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Il Vangelo della Domenica

«Videro il bambino con Maria sua madre: e, prostrati, lo adorarono»

Giancarlo Pani

5 Gennaio 2026

Antonio Vivarini e Giovanni D'Alemagna, Adorazione dei Magi.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2,1-12).

In Oriente l’Epifania è la festa solenne del Natale: Gesù si manifesta a tutti gli uomini, anche a coloro che non fanno parte del popolo eletto. I magi rappresentano i pagani e, tra questi, ci siamo anche noi. Forse sta qui la ragione della fortuna della festa anche in Occidente. In ogni caso, è una celebrazione che da sempre ha colpito la pietà popolare.

Lo si vede dagli arricchimenti che sono nati attorno ai «magi». Sono diventati «re» forse su indicazione di Is 60,1-3 e del Sal 72,10. È la prima lettura dell’Epifania. La gloria del Signore splende su Gerusalemme: «Alzati, rivestiti di luce, perché la gloria del Signore viene su di te. […] I re cammineranno allo splendore del tuo sorgere. […] Uno stuolo di cammelli ti invaderà, tutti verranno da Saba portando oro e incenso». Sono tre poiché portano oro, incenso e mirra: doni che profumano di mistero. La tradizione li ha spiegati come omaggio a Gesù: la mirra perché è uomo, l’incenso perché Dio, l’oro perché re. Ai magi sono stati dati anche i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre: si sa che anticamente questi nomi venivano scritti sulle porte delle case, come segno di benedizione e protezione per la famiglia e per gli animali.

Ma il mistero più grande forse sono proprio loro, i «magi». Il termine, in Persia, indica uno che appartiene alla casta sacerdotale. Più tardi, nell’ellenismo, denota gli scienziati, i filosofi e gli astrologi. Filone indica come «mago» il profeta pagano Balaam (cfr Nm 23,7). È certo che sono dei sapienti che studiano le stelle e si accorgono di una nuova stella che è nata. Guardano la volta celeste, si stupiscono delle sue meraviglie, cercano di comprenderle. Ci insegnano a contemplare la bellezza del cielo, a considerarla (in latino: cum-sidera, stare con le stelle). Sono persone che rappresentano la scienza, l’astronomia, la cultura: il Signore è venuto anche per loro.

Gli antichi pensavano che ognuno di noi avesse la sua stella, che nasceva con noi e si spegneva con noi: occorreva riconoscerla, guardarla, contemplarla, seguirla. Essa ci indica la nostra vocazione: essere luce, aiuto, sostegno per i fratelli.

I magi giungono a Gerusalemme dopo un lungo cammino, giorni e giorni di viaggio e di sacrifici, di impegno. Imparano a rinunciare a se stessi, alle proprie esigenze, per conoscere «dov’è nato il re dei Giudei». Non è una domanda politicamente corretta, posta ad Erode, tanto da farlo turbare. Tuttavia egli convoca gli scribi, che danno la risposta giusta. Ma non si muovono; non credono; sono perplessi. «Fatemi sapere!» dice Erode incredulo…

I magi si rimettono in cammino e sono pieni di una grandissima gioia quando rivedono la stella. Trovato il bambino con la madre, gli aprono il loro cuore e i loro tesori. Hanno realizzato il desiderio della loro vita. Adorano il bambino e ritornano felici, ma «per un’altra via». Hanno trovato colui che è salvezza per chi ha fede. È la rivelazione di Paolo agli Efesini: «Tutte le genti sono chiamate in Cristo ad essere partecipi del Vangelo» (Ef 3,6).

«Videro il bambino con Maria sua madre: e, prostrati, lo adorarono»

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.

5 Gennaio 2026


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