidità nel difendersi e al suo coraggio, auella vicenda politico-religiosa sfociò nell’emanazione di un decreto imperiale del 20 marzo 1692, giudicato «il più favorevole mai apparso [in Cina] nei confronti della religione cristiana». Intorcetta muore poi il 3 ottobre 1696.

Come italiano del XVII secolo, come gesuita e missionario in Cina, come attore di spicco in quel dramma dell’inculturazione cristiana quale fu la «Questione dei riti cinesi», come mediatore tra il pensiero cinese e quello europeo e infine come uomo di una solida spiritualità cristiana, p. Prospero è ancora tutto da scoprire. Certo, prima che le opere di Confucio venissero tradotte, l’Europa conosceva in generale qualcosa sulla Cina e sui cinesi, grazie a Matteo Ricci. Ma l’inizio della conoscenza del patrimonio letterario-filosofico lo si deve a p. Intorcetta, il quale ci ha offerto la traduzione latina, dal cinese, di una parte fondamentale della civiltà cinese. Dopo la sua opera, gli studi sinologici hanno avuto un forte impulso, e ci sono state altre traduzioni di Confucio nelle principali lingue europee.

********

FROM SICILY TO CHINA. THE ADVENTURE OF PROSPERO INTORCETTA (1625-1696)

On 22 February, in Beijing, the Chinese Head of State, Xi Jinping met the President of the Italian Republic, Sergio Mattarella. On the occasion, the Chinese President recalled that «friendship between China and Italy had deep roots in time», and in particular he mentioned Prospero Intorcetta, who «departed from Sicily to China, and later brought the “Doctrine of the Mean”, one of the four Classical books of Confucian canon in Europe». Who is this Sicilian Jesuit, cited by Xi Jinping and solemnly remembered in China? To Intorcetta is due the knowledge of Confucius’ thinking and doctrine in Europe. After his work, the sinological studies received strong impetus.

Per leggere l’articolo integrale, acquista il quaderno 4018.

Acquista il Quaderno

In the soul of China

I am happy to be here this evening to present a volume that is the fruit of the whole workshop of the journal La Civiltà Cattolica, one of the oldest journals in the world. I recall that our journal has already published...